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Permessi di soggiorno, Anolf contro il Governo: rincari ingiustificati e procedure farraginose

L’esecutivo non ha adempiuto ai richiami della Corte di Giustizia Europea. Agli uffici Cisl di Bergamo oltre 22.000 contatti e quasi 4.000 pratiche l’anno.

“Invece di diminuire i costi, il Governo li aumenta, non tenendo conto di una sentenza della Corte di Giustizia Europea che invitava, già otto mesi fa, a rivedere norme e tariffe sul permesso di soggiorno. Lo Stato italiano sembra non sentirci”.

Adriano Allieri, responsabile di Anolf Bergamo, la struttura della Cisl che si occupa di migrazione e accoglienza, dipinge un quadro surreale di quanto sta avvenendo nei confronti delle persone presenti in provincia e bisognose del permesso di soggiorno.

“Oltre a pratiche complicate inserite su strutture informatiche farraginose e spesso inutilizzabili, ogni richiedente deve sobbarcarsi il costo di una tassa che la Corte di Giustizia Europea ha definito ingiusta e sproporzionata: 80, 100 o 200 euro che ogni richiedente deve pagare a prescindere dal proprio reddito, ma solo in base alla permanenza richiesta. Su questo, il Governo non è intervenuto. Anzi, ora arriva anche l’aumento dei costi relativi alla stampa del tesserino: l’esborso passa da 27,50 a 30,46 euro. Di conseguenza, chi lo richiede, ne rinnova la durata, aggiorna o ne chiede il duplicato dovrà versare 110,46 euro per permessi di durata inferiore ad un anno. La spesa passa a 130,46 e 230,46 euro, rispettivamente, per permessi di durata fino a due e oltre i due anni. In più, la pratica va spedita tramite Poste Italiane al costo di 30 euro”.

Anolf Bergamo gestisce, per conto di Cisl, oltre 22 mila contatti ogni anno e , in collaborazione con il patronato Inas, dalle 3500 alle 4000 pratiche per permessi di soggiorno e di ricongiungimenti familiari.

“Ogni volta ci troviamo a far fronte a veri e propri muri di gomma burocratici, che impediscono anche agli operatori in prima linea come siamo noi, di compiere al meglio la nostra attività e, soprattutto, di poter offrire un servizio adeguato alle persone che ne hanno il pieno diritto”.
Secondo Anolf Bergamo, le pratiche potrebbero snellirsi e diventare assolutamente più economiche se la parte burocratica fosse gestita dai comuni.
Da tempo l’associazione della Cisl ha lanciato la proposta che i documenti e le “ricerche” necessarie a compilare le pratiche per i permessi di soggiorno siano dati in carico ai paesi da dove parte la richiesta.

“Sono questi gli enti più consoni e veloci – sostiene Allieri – a stabilire congruità e veridicità delle dichiarazioni. Parte del costo oggi sostenuto, e soprattutto la tassa e il costo delle Poste, potrebbe essere dirottato verso le casse comunali, a compensazione del lavoro svolto e, magari, per interventi più puntuali e sentiti nei confronti degli immigrati. Con un impianto telematico opportunamente messo a punto, ai comuni spetterebbe la ricerca sulla residenza, alla questura quella penale e alla direzione del lavoro quella occupazionale. Ognuno farebbe il proprio mestiere e i richiedenti avrebbero risposte più celeri e economiche, e anche il sistema se ne avvantaggerebbe”.

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