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Caso Carona e non solo: “Non pagati i lavoratori Brembo Ski pensano al fallimento”

L'istanza dovrebbe essere presentata con il patrocinio della Cgil proprio in questi giorni.

Il caso Carona, con le dimissioni di parte della maggioranza e della minoranza e la conseguente caduta della Giunta, è la punta di un iceberg in gran parte legato alla situazione della società Brembo Ski.

Una situazione così difficile che i lavoratori sono intenzionati a presentare istanza di fallimento nei confronti della società che gestisce gli impianti di risalita dei Comuni di Carona, Foppolo e Valleve.

Si tratta all’incirca di una cinquantina di persone che lamentano stipendi in arretrato. Nei casi limite, anche da più di un anno. Tra chi siede in biglietteria e chi spiana le piste, solo cinque-sei sarebbero a tempo indeterminato, mentre gli altri vengono impiegati per circa 10 mesi o solo per la stagione.

L’istanza dovrebbe essere presentata con il patrocinio della Cgil proprio in questi giorni. A rappresentare i lavoratori c’è Tobia Perini: “I dipendenti hanno deciso di andare per vie legali poiché l’accordo del 1° marzo 2016, depositato alla Direzione territoriale del lavoro, prevedeva l’impegno della società Brembo Ski a pagare gli arretrati in 10 rate mensili  (da circa 50.000 euro l’una) da versare ogni giorno 15 del mese”.

Di queste rate, però, ne sarebbero state versate soltanto due: “Quella di febbraio e quella di marzo”. Guarda caso, le due in concomitanza dell’apertura della stagione sciistica.

“L’accordo siglato a marzo – continua Perini – stabiliva che in caso di mancato pagamento o di ritardo, l’azienda avrebbe perso il beneficio di rateizzazione dell’importo”. Inoltre, la legge sancisce che non si può dichiarare fallimento quando l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati, risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare, è complessivamente inferiore a 30.000 euro. Ebbene: “Al 31 gennaio 2016, il debito della società Brembo Ski nei confronti dei soli lavoratori ammontava a circa 300.000 euro”.

E ora che succede? “Depositando l’istanza in Tribunale il fallimento non è automatico – chiarisce Perini – poiché la società può sempre fare ricorso, chiedere la desistenza e impegnarsi a trovare le risorse necessarie per ripianare i debiti”.

Risorse che in parte sarebbero dovute rientrare con l’aumento di capitale pari a 560.000 euro (200.000 dei quali, si dice, sarebbero serviti a colmare parte dei debiti con i dipendenti) previsto nell’ultimo bilancio del Comune di Carona: causa del recente ‘terremoto politico’ che ha portato al commissariamento del piccolo paese dell’alta Val Brembana (leggi qui).

Nel caso invece venisse dichiarato il fallimento della società: “I lavoratori, tramite il fondo di garanzia dell’Inps, potrebbero recuperare il Tfr e gli ultimi novanta giorni di lavoro”.

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