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Miro Radici: treno per Orio, investimento che l’aeroporto dovrebbe fare video

Miro Radici, presidente di Sacbo, la società che gestisce l'aeroporto di Bergamo parla degli sviluppi dello scalo di Orio al Serio. E di Ubi, Italcementi, Dhl.

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Miro Radici è un uomo di poche parole. E quelle poche sono ben calibrate. Il resto è azione. Imprenditoriale, s’intende. “Ho fatto l’imprenditore per tutta la vita e continuo a farlo. Tutte le esperienza contengono una parte interessante, se mi diverto la faccio”.

Il lavoro visto da Miro Radici è divertimento, inteso come passione, curiosità, sfida. Non poco a ridosso del Primo Maggio, la festa dei lavoratori.

“Ho fatto molte cose nella vita – ammette -. Questa esperienza dell’aeroporto è l’esperienza più entusiasmante della mia vita insieme alla nuova rsa del Gleno, a Carisma, che ho curato, seguito, realizzato fin dai primi passi. L’aeroporto fa parte di una delle avventure imprenditoriali, con una matrice industriale curiosa. Negli ultimi otto anni le altre aziende hanno avuto problemi perché il panorama economico mondiale è cambiato. Sacbo è un’azienda di servizi che è cresciuta. Il settore dei low-cost non ha avuto crisi, si è confrontato con la crescita e ha curato quella vocazione di fare le cose bene: riuscendoci”.

Il futuro di Sacbo è in una fusione con Sea? Non teme che Bergamo perda il suo aeroporto?

“Sacbo gestisce un aeroporto che è tra i primi a livello nazionale. È cresciuto e crescerà. Pongo solamente una condizione e lancio un appello a quanti vogliano entrare nel dibattito: non si facciano più i discorsi di quartieri. Stiamo parlando di una società che cresce e che deve avere un giusto orizzonte”.

A che punto siamo con le trattative per la fusione con Sea?

“Abbiamo iniziato i colloqui. Abbiamo stabilito degli step, che abbiamo rispettato al munito. Poi Milano si è trovata di fronte alle elezioni e il sindaco Pisapia ha ritenuto opportuno attendere che la nuova amministrazione che si insedierà a Palazzo Marino continui il percorso”.

Ha avuto contatti con i due candidati sindaci più accreditati a guidare Milano, Sala e Parisi?

“No. Nessun contatto con entrambi. Mi auguro solamente che le trattative non vadano per le lunghe”.

Per Milano è un vantaggio aggregarsi con l’aeroporto di Bergamo?

“Credo che per Milano sia un’opportunità più unica che rara”.

E per Bergamo?
“Anche. Qui si tratta di crescere e per entrambi questa fusione è una grande opportunità”

Bergamo non perde qualcosa?
“Partiamo dal presupposto che una delle condizioni fondamentali che poniamo è che Bergamo salvaguardi l’autonomia della gestione. Orio è cresciuta ed è stata elogiata anche dal patron di Ryanair che l’ha definito l’aeroporto più efficiente, proprio perché ci sono competenze che hanno reso questa azienda di servizi un esempio virtuoso da osservare e studiare”.

Anche se c’è chi teme che Bergamo perda il controllo di Orio.
“C’è chi avanza il timore che tutto finisca come con la Bas e Bergamo alla fine non conti nulla. Non sarà così se tutti i soci che compongono Sacbo decidono di restare della partita e di sostenere l’operazione”.

Nulla da temere sulla fusione quindi?

“In economia bisogna avere fantasia e creatività per creare una nuova società. Se tutti i bergamaschi tengono le azioni, Milano mette un po’ di azioni e il resto le vende si crea una bella società e Bergamo mantiene l’autonomia di gestione di Orio al Serio. Nessuno perde e tutti ci guadagnano. Bisogna ragionare in quest’ottica”.

Sostiene che i bergamaschi non vendano le loro azioni e mantengano le loro quote. Tra queste ci sono quelle del Comune e della Provincia. Come giudica la presenza di enti pubblici in una società come Sacbo che gestisce un aeroporto?

“Nell’azionariato dei diversi aeroporti europei c’è una buona partecipazione pubblica. Hanno un ruolo determinante in una società che ha un grande impatto sul territorio, sono degli interlocutori importanti per i rapporti con il territorio. L’anima pubblica conta, anche se da loro non ho mai avuto nessun condizionamento”.
Presiedere la Sacbo la entusiasma. Una grande impresa è stata anche l’esperienza della Casa di riposo del Gleno, la Carisma. Che emozione ha provato?
“Sono esperienze diverse. Carisma l’abbiamo reinventata, ripensata. Aveva dalla sua parte risorse umane importanti e era abbastanza facile bella figura. Quello che credo di aver portato in questa azienda è stato il mio spirito di imprenditore. I conti alla fine devo tornare”.

