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La storia di Gianpaolo Bellini, un calciatore semplice simbolo dell’Atalanta che lotta fotogallery

Ma ve lo immaginate Gianpaolo Bellini che al primo (e ultimo) rigore della sua carriera fa il cucchiaio, come ha osato Luca Toni contro la Juve, anche lui alla partita d’addio al calcio giocato?

Beh, che importa: il Bello spiazza il portiere e fa gol con una fucilata, proprio come gli riusciva ai tempi delle giovanili atalantine, quando non capivano se il suo piede fosse il destro o il sinistro e lui si divertiva a confondere le idee degli allenatori: dieci rigori? Cinque con un piede, altri cinque con un altro. Ma azzardare a fare il cucchiaio, quello poi… proprio sotto la Curva Nord, proprio nel giorno in cui poteva segnare il suo primo gol a Bergamo, sarebbe stato troppo. Un attentato alle coronarie.

Perché già Atalanta-Udinese è stata un bel mix di emozioni, concentrate soprattutto sul capitano, la bandiera dei nerazzurri, il ragazzo semplice figlio del medico condotto di Sarnico, dove una volta (ai tempi dei Bortolotti) l’Atalanta andava in ritiro e trascorreva quasi tutte le vigilie di campionato. Inevitabile che Gianpaolo si innamorasse dei colori nerazzurri, anche se in famiglia tifavano Milan e il suo idolo è poi sempre stato Paolo Maldini.

No, il Bello non poteva essere così spregiudicato da provare il cucchiaio: già gli tremavano le gambe per l’emozione, per l’accoglienza che tutto lo stadio gli aveva riservato, per i cori, i cartelli dedicati al capitano. Roba da andare in campo con i fazzoletti di scorta per le lacrime che i tifosi gli stavano provocando.

Atalanta-Udinese aveva poco da dire, se non la necessità per i friulani di fare punti per evitare guai proprio nei titoli di coda del campionato e mettere al sicuro la salvezza. E in effetti il Panterone Zapata aveva approfittato di un’incertezza di Djimsiti, ancora in rodaggio, per battere Sportiello e complicare il lieto fine. Per una decina di minuti. Perché poi Borrriello riusciva a procurarsi un rigore e allora ecco la sorpresa: vogliamo davvero che la favola vada fino in fondo? E allora ecco tutti intorno al capitano e il pubblico che lo acclama: tira tu, pensaci tu.

Detto e fatto, il Bello segna il gol numero 6 in serie A (il primo nel 2006-2007 in Torino-Atalanta), per festeggiare quel numero 6 che riempie lo stadio, per celebrare il primo gol nel suo stadio e su calcio di rigore. A 36 anni si può anche non aver paura di tirare il calcio di rigore, no? Bellini non fa una piega, trattiene le lacrime e insacca, prima di essere sommerso dai compagni, dalla panchina, da tutti che lo vogliono festeggiare.

E’ la favola della semplicità, del giocatore normale. Bellini uomo dei record: tanto di cappello per le sue 281 presenze atalantine in A come Angeleri, per i 18 anni da professionista che diventano trenta o giù di lì, sempre da atalantino, dalle giovanili con il suo primo maestro Bonifaccio a Edy Reja.

Ma Bellini è uno di noi per i suoi modi, il suo essere antipersonaggio. Uno che se deve parlare di tatuaggi cita quello della moglie, “non sognare la tua vita ma vivi i tuoi sogni”. Lui confessa, con la voce che gli trema per l’emozione, salutando i tifosi: “Ho vissuto un bellissimo sogno, ma i giocatori passano, i tifosi restano. L’Atalanta è vostra”.

Eppure l’Atalanta continuerà la sua favola in serie A anche grazie a uomini come Gianpaolo Bellini che hanno scritto la sua storia, campioni di serietà, di correttezza. Di attaccamento alla maglia, certo, che il Bello avrebbe onorato anche più spesso se tanti infortuni non l’avessero frenato.

Atalanta-Udinese è anche l’ultima (per quest’anno) di Edy Reja, allenatore gentiluomo ma non solo: con lui abbiamo visto bel calcio e un po’ l’Atalanta ci ha anche fatto soffrire, ma in fondo quello è nel dna della squadra, è la sua storia. Reja chiude con il rammarico di non aver superato quota 50 punti, che erano alla portata della squadra e… aspetta di conoscere il finale di questa sua bella storia in nerazzurro. Lo scopriremo dopo Genova.

Tornando a Bellini, ha ricordato e dedicato commosso il suo addio al calcio alla mamma, nel giorno della sua festa. L’8 maggio coincideva anche con il compleanno di Franco Baresi: altro numero 6, che il Milan ha tolto e messo in bacheca, anche se a Bergamo il ricordo è amaro per quel rigore-sgarbo nella Coppa Italia del 1990. Non proprio da campione di fairplay, come ci piace invece ricordare il “nostro” Gianpaolo Bellini.

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