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Tecnologia nel manifatturiero: gli insegnanti a scuola dagli imprenditori:

Indeva e Interseals protagoniste degli ultimi due incontri dello stage per gli insegnanti su “Smart Manufacturing e Lean Production” promosso da Confindustria Bergamo: “Anche in aula la sfida al cambiamento”.

Dal rocchetto di legno, simbolo dell’industria tessile, alla meccatronica più spinta e all’industria 4.0. Per i docenti che partecipano alla IX edizione dello stage promosso dai Giovani Imprenditori di Confindustria Bergamo la visita alla Indeva, del Gruppo Scaglia, a Brembilla, ha permesso di abbracciare tutta l’evoluzione dell’industria bergamasca, cresciuta sulle lavorazioni tessili e che si confronta oggi da protagonista con le più raffinate evoluzioni della “Fabbrica intelligente”.

Un passato lunghissimo e dove non mancano i colpi di scena e i cambi repentini di rotta, tratteggiato a grandi linee dall’amministratore delegato di Scaglia Indeva Stefano Scaglia, a partire dal 1838, data di fondazione del primo nucleo industriale, fino all’attuale ramificazione in Indeva, Scaglia, Sit, Sit automation e Elatech. Una realtà che complessivamente dà lavoro a 850 persone ed è attiva in tre principali aree di attività: gli accessori per l’industria tessile, i componenti per la trasmissione di potenza e i manipolatori industriali ed esporta il 70 per cento della produzione.

Tutto questo nato in una valle dalla orografia ostile, dove il gruppo è impegnato a mantenere vivo “l’ecosistema”, contrastando lo spopolamento anche con un costante affiancamento alle scuole del territorio e con il sostegno alla vita culturale. “I giovani – ha sottolineato Stefano Scaglia – sono per noi la linfa vitale, il nostro futuro. Destiniamo costantemente risorse e persone per seguire i vari progetti aperti, da ‘Adotta una classe’ agli stage all’estero. Attualmente non è facile reperire nuove leve specializzate sull’automazione”.

Per Stefano Scaglia prima ancora delle competenze tecniche, che sono almeno in parte recuperabili in seguito e devono essere comunque costantemente aggiornate, sono però essenziali il possesso di valori etici e umani, la curiosità e la capacità analitica. Ingredienti di un buon bagaglio formativo sono poi la lingua inglese, la disponibilità agli spostamenti e una forma mentale aperta all’apprendimento continuo. 

“La manifattura – ha ribadito – è il principale driver di sviluppo del nostro territorio e di tutto il paese. Bergamo è un polo molto importante e dimostra di essere attrezzato alle nuove sfide anche grazie a positive realtà di ricerca come il Consorzio Intellimech”.

Una significativa attività è svolta anche da Afil, Associazione fabbrica intelligente Lombardia, di cui Stefano Scaglia è presidente, un cluster che promuove dialogo, scambi di competenze e progetti concreti di supporto alla ricerca e all’innovazione tecnologica per il settore manifatturiero al fine di sostenere la competitività e cercare di orientare gli ingenti finanziamenti europei.

“L’industria 4.0 è già una realtà – ha sottolineato – ma la sua evoluzione è sempre più rapida. Oggi assistiamo a una convergenza fra mondo consumer e mondo industriale, ad una spinta sempre più forte verso l’interconnessione e la digitalizzazione in ogni ambito. La sfida forse più importante è forse quella dei robot collaborativi che cambieranno radicalmente il mondo di lavorare in azienda e sui quali l’Unione Europea sta investendo molto ”.

Gli insegnanti sono stati accompagnati alla scoperta dei manipolatori industriali intelligenti a controllo elettronico Indeva, che consentono all’operatore la manipolazione manuale dei carichi, come se l’impianto fosse un’estensione del braccio umano e contribuiscono significativamente ad aumentare la produttività, ridurre il costo relativo a prodotti danneggiati e a minimizzare le lesioni agli operatori e le malattie professionali, e dei veicoli a guida automatica, una soluzione efficace per la movimentazione senza sprechi di tempo di materiali dal magazzino alle linee di assemblaggio e di produzione.

L’impatto delle tecnologie sul lavoro del futuro è stato delineato da Mauro Sampellegrini, area innovazione di Confindustria Bergamo, durante l’incontro conclusivo dello stage che ha definito i principi dell’economia circolare, un modello che pone al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci sono prodotti di scarto e in cui le materie vengono costantemente riutilizzate e che è una delle principali strategie europee, fornendo anche esempi di materiali altamente innovativi fra cui il grafene, materiale simbolo del XXI secolo.

La capacità delle aziende di cavalcare l’innovazione è stata evidenziata da Matteo Vavassori, di Interseals, che produce guarnizioni ed è riuscita ad aggiudicarsi il Progetto Z-factor, approvato dalla Commissione Europea, con ingenti finanziamenti per realizzare, tramite una combinazione hardware/software, un sistema che permette la creazione di prodotti in elastomero senza difetti. L’azienda, 85 dipendenti, opera per i settori automotive, sanitario e industriale e può contare su un proprio laboratorio di ricerca e sviluppo e dal 2008 ha avviato, unica nel distretto della gomma, un servizio per i trattamenti lubrificanti delle guarnizioni, a cui si rivolgono anche i concorrenti. Fra le novità l’apertura nel novembre scorso dello stampaggio del silicone liquido. “L’industria 4.0 – ha spiegato Matteo Vavassori – ci spinge già oggi su nuovi fronti come la simulazione sul pezzo a computer senza prove e la simulazione del comportamento della materia prima nello stampo. Obiettivo per il prossimo futuro è anche quello della prototipazione rapida”.

Un invito è infine arrivato da Clelia Valle, vice-presidente Giovani Imprenditori di Confindustria Bergamo, per una scuola 4.0 caratterizzata da team interfunzionali, l’abbattimento degli sprechi, la visione dello studente come cliente con al centro i suoi bisogni, l’apprendimento continuo, l’attenzione al mondo digitale e ai social media.

Rossana Pecchi

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