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Mano sul sedere della collega, assolto dal giudice: “Non è violenza sessuale”

Un autotrasportatore 44enne bergamasco, dopo essere stato licenziato (insieme alla donna) dall'azienda di Lallio in cui lavorava, è finito a processo con la pesante accusa

Una mano sul sedere di una collega è costata cara a un autotrasportatore 44enne bergamasco. Dopo essere stato licenziato (insieme alla donna) dall’azienda di Lallio in cui lavorava, è finito a processo con l’accusa di violenza sessuale, ma alla fine è stato assolto dal giudice.

L’episodio risale al 16 ottobre 2014. Quel giorno il titolare della ditta di autotrasporti aveva chiesto al suo dipendente di dare un passaggio a casa con il suo furgone alla collega, una 48enne bergamasca, separata dal marito.

Secondo quanto raccontato dalla donna nella denuncia, dopo averle aperto la portiera, l’uomo le avrebbe dato una pacca sul sedere.

Una versione però ritrattata in un successivo interrogatorio, nel quale la donna aveva spiegato che forse l’uomo la stava solo aiutando a salire sul mezzo e che le aveva sfiorato un gluteo.

Ma non solo, perché una volta a bordo del mezzo, avrebbe cercato di portarla vicino a sé prendendola per un polso, ricevendo in tutta risposta un morso al braccio e qualche insulto.

Il 44enne, celibe, è finito a processo con l’accusa di violenza sessuale, difeso dall’avvocato Antonino Ennio Andronico.

Al termine del dibattimento, svolto con rito abbreviato martedì 17 maggio, il giudice per l’udienza preliminare Ciro Iacomino ha assolto con formula piena l’autotrasportatore perché il fatto non sussiste. Secondo il giudice, quella mano dell’uomo sul sedere della collega non può essere considerata violenza sessuale.

Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Gianluigi Dettori (in aula era presente il sostituto procuratore Davide Palmieri), aveva riportato anche una serie di battute un po’ spinte che il 44enne aveva rivolto alla donna, ma che il giudice non ha considerato rilevanti ai fini processuali. Anche alla luce di un’indagine svolta dal legale dell’imputato, che ha evidenziato come in quell’azienda scherzi di quel genere sono all’ordine del giorno tra colleghi.

Per il 44enne e la 48enne rimane comunque la beffa di essere stati licenziati in tronco subito dopo la denuncia di quest’ultima per l’episodio.

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