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Con “La pazza gioia” Virzì conquista Cannes

Commozione e apprezzamento per questa commedia che narra l’amicizia di due donne: Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi) e Donatella (Micaela Ramazzotti).

Titolo: La pazza gioia

Regia: Paolo Virzì

Sceneggiatura: Paolo Virzì e Francesca Archibugi

Interpreti principali: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti

Commedia drammatica, Italia 2016

Dieci minuti di standing ovation salutano il regista Virzì, raggiante, e parte del cast presente in sala, sabato sera al Teatro Croisette, al Festival di Cannes dopo la proiezione del bel film “La pazza gioia”, presentato nella rassegna “Quinzaine des Réalisateurs”.

Commozione e apprezzamento per questa commedia che narra l’amicizia di due donne, lontane per estrazione sociale e per carattere, che si conoscono durante la terapia di recupero in un centro dove vengono mandate in seguito a sentenze di tribunale. Alle spalle vicende penali gravi e un disagio psicologico forte: Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi) è un’altoborghese mitomane e bipolare divenuta complice di un truffatore col quale ha dilapidato una fortuna, Donatella (Micaela Ramazzotti) è una giovane ex cubista, madre single affetta da depressione maggiore, che ha tentato il suicidio coinvolgendo il figlioletto.

Non potrebbero essere più diverse – una logorroica e l’altra taciturna e ombrosa, una elegante e sofisticata l’altra ipertatuata,-  eppure diventano amiche e, complice un imprevisto, si allontanano dall’istituto e vivono un’avventura on the road ricca di colpi di scena.

Il pensiero corre a Thelma e Louise, richiamate iconicamente con la corsa nell’auto scoperta e il foulard che indossa Beatrice, ma qui siamo in Toscana, la storia è ben diversa e c’è una sensibilità di regia e sceneggiatura (in questo Virzì è ottimamente coadiuvato dalla Archibugi) che riesce a restituirci anche con umorismo – ce l’ha insegnato Pirandello che l’umorismo è il “sentimento del contrario” ovvero del tragico – la difficoltà di due anime ferite, l’aridità dei mondi che hanno alle spalle, la complessità del lavoro di recupero da pare degli operatori e dei terapeuti, la partecipazione alla realtà variegata del disagio psichico.

Buonumore e dramma si alternano senza la minima caduta di ritmo, grazie a una sceneggiatura impeccabile, a una regia sicura e alle interpretazioni magistrali da parte delle due attrici protagoniste.

Alla Bruni Tedeschi toccano quest’anno a Cannes parti “sopra le righe”, sia nella pellicola fortemente caricaturale “Ma loute” di Bruno Dumont sia in questo film, e ne esce sempre alla grande. In particolare con la Ramazzotti, la cui finezza di recitazione dona al film un personaggio intenso e delicatissimo, la relazione attoriale è particolarmente feconda.

Con “La pazza gioia” si ride, si sorride, si sta col fato sospeso e ci si commuove, ma soprattutto grazie a Virzì si accede in modo vivo, non solo vivace, a un mondo di tristezza profonda.

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