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La sua Atalanta piace fino alla fine: sarà così facile dire addio a Reja?

Mercoledì dirigenza e mister si incontreranno, intanto il tecnico ha voluto dimostrare di avere in pugno squadra e spogliatoio fino all'ultimo vincendo su uno dei campi più ostici dell'intera serie A

L’ultimo acuto nerazzurro sembra quasi un messaggio, un assist a favore di Edy Reja. Perché non è certo una squadra in vacanza, l’Atalanta che va a vincere all’ultima giornata sul campo del Genoa, che avrebbe voluto chiudere al decimo posto.

No, assolutamente. Dai baby Gagliardini al solito Gomez, sono tutti sul pezzo, alla conquista della terza vittoria stagionale esterna. Che non conterà nulla o poco, però che soddisfazione: per la squadra, che magari sembrava l’Atalanta-due per via delle facce nuove in campo, eppure anche i nuovi hanno giocato da veterani. E naturalmente la gioia dell’allenatore, che festeggia col botto le sue mille panchine, in attesa di definire il suo futuro, mercoledì col presidente Percassi.

Beh, non sarà facile dire addio al tecnico goriziano, che si prende il gusto in coda di andare a vincere in casa di Gasparini, uno dei papabili per la panchina dell’Atalanta 2016-2017 e nello stesso tempo raggiunge il Torino di Ventura, altro tecnico in testa alle preferenze nella lista dei possibili sostituti di Reja.

Sempre che non ci sia il colpo di scena e il finale della storia, che sembra già scritto, subisca una improvvisa frenata, con la riconferma dell’attuale allenatore. Che negli spogliatoi di Marassi ribadisce: “Per continuare bisogna essere in due”, rimandando all’appuntamento di mercoledì, come conferma il direttore generale Umberto Marino.

In attesa degli eventi, che si chiamino Reja-tris o Prandelli o vattelapesca, godiamoci questa bella Atalanta che non vinceva fuori casa dalla preistoria: 29 novembre 2015, la Roma di Garcia e le reti di Gomez e Denis su rigore all’Olimpico. Prima di allora, il colpaccio a Empoli grazie alla testa di Toloi.

Eppure l’Atalanta di Radunovic, Gagliardini, Conti, Djimsiti, Freuler fa la sua bella figura: diligente, attenta, concentrata, bene sul campo anche di gambe, non solo di testa. Con D’Alessandro e il Papu che sembrano Maxi e Gomez dei bei tempi e corrono e dribblano come due frecce e tirano matti (come faceva Nippo Nappi) i difensori rossoblù, confezionando assist (Gomez) e gol (D’Alessandro). E nemmeno il gol del solito Pavoletti frena la voglia di vincere dei nerazzurri, che prendono anche una traversa su punizione con Borriello prima della zampata di Kurtic, a correggere un tiro dell’immancabile Papu.

Gagliarda è la squadra e Gagliardini supera molto bene il suo primo esame in serie A, come Radunovic che con la sua mole chiude la porta nell’ultima palla-gol per i genoani. Ma soprattutto la testa dei giocatori dimostra di non essere ancora in vacanza: ognuno potrà interpretare che giochino per se stessi o per l’allenatore, di certo Reja dimostra di avere ben in mano la squadra fino alla fine, dando spazio ai giovani ma nello stesso tempo riuscendo a tenere alta la concentrazione. Quello che era stato rinviato al Comunale nel giorno della festa di Bellini, quando lo spazio c’era stato anche per l’altro veterano Raimondi, è stato recuperato all’ultima giornata, con l’esordio in serie A del serbo Boris Radunovic e di un bergamasco che meriterebbe la conferma nella prossima Atalanta (dopo aver fatto la gavetta in B), Roberto Gagliardini.

Da Bellini a Gagliardini, l’Atalanta continua seguendo il suo filone dei gioielli di Zingonia, dei ragazzi cresciuti nel vivaio che arrivano a giocare in prima squadra, in serie A. Perché conta tantissimo esplorare e scoprire il calcio che non conosciamo, con talenti come de Roon che proprio nei giorni scorsi ha firmato un lungo contratto con la società nerazzurra e saremo tutti felici di rivedere qui a Bergamo nella prossima stagione. Assieme ai campioncini di Zingonia, che in A hanno i numeri per sfondare.

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