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“Bergamo capitale jazz, ma può fare di più”

Claudio Angeleri, musicista, e Dario Guerini, fotografo, lanciano una serie di proposte per il futuro del Bergamo Jazz.

Claudio Angeleri e Dario Guerini: due che col jazz hanno molto a che fare e che in queste settimane sono protagonisti di una serie di eventi legati all’International Jazz Day, che è un giorno sì, il 30 Aprile, ma che può durare a lungo….

angeleri guerini

Claudio Angeleri, fondatore e presidente del Centro didattico produzione musica (Cdpm, pianista, organizzatore di eventi tra cui proprio quello che celebra la giornata mondiale del jazz e che ha visto in questo 2016 il concertone con cento artisti, un pubblico entusiasta, uno scambio di vibrazioni, insomma, un happening per quello che è “patrimonio dell’Unesco, la musica più suonata e condivisa al mondo”.

E Dario Guerini, amante delle immagini, degli scatti in bianco e nero, che grazie a questa passione ha incrociato il jazz e che è protagonista fino al 15 maggio di una mostra alla Gamec, una mostra nelle sue grandi linee già proposta vent’anni orsono a New York per celebrare l’esploratore Giovanni Caboto: “I miei naviganti sono i musicisti”, lo cantava Ivano Fossati e l’ha ripreso Guerini omaggiando Caboto a suon di fotografie “musicali”.

Tra i due una sintonia e una convinzione: è stato Paolo Arzano (celebrato in questi giorni un convegno affollato) a dare un tocco speciale al jazz a Bergamo, nella convinzione che esibizioni straordinarie non fanno un festival straordinario se non si coltiva un nuovo pubblico e non si crea un vivaio di musicisti. “Una certezza che col tempo qui si è un po’ perduta – spiega Angeleri – ed è un peccato, perché Bergamo pian piano sta tornando capitale del jazz come dimostrano anche i 1800 studenti alle lezioni/concerto del Cdpm. Ma serve un passo in più”.

Un passo in più che, racconta Guerini, “Torino fa da anni, con un festival che invade dal città, che coinvolge tutta la città, che vive di contaminazioni non solo con altri tipi di musica ma con altri tipi di arte, dal cinema alla gastronomia ….”.

La domanda allora è ovvia: cosa deve fare di più Bergamo? E la risposta è unanime: “Prima di tutto il direttore artistico di un festival jazz non dev’essere un musicista. Ci sono valide eccezioni, e Paolo Fresu (peraltro organizzatore di eventi) lo è, ma in generale non è così. E poi perché dobbiamo puntare su un papa straniero? Fondamentale è il rapporto col territorio: va bene benissimo lo sguardo internazionale, ma con un occhio al locale”.

Angeleri, che sta per lanciare un nuovo disco (Why?), un progetto multimediale con Alberto Nacci ed è reduce, con la big band degli studenti da un concerto al prestigioso Blue Note di Milano, plaude convinto le decisioni orobiche, dell’assessore Nadia Ghisalberti per la prosa e la lirica: “Sono stati scelti due direttori preparati, effervescenti e che conoscono Bergamo (Maria Grazia Panigada e Francesco Micheli). I risultati si vedono: il coinvolgimento della città c’è, i numeri crescono, il successo è già un dato di fatto”.

Nessuna critica al Bergamo Jazz, semmai la voglia di premere sull’acceleratore e collegarlo col territorio: “Sarebbe interessante una commissione di cui facciano parte le eccellenze, e ne abbiamo, basti pensare a Gianluigi Trovesi, ma non solo, le realtà, del jazz a Bergamo per imbastire un progetto che non sia asettico ma viva dentro e con la comunità”.

Il sasso nello stagno del jazz (che a dire il vero è un gran bel lago colorato) è lanciato: attendiamo gli sviluppi.

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