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Ubi Banca, primo trimestre 2016: utile netto 42,1 milioni

Il Consiglio di Gestione di Unione di Banche Italiane Spa (UBI Banca) ha approvato i risultati consolidati del primo trimestre del 2016, che si è chiuso con un utile netto di 42,1 milioni, nonostante l’inclusione della piena contribuzione annuale al Fondo di Risoluzione Unico3 per 21,1 milioni netti, non presente nei 75,9 milioni conseguiti nel primo trimestre del 2015.

Il Consiglio di Gestione di Unione di Banche Italiane Spa (UBI Banca) ha approvato i risultati consolidati del primo trimestre del 2016, che si è chiuso con un utile netto di 42,1 milioni, nonostante l’inclusione della piena contribuzione annuale al Fondo di Risoluzione Unico3 per 21,1 milioni netti, non presente nei 75,9 milioni conseguiti nel primo trimestre del 2015.

Il primo trimestre dell’anno ha evidenziato un significativo numero di punti di forza del Gruppo:
– è stata riconfermata la solidità patrimoniale, con un CET1 del 12,07%, allineato al dato di fine anno 2015 e superiore di 2,82 punti percentuali rispetto al livello minimo richiesto dalla BCE (9,25%). Il CET1 fully loaded risulta pari all’11,73% e superiore all’11,62% registrato a fine anno 2015;
– al netto degli impieghi finanziari con la Cassa Compensazione e Garanzia1, sono saliti leggermente gli impieghi alla clientela ordinaria a 83,5 miliardi dagli 83,4 di fine 2015, riuscendo a più che compensare la naturale discesa del portafoglio in run-off.
– il risparmio gestito complessivo, pari a 49,1 miliardi, è salito dell’1,1% rispetto a dicembre 2015, grazie ai forti flussi in entrata che hanno più che compensato l’effetto performance negativo dei mercati;
– è proseguita la ricomposizione del portafoglio titoli. Nell’ambito delle attività finanziarie nette, complessivamente invariate a 19,7 miliardi di euro rispetto a dicembre 2015, è scesa ulteriormente la componente relativa ai titoli di stato italiani (a 17,7 miliardi da 18,3 a fine 2015);
– i flussi in entrata da crediti performing a crediti deteriorati sono scesi del 40% rispetto a quelli registrati nel 1trim2015 e del 27% rispetto al 4trim2015 (performance che si aggiunge a tre anni consecutivi di calo dei flussi in entrata da bonis a deteriorati);
– gli stock di crediti deteriorati netti sono scesi per il secondo trimestre consecutivo, attestandosi a 9.671 milioni, e sono ulteriormente salite le coperture al 37,8%, inclusi gli stralci, rispetto a dicembre 2015.

In termini economici, il margine d’interesse, pari a 387,6 milioni, ha segnato un incremento dello 0,6% rispetto al 4trim2015, grazie alla buona evoluzione del contributo derivante dall’intermediazione con la clientela, ma risulta in decremento del 10% rispetto al 1trim2015 per effetto della riduzione e ricomposizione del portafoglio titoli e della discesa dei tassi di mercato. Le commissioni nette hanno riconfermato un’evoluzione positiva a 337,1 milioni, segnando una crescita del +2% rispetto al 4trim 2015 e risultando di poco inferiori al 1trim 2015. Dato l’andamento dei mercati, il contributo dell’attività finanziaria si è attestato a 15,7 milioni, inferiore sia al 4trim2015 che al 1trim2015.

Prosegue il forte controllo degli oneri operativi, che, nonostante l’inclusione nel 1trim2016 di circa 32 milioni di contributo annuo al Fondo Risoluzione, non presenti nel 2015, sono saliti di soli 6,3 milioni o dell’1,2% rispetto al 1trim2015, e risultano in forte contrazione rispetto al dato del 4trim2015, che era gravato da elementi straordinari.

