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Saita: “Diaconato per le donne? Polverone inutile, nella nostra Chiesa è out”

Silvana Santisi Saita, consigliera regionale per la Lega Nord, interviene su quella che è stata considerata nei giorni scorsi un'apertura di Papa Francesco alle donne diacono.

Silvana Santisi Saita, consigliera regionale per la Lega Nord, interviene su quella che è stata considerata nei giorni scorsi un’apertura di Papa Francesco alle donne diacono.

Donne diacono? Nonostante la spinta innovatrice su diversi temi portata avanti da Papa Francesco in questi ultimi mesi, il tema del diaconato “vero” alle donne resterà ancora una volta un argomento di riflessione del gruppo di studio.

Nella Chiesa il sacerdozio per tradizione, per simbologia nuziale (Cristo sposo e capo della Chiesa) è ruolo dell’uomo. Resta poi fermo il “No” di Papa Giovanni Paolo II nella brevissima lettera “Ordinatio sacerdotalis” e la risposta data da Papa Francesco di ritorno da Rio a un giornalista: “La Chiesa ha parlato e ha detto: No”.

Oggi, a mio parere, si è alzato un polverone inutile. Quello del riconoscimento di ruoli alla donna nella Chiesa e nel mondo è un cammino lento, faticoso, ma inarrestabile. La donna ha conquistato spazi autorevoli nella società e anche nella Chiesa possiede carismi particolari che le permettono di espletare un ottimo servizio senza ambire al Diaconato vero.

silvana saita

Nell’antichità le diaconesse, vergini o vedove, avevano un ruolo di mero servizio, per esempio accompagnavano le donne al battesimo per “pudore” si dice. Poi già negli anni ’70 molte Chiese nel mondo ammettono le donne al sacerdozio e Papa Paolo VI affida alla Congregazione per la Dottrina della Fede lo studio e la stesura di un documento ufficiale. Non ho mai avuto la possibilità di leggerlo.

Negli anni ’90, dopo l’apertura dell’Inghilterra al sacerdozio femminile, si creano aspettative e arriva lo stop di Papa Giovanni Paolo II.

Dunque nella nostra Chiesa il sacerdozio per le donne è out e quindi anche il “Diaconato” che è il primo passo.

Il Papa “buono”, oggi Santo, nella “Pacem in Terris” considerò segno dei tempi l’ingresso della donna nella vita pubblica. E Paolo VI convocò, per la prima volta in duemila anni, 15 donne come auditrici al Concilio Ecumenico: qualcuno approvò e qualcuno si scandalizzò.

Karol Wojtyla è stato poi il Papa che più di tutti ha lodato il “genio” delle donne. Ci ha dedicato nel 1998 la lettera apostolica “Mulieris dignitatem” e nella “Lettera a voi donne” nel 1995, scrive:”Si ponga davvero nel dovuto rilievo il genio delle donne” e ancora “lei che ancor più dell’uomo vede l’uomo perché lo vede con il cuore”.

Documenti di grande apertura e interesse che ho letto più volte. Sono convinta infatti che accanto a una grande varietà di carismi deve pure esistere una certa varietà di ministeri, dunque anche le donne, proprio perché “donne” possono fare molte cose nella Chiesa senza rinunciare alla propria femminilità e partecipando a pieno titolo alla missione della salvezza.

Vorrei infine esprimere alcune mie certezze e un auspicio per il futuro.

Le certezze. La costituzione dogmatica “Lumen Gentium” stabilisce che i laici sono strumento di redenzione, luce nel mondo e sale della terra. La Chiesa quindi, prima che gerarchia è “Popolo di Dio”, uomini e donne che partecipano in modo diverso alla missione profetica, sacerdotale e regale di Cristo. Questo, come battezzati, dovremmo ricordarlo tutti.

Personalmente, come donna, ho vissuto nella Chiesa di Bergamo un’esperienza importantissima per la mia crescita spirituale. Dico ancora oggi un profondo grazie a un grande Vescovo, mons. Giulio Oggioni, che mi ha scelta per guidare l’Azione Cattolica diocesana nel lontano 1986. Un’associazione allora numerosissima radicata su tutto il territorio bergamasco al servizio della Chiesa locale. È stata una grande emozione e una intensa gioia perché prima donna chiamata a un ruolo di così grande responsabilità.

L’auspicio. Nella Chiesa potrebbe aprirsi uno spazio alle donne per un diaconato di tipo pastorale, non sacramentale proprio per la carenza di sacerdoti. Inoltre mi aspetto l’accesso sancito ai ministeri minori: lettorato e accolitato di fatto già praticati. E per ultimo anche qualche spazio ai vertici di alcuni dicasteri della Santa Sede. Ne aveva parlato, già nel 95, il teologo Bruno Forte sottolineando che anche il Codice di diritto canonico riconosce la possibilità di affidare alle donne responsabilità pastorali dirette.

Il cammino è ancora lungo, ma abbiamo cuore e testa per esserci e per portare il nostro contributo.

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