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Giorgia e la sindrome di Down che sembra scomparsa: “Ora i medici la chiamano miracolata”

Paola è una ragazza di 27 anni residente a Osio Sotto che un anno e due mesi fa ha dato alla luce Giorgia: “Le hanno diagnosticato la sindrome di Down ma oggi i tratti somatici tipici della malattia sono quasi del tutto scomparsi”.

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La diagnosi fatta quando ancora Giorgia stava comoda nella pancia di sua mamma Paola era: sindrome di Down. Solamente tre parole, pronunciate da un infermiere dell’ospedale di San Donà di Piave, capaci però di destabilizzare una ragazza che, a 26 anni, si apprestava a diventare mamma per la prima volta. Tre parole che per un attimo le hanno fatto mancare la terra sotto i piedi e minato le stesse certezze che l’avevano portata alla decisione di diventare genitore.

Oggi Giorgia, nata il 17 marzo 2015, ha un anno e due mesi e i medici parlano di miglioramenti notevoli, quasi “miracolosi”: tra dieci mesi, al compimento del secondo anno di età, si sottoporrà a una nuova mappatura cromosomica per capire se si tratti effettivamente di una forma lieve di sindrome di Down o di “mosaicismo” ma ad oggi il suo caso rarissimo è ancora avvolto nel mistero.

Per capire meglio la storia di Giorgia occorre fare tanti passi all’indietro, quasi tutti all’interno degli ospedali di Bergamo, Gorgonzola, Monza, Milano, Ponte San Pietro e Jesolo: proprio in Veneto si posiziona l’inizio della vicenda quando Paola Maffeis, oggi 27enne residente a Osio Sotto, scopre di essere incinta.

Giorgia

Dai test “di rito” Giorgia sembra essere sempre una bambina in salute e questa è la prima rassicurazione che i medici fanno alla mamma: nessuna anomalia riscontrata, solo quelle tre parole dette da un infermiere che le consigliava un nuovo screen.

“Nessuno fino al momento della nascita mi aveva preparata al grandissimo cambio di vita che mi aspettava – racconta Paola – Dopo il parto, però, i medici hanno iniziato a dirmi che c’era un’anomalia cardiaca e che i tratti del viso facevano pensare che fosse affetta da sindrome di Down”.

Dopo quelle parole seguirono dieci giorni di inferno per Paola che, ammette, ha subito uno shock: “Tutte le neomamme potevano guardare, abbracciare e accarezzare i propri bambini mentre io ero costretta ad aspettare i risultati dei test e a stare lontana da lei”.

Giorgia

Una lontananza durissima, un periodo difficilissimo in cui Paola ha perso chili e capelli ma che si è interrotto all’improvviso quando finalmente ha potuto abbracciare sua figlia e innamorarsi dei suoi occhi: “Lì è iniziata la mia nuova vita – racconta con la voce che d’improvviso da tremolante si fa piena ed emozionata – Giorgia è una bimba dalle mille risorse, ha un quoziente intellettivo più alto dei bambini con la sindrome di Down e sempre in continuo miglioramento, ha organi sani, è più ‘lunga’ rispetto ai bimbi sindromatici”.

Che fine abbiano fatto quei tratti tipici della sindrome di Down così marcati al momento della nascita, Paola non se lo sa spiegare: fatto sta che i miglioramenti di Giorgia hanno spinto la commissione dei medici che la segue a rivalutare la sua situazione e a rifare la mappatura cromosomica: “Ora la chiamano miracolata: chi lo sa cosa le sarà successo ma io vedo in lei cambiamenti fantastici. Sono felicissima di aver fatto questa scelta, di aver voluto dare a tutti i costi la vita a mia figlia: credo che in questo sia stato decisivo l’insegnamento dei miei fantastici genitori Tiziana e Angelo e il mio grazie va sia alla mia splendida famiglia che alla pediatra Anna Sorge di Ciserano, una persona davvero speciale che mi ha accompagnato e continua ad accompagnarmi in questo percorso. Un grande grazie anche al mio fidanzato Michele, che è il mio amore e la mia vita: senza di lui e Giorgia mi sentirei vuota, sono le mie ragioni di vita”.

Giorgia

Più guarda negli occhioni di sua figlia e più Paola è convinta della sua scelta: “Mi piacerebbe parlare a tutte quelle ragazze che hanno talmente paura che vorrebbero interrompere la gravidanza, magari per divertirsi ancora un po’:  vorrei dire a loro che c’è sempre una speranza, di non spaventarsi di fronte a nulla e che una vita nelle braccia vale molto di più di un mojito in un locale. Ma vorrei parlare anche a tutte quelle mamme di bimbi speciali come me che piangono ogni giorno e invece dovrebbero vivere, vivere e ancora vivere per riempire d’amore i propri figli perchè nulla accade per caso, è il nostro destino: bello o brutto che sia, facile o difficile, dobbiamo esserne felici. La vita poi ti può mettere di fronte a un miracolo da un giorno all’altro”.

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