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Asilo “Eleonora Cantamessa”, commossa la mamma: lei rivivrà in questi bimbi foto

Venerdì 6 maggio si è svolta la cerimonia di intitolazione dell'istituto di via Zuera a alla dottoressa, proprio di Trescore, investita e uccisa l'otto settembre 2013

“Eleonora Cantamessa, medico, Medaglia d’Oro al Valor Civile, esempio di umanità, accoglienza e dedizione fino all’estremo sacrificio”. E’ la frase incisa sulla targa apposta di fronte alla scuola materna di Trescore Balneario.

Venerdì 6 maggio si è svolta la cerimonia di intitolazione dell’istituto di via Zuera a alla dottoressa, proprio di Trescore, investita e uccisa l’otto settembre 2013 mentre stava prestando soccorso a un giovane indiano coinvolto in una rissa, fratello dell’investitore.

Presenti i genitori della dottoressa, Francesco e Mariella Armati, il sindaco di Trescore, Donatella Colombi, il dirigente scolastico della Materna, Raffaella Chiodini, il deputato Giovanni Sanga e il consigliere regionale Mario Barboni. Oltre a tutti i piccoli alunni, le loro maestre e le loro mamme.

“Tra le tante cerimonie in ricordo della mia Eleonora a cui ho preso parte, questa è quella che mi ha colpito di più – le parole della mamma Mariella, visibilmente commessa – . Questo è lo scenario più adatto per rendere omaggio a mia figlia, eli che ha sempre avuto una grande passione per la vita e soprattutto per i bambini. Il suo gesto eroico deve essere da esempio per tutti noi, per impegnarci sempre di più a favore degli altri”.

Nel frattempo lo scorso 18 marzo scorso è stata confermata anche in Appello a Brescia la condanna e ventitré anni e 20 giorni di carcere per Vicky Vicky, l’indiano di 25 anni che investì e uccise la dottoressa e il proprio fratello Baldev Kumar nel 2013 a Chiuduno.

Giampaolo Zorzi, procuratore generale di Brescia, che ha definito la dottoressa “Un’eroina dei giorni nostri”, aveva chiesto un aumento della pena a 25 anni, un mese e 20 giorni. Benedetto Maria Bonomo, avvocato di Vicky Vicky, aveva invece invocato l’assoluzione.

Alla fine la Corte ha confermato la condanna inflitta in primo grado dalla corte d’Assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja nella sentenza di mercoledì 25 marzo 2015.

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