Infine, le rettifiche di valore su crediti sono scese a 155,3 milioni, in calo del 36,6% rispetto al 4trim2015 e del 18,3% rispetto al 1trim2015, configurando un costo del credito pari a 74 punti base annualizzati del totale crediti rispetto ai 90 del 1trim2015 e ai 95 per l’intero 2015.

I risultati del 1trim2016 in dettaglio

a) rispetto al 4trim 2015
Il primo trimestre del 2016 si è chiuso con proventi operativi per 772,9 milioni rispetto ai 903,8 milioni del quarto trimestre del 2015, ad esclusivo motivo del decremento del contributo della finanza (-136 milioni), mentre sono risultati in crescita margine d’interesse (+2,4 milioni), commissioni nette (+6,6 milioni) e altri proventi operativi (+4,1 milioni).

Il margine d’interesse, pari a 387,6 milioni, ha mostrato una leggera ripresa rispetto ai 385,2 milioni del trimestre precedente, sostenuto dal contributo della componente legata all’intermediazione con la clientela, salita a 330,8 milioni rispetto ai 324,6 del 4trim2015, grazie alla modesta ripresa degli impieghi a breve termine e alla tenuta della forbice clientela complessiva, attestatasi a 173 punti base (rispetto ai 172 precedenti), nonostante l’ulteriore discesa dei tassi di mercato (l’Euribor a 1 mese è sceso in media trimestrale a -26 punti base dai precedenti -15 punti base). La componente relativa al portafoglio titoli e all’interbancario ha per contro risentito di minori rendimenti, pur in presenza di una stabilità degli investimenti complessivi (19,7 miliardi, nell’ambito dei quali i titoli di stato italiani sono scesi da 18,3 miliardi a 17,7 miliardi, in ottica di diversificazione del portafoglio), attestandosi a 56,7 milioni rispetto ai precedenti 60,5.

Le commissioni nette sono incrementate a 337,1 milioni dai precedenti 330,6, nonostante il significativo ridimensionamento delle commissioni di performance, ridottesi a 2,3 milioni dai precedenti 22,5 milioni, importo che includeva la componente “contro benchmark”, iscritta contabilmente nel solo quarto trimestre dell’anno. Escludendo tali componenti, l’aggregato mostra un progresso di 26,8 milioni, in virtù dell’andamento dei servizi di gestione, intermediazione e consulenza (189,3 milioni complessivi, +31,3 milioni)4 e in particolare del collocamento titoli riconducibile alle Sicav del Gruppo, mentre la componente di commissioni derivante dai servizi bancari ha registrato un modesto calo, anche in virtù della stagionalità che favorisce il dato di fine anno (-4,5 milioni di euro a 145,5 milioni).

Il risultato dell’attività finanziaria, ridottosi a 15,7 milioni dai 151,7 milioni del 4trim2015, riflette nel 1trim2016 l’assenza di componenti straordinarie (mentre erano presenti 82,2 milioni nel 4trim2015 relativi alla parziale cessione di ICBPI) e minori vendite di titoli AFS, essenzialmente titoli di stato italiani (24,6 milioni rispetto 90,7 milioni nel 4trim2015).

Nel primo trimestre dell’anno, gli oneri operativi si sono attestati a 527,6 milioni di euro rispetto ai 633,1 milioni del quarto trimestre del 2015.
Tali oneri includono, nel 1trim2016, 31,9 milioni di contributo ordinario al Fondo Risoluzione, mentre nel 4trim2015 includevano 98,7 milioni di contributi ordinari e straordinari al Fondo Risoluzione e allo Schema di Garanzia dei Depositi.
Al netto di tale contributi, gli oneri operativi sono in diminuzione del 7,2% rispetto all’ultimo trimestre 2015, che peraltro risente sempre di una certa stagionalità.

