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La Cisl avverte: “Rischio anni ’50 per il commercio con diritti e contratti fai da te”

Il sindacato: “Si rischia il ritorno indietro di 60 anni, con l'azzeramento della contrattazione collettiva sia nazionale che aziendale, con ricadute pericolose in termini di diritti, prospettive occupazionali e di spazio al “grigio”.

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La Grande Distribuzione, Ipermercati e Supermercati, a Bergamo, nel primo trimestre 2016, ha aumentato il proprio giro d’affari del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso arco di tempo, gli addetti del commercio in generale son calati dell’1,1%.

Un trend che continua da alcuni anni; infatti fatto 100 il livello occupazionale medio del 2007, Bergamo oggi è a quota 87,8 mentre la Lombardia è al 93,3. Gli stipendi degli addetti della grande distribuzione ed il loro potere d’acquisto, intanto, non sono aumentati ed in qualche caso sono persino diminuiti per effetto delle disdette di accordi collettivi aziendali. Colpa, soprattutto, dell’atteggiamento di Federdistribuzione che, a differenza di altre associazioni imprenditoriali come Confcommercio, non ha firmato il CCNL prima disdettato e scaduto al 31 dicembre 2013. Federdistribuzione, in rappresentanza di alcune grandi aziende del settore (in provincia di Bergamo spiccano Auchan, Carrefour, Esselunga) ha così deciso di “fare tutto da sé”, decidendo in maniera unilaterale “aumenti” del tutto discutibili.

Si rischia il ritorno indietro di 60 anni, con l’azzeramento della contrattazione collettiva sia nazionale che aziendale, con ricadute pericolose in termini di diritti, prospettive occupazionali e di spazio al “grigio”. Le elargizioni che aziende inizieranno a distribuire ai lavoratori al posto del rinnovo del Contratto Nazionale, anche in provincia di Bergamo, non fanno altro che inasprire ulteriormente i toni della discussione sulla definizione del nuovo contratto nazionale di lavoro, già compromesso dalla rottura dei negoziati. Aumenti non contrattati ed assenza di regole stanno caratterizzando il lavoro nel terziario della Grande Distribuzione, dove la presenza del sindacato non viene accolta di buon occhio”.

D’altronde, quello del Commercio in generale è il settore meno sindacalizzato della provincia che, a fronte di circa 30.000 addetti “tessera” poco più del 30% dei lavoratori.

Questa situazione riguarda anche la Grande Distribuzione, che trova praterie a disposizione per stabilire senza contraddittorio regole e “regalie”.

Federdistribuzione – dice Alberto Citerio, segretario generale FISASCAT CISL Bergamo – ha deciso di sua iniziativa di dare a ogni dipendente delle catene affiliate 15 euro di aumento dall’1 maggio 2016. Peccato che questo aumento sia inferiore di 1200 euro complessive nel triennio rispetto al contratto siglato con Confcommercio nel 2015. Ma il problema – continua Citerio – non è solo retributivo. Federdistribuzione mira all’eliminazione del CCNL per sostituirlo con un proprio regolamento interno. Non è difficile immaginare il pericolo di avere meno ferie, meno diritti, maggiore flessibilità su orari e domeniche, meno soldi e tutele per malattie e infortuni”.

Per questo, le sigle sindacali del commercio (oltre a FISASCAT, FILCAMS e UILTUCS) hanno proclamato per il prossimo 28 maggio lo sciopero generale della Grande Distribuzione. “Federdistribuzione – auspica Citerio – torni al tavolo di confronto nell’interesse delle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori della grande distribuzione organizzata che in questi anni, pur in assenza di un contratto nazionale di lavoro, hanno dimostrato con grande forza di volontà e spirito di sacrificio, di voler contribuire alla tenuta del settore certamente provato dalla crisi dei consumi“.

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