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Ghiaie di Bonate, il caso verso una svolta storica: si potrà venerare la “Madonna della Famiglia”

Il decreto di "non consta" resterà in vigore, ma la Chiesa, 72 anni dopo i fatti, darà l'ok per venerare la "Vergine della Famiglia"

Sta per trovare un epilogo, 72 anni dopo, la vicenda delle presunte apparizioni mariane alle Ghiaie di Bonate.

Una soluzione che metterà tutti d’accordo – fedeli, devoti, Curia di Bergamo e Vaticano -, arrivata proprio per seppellire veleni e accuse che in 72 anni si sono susseguiti senza trovare vie d’uscita. Fino ad oggi, appunto.

Il decreto di “non consta” (che non conferma la veridicità delle miracolose apparizioni e nemmeno le nega, lasciando il giudizio in sospeso) resterà in vigore, nessuno metterà mano su quanto deciso da monsignor Adriano Bernareggi nel 1948, ma quello delle Ghiaie di Bonate potrebbe diventare un luogo di culto vero e proprio, nel quale venerare la “Madonna della Famiglia”. Peraltro incontrando un Tema delicato e di grande attualità.

Basta litigi, basta divisioni: a 72 anni di distanza dalle presunte tredici apparizioni della Vergine alla piccola Adelaide Roncalli (all’epoca dei fatti la veggente aveva 7 anni) alle Ghiaie di Bonate si potrà pregare con il benestare della Chiesa.

A generica

Nei giorni scorsi si era persino parlato di riaprire il caso, coinvolgendo anche il Vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi, al quale saranno recapitate le firme raccolte dall’associazione “Ghiaie44” per “far sì che la Curia di Bergamo possa far luce sulla vicenda, analizzandola nuovamente dopo il primo, affrettato verdetto dato nel 1948”.

Nulla di tutto questo verrà fatto: monsignor Beschi non può, infatti, cambiare il destino delle cose dal momento che il decreto di “non consta” potrebbe essere modificato solamente ed esclusivamente di fronte a documenti o testimoni nuovi che possano cambiare drasticamente la descrizione dei fatti. Cosa che, in questo caso, non è avvenuta.

A generica

L’esigenza di trovare una soluzione a questa vicenda, però, esiste da tempo e la Curia di Bergamo non ha mai fatto nulla per nasconderlo.

Non è un caso, infatti, se il parroco delle Ghiaie di Bonate, don Marco Milesi, si sia esposto in prima persona parlando al programma “Indagini ai confini del sacro” andato in onda sui canali di Tv2000 martedì 17 maggio : “Questa vicenda – ha commentato – è stata fortemente viziata dalla terribile guerra che ai tempi dei fatti era in atto. Oggi, per fortuna, quella guerra non c’è più e l’opportunità di rileggere il caso di Ghiaie in una maniera più pacifica ci può essere, con la pazienza tipica del tempo e della voglia di rimettersi in gioco”.

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Quella delle Ghiaie di Bonate è una vicenda ancora oggi ricca di misteri e parti poco chiare. La diocesi, come detto, nel 1948 si espresse con la formula “non constat de supernaturalitate” che, di fatto, sospende il giudizio, non confermando la veridicità delle apparizioni, ma neppure negandole.

Eppure, dopo oltre settant’anni, la devozione alla Madonna delle Ghiaie, non solo non si è affievolita, ma è addirittura incrementata: le orazioni e le processioni intorno alla cappella delle Ghiaie di Bonate non sono mai finite. E dal 1997 arrivano a pregare nel paesino dell’Isola bergamasca persino gli ortodossi.

Ora, tutta questa incredibile vicenda sembra destinata a trovare una soluzione che metterà tutti d’accordo. Con buona pace della veggente Adelaide Roncalli, morta nel luglio del 2014 senza aver saputo l’ultimo parere della Chiesa.

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