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Sette anni senza contratto: la scuola in sciopero venerdì con presidio a Bergamo

Per sollecitare l’apertura del confronto sul rinnovo del Contratto nazionale di lavoro, atteso da 7 anni, sul riconoscimento del ruolo del personale Ata e la cancellazione dei tagli e delle limitazioni alle supplenze.

Venerdì 20 maggio sciopero nazionale della scuola proclamato da Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal. A Bergamo il personale docente, educativo, i dipendenti amministrativi, tecnici e ausiliari Ata e il personale dell’Area V Dirigenza svolgeranno un presidio davanti alla Prefettura, in via Torquato Tasso, dalle 9.

“Ci incontriamo per sollecitare, anche con una conferenza stampa e la richiesta di colloquio col Prefetto, l’apertura del confronto sul rinnovo del Contratto nazionale di lavoro, atteso da 7 anni, sul riconoscimento del ruolo del personale Ata e la cancellazione dei tagli e delle limitazioni alle supplenze, per rivendicare il superamento del precariato storico in attuazione della sentenza della Corte europea e la cancellazione di norme che hanno realizzato interventi disorganici ed estemporanei per via legislativa, con particolare riguardo ai punti più controversi della legge 107 (ambiti territoriali e “chiamata diretta”, bonus, ecc.)” hanno spiegato Elena Bernardini per la Flc Cgil, Silvana Milione di Cisl Scuola, Giuseppe Mandurrino per Uil Scuola e Loris Colombo di Snals.

Il 20 maggio scioperano anche i lavoratori di Università, enti di ricerca e Afam: la Flc Cgil e la Uil Rua (non la Cisl) hanno proclamato la mobilitazione nazionale di tutto il personale che lavora nei diversi atenei, negli enti di ricerca e nell’Alta Formazione Artistica e Musicale.

“La situazione di questi settori, anch’essi privi di contratto da oltre 7 anni, con una crisi decennale di finanziamenti, un esplosivo problema di precariato e il mancato turn-over, ha bisogno di soluzioni immediate” aggiungono i rappresentanti di Flc Cgil e Uil Rua. “L’Università ha perso quasi un miliardo di finanziamenti pubblici, ha visto ridursi del 25% in pochi anni le immatricolazioni e ha perduto circa il 20% del proprio organico complessivo. Per gli Enti Pubblici di Ricerca, poi, serve un investimento strutturale che non può essere sostituito dal sostegno a eccellenze vere o presunte, costruite magari con finanziamenti mirati. L’Afam, infine, mortificata da una riforma che dopo 17 anni ancora non vede il traguardo, rivendica l’allineamento al sistema universitario, la stabilizzazione dei precari, l’emanazione dei regolamenti per il reclutamento, lo sviluppo e la programmazione del sistema artistico, musicale coreutico, la statizzazione degli ex istituti musicali pareggiati”.

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