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Nicola, bergamasco in pista per il Consiglio nazionale degli studenti universitari

Nicola Rodeschini, 22 anni, iscritto al terzo anno della facoltà di giurisprudenza all'Università degli studi di Bergamo. Impegnato da un paio d'anni con Uni+, partecipa alla tornata elettorale come indipendente nell'Unione degli universitari.

C’è anche un bergamasco tra i candidati in corsa alle elezioni del nuovo consiglio nazionale degli studenti universitari. Si tratta di Nicola Rodeschini, 22 anni, iscritto al terzo anno della facoltà di giurisprudenza all’Università degli studi di Bergamo. Impegnato da un paio d’anni con Uni+, partecipa alla tornata elettorale come indipendente nell’Unione degli universitari.

Le votazioni si tengono in concomitanza con il rinnovo degli organi di rappresentanza studenteschi in molti atenei: si vota mercoledì 18 maggio dalle 9 alle 19 e giovedì 19 dalle 9 alle 14 alla sede di Sant’Agostino (aula 2); Caniana (aula 5); Dalmine (aula 22 edificio B) e Salvecchio (aula 1).

Per saperne di più, abbiamo intervistato Nicola Rodeschini.

Si vota per il rinnovo delle rappresentanze studentesche. Di cosa si tratta?

Per noi che abbiamo deciso di dedicare tempo alla nostra università, il momento delle elezioni è un appuntamento che aspettiamo con trepidazione e a cui dedichiamo moltissime energie. È il momento nel quale il lavoro svolto all’interno dell’Ateneo viene valutato dai nostri colleghi. Perché la rappresentanza è la voce degli studenti. Quest’anno le elezioni interne sono in concomitanza con le elezioni per il CNSU: il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Si tratta di un organo consultivo di rappresentanza degli studenti all’interno del ministero dell’istruzione: formula pareri e proposte inerenti a tematiche che interessano il sistema universitario.

Tra i candidati al consiglio nazionale ci sei anche tu. Che cosa ti ha spinto a impegnarti?

È stato un lavoro di squadra come tutto quello che Uni+ ha fatto in questi anni di rappresentanza. La lista mi ha chiesto disponibilità per la candidatura e io, grato della fiducia che mi è stata riposta, ho accettato con entusiasmo. Bergamo si sta costruendo come una città che punta al meglio e la sua università è la base da cui il meglio deve partire; lo studio e la ricerca sono la base del cambiamento e della ripartenza. A me piacerebbe portare il contributo di tutte le realtà piccole come la nostra, in particolare quelle del nord ovest, che spesso vengono oscurate dai grandi atenei milanesi. In queste realtà vi sono grandissime risorse fondamentali per il nostro Paese. Valorizzare le università significa dare energia nuova alle città in cui queste vivono e in cui sono radicate.

Quali sono i “punti forti” del mondo universitario?

Il mondo universitario è forte per quello che rappresenta, esso è infatti il luogo della crescita, della ricerca, del pensiero, dello studio, della cultura. L’università è il futuro. Per questo non vi possono essere solo lezioni frontali, ma deve esserci dialogo e confronto. In un’università di medie dimensioni come la nostra questa è sicuramente una delle più grandi potenzialità.

E le criticità?

La prima è rappresentata dalle risorse: con riferimento ai Paesi OCSE, in Italia si investe troppo poco nell’istruzione e l’università è vista principalmente come centro di costo da tagliare piuttosto che come volano per la crescita. Siamo uno dei Paesi con il minor numero di studenti beneficiari di borse di studio e nonostante questo spesso non vi sono sufficienti risorse per coprirle tutte. Le residenze universitarie sono poche e generalmente non adatte, come molte altre infrastrutture: troppo spesso alle università, e di conseguenza agli studenti, viene chiesto di “adattarsi”. Questa condizione di ristrettezza sul fronte pubblico non ha nessun effetto compensativo, sono infatti pochi i privati che scelgono di investire nel mondo della ricerca. Tutti sintomi di una scarsa fiducia nella nostra generazione e di un certo egoismo di chi ci ha preceduti.

Quali sono gli obiettivi che ritieni prioritari?

Innanzitutto eliminare la figura degli idonei alla borsa di studio a cui non viene assegnata a causa di fondi limitati stanziati dalle amministrazioni: si tratta di un’ingiustizia in tipico stile italiano. Bisognerà trovare il modo di rilanciare gli investimenti e in particolar modo quelli privati studiando meccanismi, come il credito d’imposta, che possano agevolare questo processo. È necessario poi trovare il modo di superare il conflitto tra merito e diritto allo studio: si tratta di due pilastri fondamentali. La mancanza di anche solo uno di questi determinerebbe il crollo dell’intero sistema. Ancor più importante è il cambio di mentalità rispetto a come viene visto il mondo universitario dall’esterno e rispetto a come viene gestito all’interno: nel primo caso serve ridare il giusto valore all’istruzione, nel secondo, serve il coraggio di cambiare e di innovarsi per poter essere davvero competitivi e al servizio di noi studenti. Serve coraggio.

Per concludere, quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?

Voglio impegnare ogni energia per portare anche a livello nazionale un’idea di rappresentanza attiva e partecipata, che sappia essere al passo con i tempi e al servizio degli studenti, per cercare di migliorare la nostra università.

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