Nel dettaglio:
– le spese per il personale, pari a 319,8 milioni, sono in diminuzione rispetto ai 322,4 milioni del 4trim2015, essenzialmente per effetto dell’evoluzione degli organici.
In relazione agli Accordi sindacali siglati in data 23 dicembre 2015 e 25 febbraio 2016, risultano uscite dal Gruppo, al 31 marzo 2016, 329 risorse. Si segnala peraltro che, in considerazione del numero eccedente di richieste pervenute, in data 29 aprile è stata definita con le Organizzazioni dei lavoratori una nuova intesa per l’uscita anticipata di ulteriori 14 risorse, rispetto alle 405 degli Accordi sindacali del dicembre 2015/febbraio 2016, con cessazione del rapporto lavorativo a partire dal 31 maggio.
– le altre spese amministrative, pari a 171,8 milioni, si raffrontano con i 272,5 milioni del 4trim2015, ed includono i contributi di cui sopra. Al netto di tali contributi nei due periodi, risulterebbero in riduzione del 19,4%.
– infine, le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali hanno totalizzato 36 milioni, registrando anch’esse una diminuzione di 2,2 milioni rispetto al 4trim2015 per effetto di minori ammortamenti in ambito IT e real estate.

Nel periodo gennaio-marzo 2016 le rettifiche di valore nette per deterioramento crediti sono scese a 155,3 milioni, contro i 245 milioni del quarto trimestre 2015, definendo un costo del credito annualizzato dello 0,74% del totale impieghi netti, contro il 0,95% registrato per l’intero esercizio 2015.
Le rettifiche di valore effettuate hanno portato le coperture complessive dei crediti deteriorati al 28,3% (37,8% inclusi i crediti stralciati), evidenziando un incremento di 0,46 punti percentuali rispetto a fine 2015 e di 0,66 punti percentuali rispetto a fine marzo 2015.

Le imposte sul reddito del periodo dell’operatività corrente sono risultate pari a 34,4 milioni, rispetto ai 33,3 milioni del 4° trimestre 2015, definendo un tax rate del 40,77%, rispetto al precedente 55,49%, che peraltro includeva significativi elementi straordinari.

b) rispetto al 1 trim 2015
Il primo trimestre del 2016 si è chiuso con proventi operativi per 772,9 milioni rispetto agli 866 milioni del primo trimestre del 2015, essenzialmente a motivo del decremento del margine d’interesse e di minori proventi finanziari.

Il margine d’interesse, pari a 387,6 milioni di euro, ha mostrato una diminuzione del 10% anno su anno, riflettendo sia il minor contributo del portafoglio titoli (59,3 milioni rispetto ai precedenti 82,6) a seguito del ridimensionamento e della ricomposizione degli investimenti mobiliari (in particolare -3,9 miliardi di Titoli di Stato italiani), sia un minor flusso di interessi netti da clientela (330,8 milioni rispetto ai precedenti 351,9), essenzialmente dovuto alla riduzione dei tassi di mercato. A fronte di una riduzione dell’Euribor a 1 mese da 0 a -26 punti base, la forbice clientela si è ridotta anno su anno di 13 punti base a 173 punti base.

Le commissioni nette si sono attestate a 337,1 milioni, in lieve diminuzione rispetto ai 341,2 milioni del 1trim2015: sono rimaste invariate a 191,6 milioni le commissioni derivanti dai servizi di investimento, nonostante l’andamento sfavorevole dei mercati, mentre sono risultate in leggera contrazione le commissioni relative ai servizi bancari generali (145,5 milioni rispetto ai 149,6 del 1trim2015), in attesa della conferma di una ripresa più incisiva sull’attività di intermediazione a livello di sistema.

