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Docenti di religione precari e senza concorso da 12 anni: la riscossa parte da Bergamo

Gli insegnanti di religione chiedono un nuovo concorso: l'ultimo fu nel 2004, accessibile solo a chi avesse alle spalle già quattro anni di servizio.

Colmare un vuoto lungo 12 anni e ristabilire pari diritti al fianco di pari doveri: la riscossa dei docenti di religione parte da Bergamo e sotto la spinta dello Snadir, sindacato nazionale autonomo degli insegnanti di religione.

Lo Snadir rappresenta circa il 30% degli insegnanti di religione della provincia di Bergamo, circa 120 su 400 cattedre totali, mentre in Italia è al 34%, con 9mila docenti circa sui 26mila complessivi: una voce quindi non marginale in questa partita ferma al palo ormai dal 2004.

In quell’anno ci fu l’ultimo concorso per docenti di religione ed era accessibile solamente a chi alle spalle aveva già maturato almeno quattro anni di servizio: “Vogliamo sapere se finalmente nel 2016 sarà indetto un nuovo concorso – commenta il segretario provinciale e regionale Giuseppe Favilla – o quantomeno se ci sia nell’aria una data possibile, qualcuno parla del 2017, ma come Organizzazione Sindacale chiediamo fortemente che avvenga subito. Crediamo che sia giusto, dopo tutti questi anni, che il Ministero indica un nuovo concorso, prima della fine dell’anno scolastico 2015/2016 e quindi bandito entro luglio in modo tale che, trattandosi di una procedura concorsuale abbastanza semplice, a gennaio i vincitori possano già essere assunti a tempo indeterminato”.

L’attuale situazione di precarietà non fa ovviamente dormire sogni tranquilli agli insegnanti che, nei rispettivi Istituti, oltre ad insegnare ricoprono anche ruoli di rilievo:Spesso sono vicari o collaboratori del dirigente scolastico, referenti di progetti – continua Favilla – E sono determinanti nei consigli di classe, partecipando alla valutazione periodica degli alunni a parità degli altri insegnanti”.

“A ciò si aggiunga che la cosiddetta riforma della Buona Scuola esclude l’insegnante di religione dall’organico dell’autonomia – conclude Favilla – E’ penalizzante e umiliante. Chiediamo semplicemente che ci vengano riconosciuti diritti a livello professionale e non solo doveri: gli insegnanti di religione meritano futuro e certezze al pari degli altri docenti e ruoli a tempo indeterminato”.

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