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L’omicidio stradale rischia di chiamare in causa Anas e Comuni per mancata manutenzione

Dopo il via libera al reato dell'omicidio stradale, il ministero dell'Interno ha inviato a Prefetture, Questure, Carabinieri, Polizia e Finanza una circolare che riguarda in particolare le responsabilità dei gestori delle strade.

Dopo il via libera al reato dell’omicidio stradale, il ministero dell’Interno ha inviato a Prefetture, Questure, Carabinieri, Polizia e Finanza una circolare che riguarda in particolare  le responsabilità dei gestori delle strade (e anche costruttori dei veicoli).

Eccone alcuni stralci (riportati in un dettagliato articolo dal Fatto Quotidiano) che mostrano come dirigenti Anas e sindaci rischino di essere incriminati per la mancata manutenzione di strade su cui avvengono incidenti con vittime.

“La fattispecie generica di omicidio colposo è quella commessa con violazione delle norme sulla circolazione stradale la cui pena rimane la reclusione da due a sette anni… Il reato ricorre in tutti i casi di omicidio che si sono consumati sulle strade… anche se il responsabile non è un conducente di veicolo. Infatti, le norme del Codice della strada disciplinano anche comportamenti posti a tutela della sicurezza stradale relativi alla manutenzione e costruzione delle strade e dei veicoli”.

Il riferimento della circolare ministeriale è all’articolo 14 del Codice della strada, quello che individua “poteri e compiti degli enti proprietari delle strade”. Articolo che dice: “Gli enti proprietari, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono:

a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi

b) al controllo tecnico della efficienza delle strade e relative pertinenze

c) alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta”.

Gli enti proprietari delle strade sono lo Stato, le Regioni, i Comuni e in via derivata anche le società pubbliche e private che dallo Stato hanno avuto in concessione le autostrade assumendo per contratto su di sé gli oneri di manutenzione e l’obbligo di tenere i percorsi efficienti e sicuri.

Le novità introdotte dalla nuova legge sull’omicidio stradale combinate con ciò che prevede il Codice della strada significano una cosa precisa: per non incorrere in guai giudiziari molto seri che prevedono perfino l’arresto, tutti i soggetti investiti dall’obbligo di curare al meglio le strade (oltre che i costruttori di auto) dovranno intensificare i loro interventi per evitare di incappare nell’accusa di omicidio colposo in caso di incidenti gravi avvenuti per i difetti evidenti delle strade o resi più gravi dalle carenze delle strade stesse.

Tradotto in casi concreti questo vuol dire per esempio che soprattutto l’Anas, l’azienda pubblica che ha in gestione 25mila chilometri di statali, sarà costretta anche in forza di legge a voltare il più in fretta possibile pagina rispetto alla gestione precedente.

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