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“Vivere alla Grande”, il film denuncia sul gioco d’azzardo a Zogno

​Proiezione a Zogno per "Vivere alla Grande", il film denuncia sul gioco d'azzardo. Il documentario di Fabio Leli, presentato al Milano Film Festival e al Festival di Locarno, sarà al cinema Trieste venerdì 20 maggio alle 20.30. Ingresso gratuito.

Il documentario sull’invasione del gioco d’azzardo in Italia, che ha avuto le prestigiose anteprime al 68° Festival del Film di Locarno e al 20° Milano Film Festival, sarà proiettato in esclusiva venerdì 20 maggio alle 20.30 al Cinema Trieste di Zogno.

gioco d'azzardo

Come nelle precedenti tappe del tour, il regista Fabio Leli sarà presente alla proiezione per rispondere alle domande sul film e alle curiosità del pubblico su un tema, come quello del gioco d’azzardo legalizzato, che sta modificando le abitudini e il modo di vivere di tanti cittadini italiani.

Vivere alla Grande analizza e documenta, in maniera spietata, la piaga sociale del gioco d’azzardo, il disfacimento progressivo della società italiana (famiglie, anziani e nuove generazioni), le gravi responsabilità della classe politica, il potenziale criminogeno collegato al settore, le lobby affaristiche, le patologie connesse, la pubblicità ingannevole, l’omertà dei media, le collusioni con la criminalità organizzata e la solitaria battaglia contro il gioco d’azzardo, combattuta da pochi coraggiosi.

Definito da Repubblica “una ricognizione minuziosa e mai vista prima di un problema sociale che ha molti versanti oscuri”, il film torna in Lombardia dopo le proiezioni in Trentino, Emilia Romagna, Marche, Veneto, Campania, Toscana, Puglia, Sicilia, Piemonte e Abruzzo.

Un’occasione imperdibile per porre l’attenzione su un fenomeno senza controllo che sta distruggendo tante famiglie italiane e generando diseconomia e malessere sociale. Evento organizzato in collaborazione con Comunità Montana Valle Brembana, Regione Lombardia, Comune di Zogno, Cooperativa Sociale In Cammino. L’ingresso al cinema è gratuito fino ad esaurimento posti.

IL REGISTA FABIO LELI
“Parlare di gioco d’azzardo nel 2015 potrebbe risultare “di moda”, dato che ultimamente si ascoltano voci giornalistiche gridare allo scandalo in tv. Ma il tema viene trattato allo stesso modo con cui i mass media trattano qualsiasi altro argomento, ovvero con distacco, puntando all’audience più che all’informazione. Parlano di numeri, di quanto l’azzardo legale frutti allo Stato o alle aziende che lo gestiscono, di quanti giocatori si ammalano di “ludopatia” (un termine giornalistico che fa ribrezzo, perché l’aspetto ludico qui non c’entra proprio nulla) o magari mandando in tv l’incappucciato condannato davanti ad un muro, a raccontare quanti soldi ha buttato via al gioco, quando dietro magari si nascondono molto più che semplici cifre di denaro.

Ma soprattutto dov’erano quegli stessi giornalisti, quando già nel 2009 la crisi attanagliava la popolazione italiana, la quale iniziava già da allora a riversarsi in modo maniacale nelle tabaccherie, nelle sale bingo o davanti alle slot machine? Appoggiati a quei muri ho visto anziani, disoccupati, pensionate, ragazzini che sarebbero dovuti essere a scuola, ma anche giovani madri con figli a seguito. Insomma persone comuni che utilizzavano il loro tempo in questo modo. All’inizio non badavo tanto alla quantità di soldi che spendevano, quanto più all’enorme mole di tempo che impiegavano in quell’attività.

Tempo rubato alle loro vite. Mi chiedevo se non avessero di meglio da fare, mi chiedevo chissà cosa avrebbero potuto realizzare nella loro vita, se solo avessero dedicato tutto quel tempo, quella passione, quegli sforzi in un’attività costruttiva e di comune utilità per la società. E di conseguenza quante altre persone avrebbero potuto beneficiare di quegli sforzi e di quel tempo invece malauguratamente buttato via a rincorrere un’ipotetica vincita di denaro.
Ho osservato queste persone per due anni, e ne trovavo sempre di più. Ma è nel 2011 che un episodio che ho ritenuto agghiacciante, e che ritengo tuttora tale, ha modificato completamente il mio modo di vedere il fenomeno dell’azzardo legale, lecito e quasi venerato dallo Stato. La vigilia di Natale c’è il classico scambio di regali tra amici e parenti. In quell’anno e in quel Natale una signora, un’amica di famiglia, decise di regalare una busta misteriosa ad una ragazzina di 16 anni.

La ragazzina aprì curiosa la busta e al suo interno ci trovò cinque Gratta & Vinci da 10 Euro, pronti per essere grattati assieme alla signora, la quale pregò la ragazzina di farlo subito, attraverso un determinato rito che la stessa perseguiva. La tristezza di quel momento fu per me causa di mobilitazione. Scoprire cosa stava succedendo alla società italiana diventò un’urgenza che ormai vedevo, sentivo e vivevo troppo spesso e in troppe situazioni di “vita sociale”, che a stento poteva ormai essere definita tale. Sentivo che questa storia aveva bisogno di essere raccontata perché, proprio le persone che con il gioco d’azzardo di Stato hanno rovinato la propria vita, a un certo punto iniziarono a chiedermelo. Avevano voglia di urlare, di testimoniare, di scoprire se le colpe fossero esclusivamente attribuibili a loro o se magari qualcuno aveva incentivato la loro tragedia personale. Ma soprattutto avevano voglia di aiutare chi magari sarebbe potuto cadere nei loro stessi errori. E non avrebbero mai voluto farlo attraverso i numeri che sentiamo ai telegiornali, ma raccontando le loro storie. Perché i numeri si dimenticano in fretta, una storia che emoziona e
tocca sentimenti comuni a ognuno di noi, resta più impressa nella memoria collettiva”.

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