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Pubblica amministrazione: Cgil e Cisl chiedono impegni alla politica locale

Mario Gatti e Gian Marco Brumana “La politica locale si faccia carico del cambio culturale e generazionale nella pubblica amministrazione: età media 51 anni, numero dipendenti sotto la media europea, blocco del turn over, contratti scaduti da 7 anni".

Mario Gatti e Gian Marco Brumana, segretari generali delle categoria della Funzione Pubblica di Cisl e Cgil, hanno spedito nei giorni scorsi ai politici, amministratori e consiglieri regionali bergamaschi una lettera per chiedere, all’avvio della campagna elettorale in molti paesi, un cambio di marcia “nell’innovazione, nella produttività, nella qualità del lavoro, con più investimenti nelle competenze che servono”.

Spesso, scrivono i due sindacalisti, “nel recente passato, abbiamo assistito a prese di posizione da parte di politici e amministratori non troppo lusinghiere nei confronti dei pubblici dipendenti e spesso gli organi di informazione hanno messo in rilievo fatti e situazioni estremamente negative per l’immagine del dipendente pubblico. Tuttavia i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno a cuore il loro lavoro e sono i primi ad essere consapevoli dell’importante contributo che quotidianamente offrono erogando servizi, tanto scontati quanto essenziali, alla vita delle comunità locali”.

La gran parte dei pubblici dipendenti, proseguono, “è ben consapevole della necessità che la pubblica amministrazione cambi in modo da fornire un sistema di servizi più avanzati, veloci e attenti alle esigenze di persone e imprese. Per questo come loro rappresentanti chiediamo più innovazione, più produttività, più qualità del lavoro, più investimenti nelle competenze che servono; ma chiediamo anche più formazione, più coinvolgimento nelle scelte di riforma, più rispetto, stipendi dignitosi e un vero ricambio generazionale con l’inserimento nella pubblica amministrazione di giovani istruiti e preparati di cui si sente il bisogno e che, a loro volta, hanno bisogno di lavoro e prospettive”.

“Ci domandiamo, però, quanto potrà reggere l’attuale situazione caratterizzata da anni di blocco del turnover (il blocco delle assunzioni è al momento è pressoché assoluto, in attesa della ricollocazione del personale soprannumerario delle province, e corre il rischio di restare così ancora per molto vista la vigente normativa); da sette anni di assenza del rinnovo dei contratti nazionali; da anni di blocco della contrattazione integrativa”.

L’età media dei pubblici dipendenti ha raggiunto i 51 anni, ed il numero dei dipendenti pubblici è sotto la media degli altri paesi europei, “soprattutto di quelli di cui si decantano i servizi più “avanzati” per la qualità della vita dei cittadini”.

Alcune amministrazioni della nostra provincia sono armai vicine al collasso per l’assenza di personale, in particolare di personale qualificato, mentre è emerso con chiarezza che certe funzioni e certi compiti non possono essere esternalizzati se non mettendo a repentaglio il funzionamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini “amministrati”.

Rinnovare i contratti nazionali e integrativi, secondo Gatti e Brumana, significa “definire insieme nuove regole e nuovi strumenti per far crescere la qualità del lavoro pubblico, investire nelle competenze che servono, migliorare il modo di individuare ed organizzare i servizi, valorizzare le professionalità , lavorare meglio per far spendere meno e dare di più servizi di qualità ai cittadini. Per queste ragioni chiediamo agli amministratori e politici in indirizzo, ognuno per il ruolo che svolge, di favorire il rinnovo dei contratti di lavoro nel pubblico impiego; sostenere l’approvazione di una riforma della pubblica amministrazione il più possibile condivisa e non imposta dall’alto; farsi parte attiva per una vera staffetta generazionale nelle pubbliche amministrazione che ponga fine ai ripetuti blocchi delle assunzioni nel pubblico impiego”.

I lavoratori pubblici, termina la missiva, “sono stanchi di rappresentare la principale fonte di risparmio della spesa pubblica effettuata, peraltro, con tagli lineari che non tengono in nessun conto delle realtà virtuose come la nostra”.

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