Il risultato della finanza, pari a 15,7 milioni (58 milioni dell’analogo periodo del 2015) è attribuibile come segue:
– per 1,5 milioni all’attività di negoziazione (27,4 milioni nel 1trim2015);
– per 16,5 milioni alla cessione di asset finanziari (28,4 milioni nel 1trim2015);
– per -1,3 milioni alla valutazione delle attività finanziarie al fair value (+5,2 milioni nel 1trim2015);
– le attività di copertura sono state negative per 1 milione (-3 milioni nel 1trim2015).

Nel primo trimestre dell’anno, gli oneri operativi si sono attestati a 527,6 milioni di euro, e risultano in crescita di 6,3 milioni rispetto ai 521,4 del 1trim2015 nonostante l’inclusione del contributo annuo ordinario al Fondo Risoluzione per 31,9 milioni, non presente nel 2015. Al netto di tale contributo, gli oneri operativi sono in diminuzione del 4,9% rispetto al 1trim2015.
Nel dettaglio:
– le spese per il personale, pari a 319,8 milioni, sono in diminuzione rispetto ai 334,9 milioni del 1trim2015, essenzialmente per effetto della riduzione della forza di lavoro media (-372 risorse medie anno su anno).
In relazione agli Accordi sindacali siglati in data 23 dicembre 2015 e 25 febbraio 2016, risultano uscite dal Gruppo, al 31 marzo 2016, 329 risorse. Si segnala peraltro che, in considerazione del numero eccedente di richieste pervenute, in data 29 aprile è stata definita con le Organizzazioni dei lavoratori una nuova intesa per l’uscita anticipata di ulteriori 14 risorse, rispetto alle 405 degli Accordi sindacali del dicembre 2015/febbraio 2016, con cessazione del rapporto lavorativo a partire dal 31 maggio.
– le altre spese amministrative, pari a 171,8 milioni, includono il contributo ordinario annuo al Fondo Risoluzione per 31,9 milioni e si raffrontano ai 147,9 milioni del 1trim2015. Al netto del contributo, risulterebbero anch’esse in riduzione del 5,4%.
– infine, le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali hanno totalizzato 36 milioni, registrando anch’esse una diminuzione di circa 2,5 milioni rispetto al 1trim2015 per effetto di minori ammortamenti in ambito IT e real estate.

Nel periodo gennaio-marzo 2016 le rettifiche di valore nette per deterioramento crediti sono scese a 155,3 milioni, contro i 190,2 milioni del primo trimestre 2015, definendo un costo del credito annualizzato dello 0,74% del totale impieghi netti, contro il precedente 0,90%, e a fronte dello 0,95% registrato per l’intero esercizio 2015.
Le rettifiche di valore effettuate hanno portato le coperture complessive dei crediti deteriorati al 28,3% (37,8% inclusi i crediti stralciati), evidenziando un incremento di 0,66 punti percentuali rispetto a fine marzo 2015 e di 0,46 punti percentuali rispetto a fine 2015.

Le imposte sul reddito del periodo dell’operatività corrente sono risultate pari a 34,4 milioni, rispetto ai 62 milioni del 1° trimestre 2015, definendo un tax rate del 40,77%, rispetto al precedente 41,65%.

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Gli aggregati patrimoniali

Al 31 marzo 2016, gli impieghi verso la clientela ordinaria ammontano a 83,5 miliardi (al netto dell’esposizione verso la Cassa Compensazione e Garanzia di 0,6 miliardi) e risultano in leggera crescita rispetto agli 83,4 miliardi del 31 dicembre 2015 (sempre al netto dell’esposizione verso la CCG, pari a 1,2 miliardi), compensando anche la naturale diminuzione del portafoglio in run off (0,2 miliardi nel trimestre).
All’interno dell’aggregato, risultano in crescita sia i mutui ipotecari e gli altri finanziamenti a medio-lungo termine (+0,6 miliardi) che i conti correnti (+0,2 miliardi), mentre risultano ancora in contrazione gli impieghi delle società prodotto (-0,4 miliardi).

