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Nando dalla Chiesa: basta stereotipi, conosciamo la mafia per combatterla, è tra noi

Affollatissimo l'incontro organizzato dall’associazione culturale Il Testimone, dal Circolo Baradello e dalla neonata “Alia Progetto cultura” all’auditorium delle scuole elementari di Clusone.

Per combattere efficacemente un nemico bisogna conoscerlo bene, per combattere efficacemente la mafia bisogna uscire dalle rappresentazioni stereotipate che spesso ce ne danno anche i cosiddetti “esperti”, alle quali crediamo perché questo ci esonera dall’impegno di contrastarla con un quotidiano impegno civile.

Questo il messaggio lanciato da Nando dalla Chiesa martedì sera durante l’affollatissimo incontro organizzato dall’associazione culturale Il Testimone, dal Circolo Baradello e dalla neonata “Alia Progetto cultura” all’auditorium delle scuole elementari di Clusone.

“La mafia di oggi non è composta da superuomini laureati che parlano inglese, girano per il mondo e prendono le loro decisioni ai piani alti della City, bensì da persone che stanno tra noi, nei bar e nei ristoranti sotto casa: ne basta un piccolo gruppo per sottomettere un paese intero con la sola forza dell’intimidazione, come succede da decenni in tanti piccoli centri del Milanese e della Brianza, dove ogni due giorni si verifica un incendio a scopo intimidatorio”.

Dalla Chiesa ha sintetizzato la documentatissima e scrupolosa anatomia di questo potere che colonizza le regioni del Nord contenuta nel suo ultimo libro, “Passaggio a Nord, la colonizzazione mafiosa”, ed. Gruppo Abele, mentre Federica Cabras ha illustrato la penetrazione delle organizzazione mafiosa, ‘ndrangheta in primis, nella Sanità Lombarda, settore economico chiave in quanto rappresenta il 70% della spesa regionale nonché fonte non solo di profitti, ma anche serbatoio di voti, di favori reciproci, di impunità e di certezza di potersi curare, all’occorrenza, presso le cliniche mediche più prestigiose.

Una storia che viene da lontano, quella della mafia al Nord, tenuta colpevolmente assente sia dai libri di scuola che da gran parte del dibattito pubblico insieme ai fattori che hanno aiutato decisivamente questa realtà a crescere tra noi, sia perché in grado di allearsi proficuamente coi poteri locali, sia perché i tempi sociali, culturali ed istituzionali di contrasto sono intollerabilmente lenti rispetto alla velocità con cui le mafie capiscono, decidono, conquistano ed avanzano.

Introdotto brevemente da Vincenzo Servillo, responsabile di Alia e da Giovanni Cominelli, presidente de Il Testimone, che ne hanno sottolineato il lungo percorso di studio e di impegno civile, Nando dalla Chiesa ho poi risposto alle numerose domande del pubblico, sottolineando che l’ascesa della mafia, nella provincia di Bergamo come altrove, si può combattere solo se lo Stato e la società civile non rinunciano alla loro dignità ed al loro impegno, lottando soprattutto contro l’indifferenza e l’ignoranza. Perché, ha concluso, “contribuire agli esiti del conflitto civile che vede contrapporsi Stato di diritto e poteri criminali è una speranza che si rinnova, nella convinzione che la conoscenza sia la materia prima per costruire un futuro diverso”.

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