Parla di conti, ma il presupposto è il “capitale umano” delle imprese.
“Per gran parte della mia vita, da imprenditore ho dovuto assumere. Poi, con la crisi, abbiamo dovuto mettere mano alla riduzione del personale e non è stato facile. Per noi imprenditori, almeno per me che sono cresciuto così, guadare negli occhi le persone che lavoravano con noi, al nostro fianco, era la normalità. Abbiamo sempre sentito queste persone parte del nostro progetto, dei nostri sogni, dei nostri programmi di sviluppo d’impresa”.

Imprenditori con l’anima sul territorio. Un po’ come le banche. Come giudica la nuova fase che vive Ubi Banca diventata Spa.

“Premetto che ero e sono assolutamente d’accordo con la trasformazione da cooperativa a Spa di Ubi Banca. Ammettiamolo, Ubi aveva una dimensione più che nazionale, il voto capitario, ogni socio un voto, era diventata una questione insostenibile. Se ti confronti chi ha le azioni, comanda chi le ha. È chiaro che a quel punto non c’è più dualismo Bergamo-Brescia, la dimensione è diversa”.

Ma riuscirà ancora ad essere una banca del territorio?

“La banca deve fare la banca. Il modo di fare banca cambia poco. Il dovere di una banca è guardare che si siamo garanzie e che i soldi prestati tornino indietro. Perderemo qualche sponsorizzazione per eventi sul territorio, ma per il resto cambierà ben poco”.

Però ora comandano i fondi.

“Sì. Ora inizia la prova per loro. Devono dimostrare di saperla guidare e gestire una banca, e gestirla bene come è stato finora sarà una bella impresa. Non dimentichiamo che si è partiti da una popolare e si è costruita una federazione di banche tra i primi gruppi in Italia. Devo però aggiungere un dettaglio non da poco”.

Dica.

“Io in tanti anni non ho mai sentito dire ad un bergamasco che era il padrone di Ubi Banca. Mentre i bresciani dicevano: quando sarà Spa la banca sarà nostra. Un atteggiamento ben diverso”.

Sia Bergamo, sia Brescia però hanno dimostrato di non controllare più Ubi.

“La dimensione attuale di Ubi è tale che se la si vuole controllare credo ci vogliano due o tre miliardi di euro. Nè Bergamo, né Brescia hanno quelle somme. Stiamo parlando di una banca che è crescita per dimensione e ora gioca importante”.

Dopo Ubi, Bergamo perde anche Italcementi.

“Sarò franco, Bergamo non perde nulla. Ha creato banche e aziende di valore. Purtroppo oggi Bergamo non ha le risorse finanziare per sviluppare aziende di quelle dimensioni. Credo che per Italcementi sia stato un passaggio obbligato cedere ad un gruppo più grande per dare futuro alla propria azienda. Rimane il fatto che chi ha acquistato si tiene ben salda la ricerca e lo sviluppo del gruppo che hanno la testa proprio a Bergamo”.

A proposito di multinazionali, Dhl lascerà Bergamo per Malpensa?

“Dhl è una multinazionale e decide secondo logiche di sviluppo. Quando hanno chiesto a noi di potersi ingrandire sul territorio bergamasco perché il futuro sono le vendite on line, abbiamo dovuto constatare a malincuore che non c’erano le condizioni. Rimane il fatto che la base operativa di Bergamo verrà mantenuta, non subirà ridimensionamenti”.

Il Ministero dei Trasporti ha messo sul piatto 8 milioni di euro per lo studio del collegamento ferroviario tra Bergamo e Orio al Serio. In caso il progetto andasse in porto, Sacbo sarebbe disposta ad investire una quota per realizzare l’opera?

“Ci sono alcuni ‘se’ che vanno considerati. Se il progetto andasse in porto e se io fossi ancora alla guida di Sacbo direi di sì. Questo tipo di infrastrutture, questi collegamenti con la città, come per gli aeroporti di Venezia e Firenze per esempio, sono un valore aggiunto non indifferente. E per lo scalo di Orio sarebbe molto interessante come investimento. Non dimentichiamo che l’aeroporto di Orio è importante per la città, ma soprattutto per l’economia del territorio”.

Ha una stima di quanto possa generare sulla provincia di Bergamo?

“Un recente studio stimava il 9% circa del Pil di Bergamo. È una stima. Un calcolo. E nei calcoli ci sono sempre le prove, le verifiche. Così a volte, davanti a queste stime, mi chiedo: che cosa sarebbe successo all’economia bergamasca con la crisi se non ci fosse stato l’aeroporto?”.

E che cosa si risponde?

“Questa domanda la pongo a tutti i bergamaschi”.

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