Per quanto riguarda la qualità del credito, lo stock di crediti deteriorati lordi si attesta a fine marzo 2016 a 13.496 milioni (13.434 milioni a dicembre 2015).

A fine marzo 2016, la copertura del totale crediti deteriorati si attesta al 28,34% con un incremento di 46 punti base rispetto a dicembre 2015 e di 66 punti base rispetto a marzo 2015. Includendo i crediti stralciati, la copertura dei crediti deteriorati sale al 37,8% (era il 37,4% a dicembre e marzo 2015).

Lo stock di crediti deteriorati netti ha segnato per il secondo trimestre consecutivo una diminuzione, attestandosi a 9.671 milioni di euro (era 9.689 al 31 dicembre 2015 e 9.872 al 30 settembre 2015).

Nel dettaglio, l’ammontare delle sofferenze nette risulta pari a 4.347 milioni (4.288 milioni a dicembre 2015), con un’incidenza sul totale crediti netti del 5,17%.
La copertura delle sofferenze, in aumento di 33 punti base dalla fine dell’ultimo trimestre 2015, si attesta al 38,97% (rispetto al 38,64% di fine 2015). Includendo i crediti stralciati, la copertura delle sofferenze sale al 52,63% (era il 52,5% a dicembre 2015).

Le inadempienze probabili (cd. “Unlikely to pay”) ammontano in valori netti a 5.071 milioni di euro, in contrazione rispetto ai 5.147 milioni di fine 2015 (la copertura è salita al 17,02% dal 16,71%).

Le posizioni scadute/sconfinanti nette ammontano a 254 milioni, sostanzialmente stabili rispetto a dicembre 2015 (copertura del 3,64% rispetto al 4,88% precedente).

La raccolta diretta da clientela ordinaria, pari a 71,1 miliardi a marzo 2016 rispetto ai 72,5 miliardi dello scorso dicembre, ha evidenziato una ulteriore riduzione dello stock di obbligazioni collocate a suo tempo dalla ex Centrobanca su reti terze, in progressiva scadenza (-1 miliardo). Risultano per contro in continua forte crescita i conti correnti (48,6 miliardi rispetto ai 47,7 a dicembre 2015 e 44,1 a marzo 2015) mentre rallenta il collocamento di obbligazioni sulla clientela del Gruppo (stock a 18,6 miliardi di euro rispetto a 20,2 a dicembre 2015 e 22,9 a marzo 2015) per il maggior interesse della clientela verso forme di investimento più remunerative.
La raccolta indiretta ha conseguentemente fatto registrare forti flussi in entrata per 0,7 miliardi marzo 2016 vs dicembre 2015 e per 2,8 miliardi marzo 2016 vs marzo 2015.
Per effetto della performance negativa dei mercati, che ha influenzato la valutazione degli investimenti, la raccolta indiretta si è attestata a 77,6 miliardi (79,5 a dicembre 2015) così composta: il risparmio gestito in senso stretto si è confermato a 34,1 miliardi (invariato rispetto a fine 2015; i nuovi flussi in entrata hanno compensato l’effetto negativo dei mercati), la raccolta assicurativa è salita a 15 miliardi (+4% rispetto a fine 2015) e la raccolta amministrata si è attestata a 28,5 miliardi (era 31 miliardi a fine 2015).
La raccolta diretta da clientela istituzionale è pari a 18,5 miliardi a marzo 2016, in riduzione rispetto ai 19 miliardi di fine 2015 per effetto della scadenza di Obbligazioni Bancarie Garantite (-0,7 miliardi).

Si riconferma la solidità della posizione di liquidità del Gruppo, con indici (Net Stable Funding Ratio e Liquidity Coverage Ratio) ormai da anni superiori a 1, e uno stock di attività stanziabili complessivamente pari, all’ultimo dato disponibile al 5 maggio 2016, a 27,3 miliardi di euro (di cui 13,1 disponibili), già al netto degli haircut.

L’esposizione del Gruppo verso la BCE consiste in un ammontare totale di 8,1 miliardi di euro di TLTRO, iscritti tra i “Debiti verso Banche” e quindi non inclusi nella raccolta diretta.

A fine marzo 2016, le attività finanziarie nette del Gruppo hanno una consistenza al mark to market di 19,7 miliardi di euro, di cui 17,7 miliardi relativi a titoli di stato italiani: quest’ultimo aggregato risulta in ulteriore diminuzione rispetto al dato di dicembre 2015 (18,3 miliardi) e del marzo 2015 (21,6 miliardi). In valori nominali, i titoli di stato italiani ammontano a 15 miliardi rispetto ai 15,8 di dicembre 2015 e ai 18,4 di marzo 2015.

Al 31 marzo 2016, il patrimonio netto consolidato del Gruppo UBI Banca, incluso il risultato di periodo, si attesta a 9.920 milioni di euro rispetto ai 9.982 milioni di dicembre 2015.
Infine, il Leverage ratio calcolato in base alle indicazioni del Regolamento Delegato UE 2015/62, ammonta “phased in” al 5,99% e “fully loaded” al 5,85%.

In termini di ratio patrimoniali, il CET 1 ratio “phased in” al 31 marzo 2016 si attesta al 12,07% (12,08% al 31.12.2015); il CET1 stimato a regime è pari all’11,73% rispetto all’11,62% di fine 2015.
L’impatto complessivo del contributo al Fondo Atlante, che verrà contabilizzato nel secondo trimestre dell’anno, è allo stato attuale stimato, utilizzando la metodologia “look through”, in circa 13 punti base.
Il Total Capital Ratio “phased in” si attesta 13,87% (13,93% al 31.12.2015). All’inizio del secondo trimestre 2016 è stato emesso un Tier2 istituzionale per 750 milioni, che contribuirà al Total Capital Ratio. Pro-forma per includere tale emissione, il TCR ammonta circa al 14,9%1.

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Al 31 marzo 2016, le risorse umane del Gruppo UBI Banca totalizzavano 17.511 unità (17.716 a dicembre 2015). L’articolazione territoriale a fine periodo risulta invariata rispetto a dicembre 2015 (1.554 sportelli in Italia e 6 all’estero).

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Dichiarazione del Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari

Elisabetta Stegher, quale Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili societari di Unione di Banche Italiane Spa attesta, in conformità a quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 154 bis del “Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria”, che l’informativa contabile contenuta nel presente comunicato corrisponde alle risultanze documentali, ai libri e alle scritture contabili.

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Prevedibile evoluzione della gestione
La lieve crescita del margine d’interesse registrata nel primo trimestre dell’esercizio sarà influenzata nel prosieguo dall’ulteriore ribasso dei tassi di mercato progressivamente verificatosi da inizio anno. Si continuerà a contrastare questo fenomeno attraverso un ulteriore sforzo di sviluppo commerciale.

Si prevede che le commissioni nette nel 2016 possano ancora beneficiare del processo di ricomposizione della raccolta totale a favore del risparmio gestito e, in minor misura, anche della graduale ripresa dei crediti alla clientela.

In un contesto caratterizzato da maggior volatilità dei mercati, prese di beneficio sulle riserve di valutazione positive relative al portafoglio titoli di proprietà dovrebbero permettere di conseguire un risultato in linea con il 2015.

La continua ottimizzazione delle altre spese amministrative e i recenti Accordi Sindacali dovrebbero consentire di contenere gli oneri operativi in linea con il 2015, nonostante l’incremento dei costi relativi alla contribuzione al Fondo di Risoluzione Europeo e al Fondo di Garanzia dei Depositi.

La rischiosità particolarmente bassa del portafoglio in bonis e la prosecuzione della riduzione del flusso di nuovi crediti deteriorati confermano la tendenza verso una strutturale riduzione del costo del credito.

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