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Sei bergamaschi in lizza con Lonardi alla conquista della Popolare di Milano

Mariella Piantoni, Mara Barbara Bergamaschi, Elena Cefis, Ezio Maria Reggiani, Luca Vittorio Cividini e Dorino Agliardi. Sono i sei bergamaschi che corrono nella lista “Per una Bpm protagonista” capitanata da Pietro Lonardi candidato alla presidenza del consiglio di sorveglianza di Banca Popolare Milano nell'assemblea dei soci di sabato 30 aprile.

Mariella Piantoni, Mara Barbara Bergamaschi, Elena Cefis, Ezio Maria Reggiani, Luca Vittorio Cividini e Dorino Agliardi. Sono i sei bergamaschi che corrono nella lista “Per una Bpm protagonista” capitanata da Pietro Lonardi candidato alla presidenza del consiglio di sorveglianza di Banca Popolare Milano nell’assemblea dei soci di sabato 30 aprile.

Tre docenti, due commercialisti e un imprenditore. Unico comune denominatore: “s’intendono di banca”. Parola di Pietro Lonardi che ha scelto sei candidati bergamaschi per la lista “Per una Bpm protagonista” della quale è alla guida. Lonardi punta alla presidenza del Consiglio di sorveglianza di Banca Popolare Milano nell’assemblea dei soci di sabato 30 aprile.

“Ho scelto persone competenti in materia bancaria e che hanno maturato un’esperienza nel mondo dell’impresa, delle aziende e della formazione”. Pietro Lonardi, classe 1944, nato a Milano, economista, membro del consiglio di sorveglianza della Banca Popolare di Milano dall’ottobre 2011, laurea in Economia e Commercio all’Università Cattolica del capoluogo lombardo. Libero professionista, oltre ad aver ricoperto la carica di amministratore unico e membro del consiglio di amministrazione in diverse aziende, ha da sempre condotto una battaglia per riportare il credito cooperativo alla propria funzione originaria: il sostegno alla comunità.

E’ sempre stato contrario al passaggio delle Popolari da società cooperative a società per azioni. Perché?
“Non sono contrario alle Spa, purché mantengano i valori della cooperativa. Ma la Legge non ha previsto questo passaggio e assistiamo allo smantellamento di banche storiche che hanno segnato lo sviluppo del Paese. Certo, quando c’è stato da dar battaglia per contrastare questa legge sulle Spa non c’è stato nessuno. Mi sono trovato promotore, finanziatore e firmatario del ricorso al Tar. Abbiamo assistito al trionfo dell’ipocrisia di una classe dirigente che gestiva le banche: da lì si è capito a chi interessava davvero la cooperativa e a quanti invece solamente il potere che dava la cooperativa in senso di potere. Un esempio su tutti è Zonin con la Popolare di Vicenza”.

E’ azionista di Ubi Banca e in assemblea ha sempre dato battaglia chiedendo un ricambio della gestione. Come giudica l’ultima assemblea di Ubi?
“Ubi Spa non ha superato la prova, anzi ha preso una lezione che definirei drammatica. I fondi hanno dato un segnale preciso: o fate funzionare la banca o andate a casa. E’ un passaggio epocale e pochi forse ne hanno compreso le conseguenze”.

Non ama i fondi?
“I fondi sono soci pochi stabili, cercano risultati a breve termine. Una banca ha bisogno di stabilità, le nostre Popolari hanno soci che non guardano al guadagno immediato, sanno attendere e sostenere il proprio istituto bancario per senso di appartenenza. I fondi no. Il grande rischio ora è di perdere alcuni valori, quando bastava correggere certi disvalori. Nella Popolare di Bergamo, per esempio, c’è un forte senso di appartenenza, un’efficienza, il valore della cooperativa e la prossimità con il territorio tutti elementi che i fondi non considerano. E’ per questo che le nostre Popolari rischiano di essere oggetto di speculazioni”.

Come commenta la scelta di Letizia Moratti alla guida del Consiglio di gestione di Ubi Banca?
“Preferisco non commentare. Ma temo si tratti dell’ennesima dimostrazione che nei consigli di amministrazione delle banche si vada per conoscenza, ci si sieda per appartenenza e non per capacità”.

Lei ha scelto tre docenti dell’Università di Bergamo, due commercialisti e un imprenditore: tutti della terra orobica. Perché?
“Per le loro qualità, per le loro competenze, perché conoscono i valori della cooperativa, conoscono bene le banche popolari per la loro esperienza”.

Perché ha deciso di candidarsi alla presidenza del consiglio di sorveglianza di Banca Popolare Milano?
“In questo periodo di grandi cambiamenti in ambito bancario è importante giocare un ruolo da protagonisti. Bpm, per la sua storia, per le persone che vi lavorano, per i soci e per la sua situazione economico-patrimoniale può farlo. È importante ricordarlo, altrimenti si corre il rischio di diventare subalterni”.

Quali sono i punti cardine del suo programma?
“Per essere protagonisti bisogna riportare l’equilibrio all’interno dell’organo di gestione, che si compone del consiglio di sorveglianza e del consiglio di gestione. Solo il consiglio di sorveglianza viene eletto dai soci in assemblea, mentre il consiglio di gestione viene nominato dal consiglio di sorveglianza. Quindi il ruolo di quest’ultimo deve essere centrale nella vita della società. In questi anni, in cui siamo stati in minoranza, la maggioranza del consiglio di sorveglianza ha dato un’interpretazione restrittiva dello statuto, limitando la sua attività solo alla vigilanza e al controllo. Questo ha di fatto sminuito l’importanza del voto assembleare”.

Come deve, a suo avviso, evolvere il funzionamento di Bpm?
“Occorre valorizzare il merito, sostenendo e premiando chi lavora. Questa è la strada maestra per aumentare l’efficienza dell’istituto e garantire il welfare aziendale, facendo diventare la Bpm un volano dell’economia del territorio”.

Qualcuno potrebbe obiettare che sono promesse da campagna elettorale…
“Certo, ma al contrario di altri, pur nella nostra situazione di minoranza, possiamo rivendicare di aver sempre fatto seguire i fatti agli impegni presi. Nell’assemblea dell’aprile 2014 abbiamo bocciato le modifiche statutarie che avrebbero ridotto ulteriormente il ruolo del consiglio di sorveglianza e avrebbero portato maggiore squilibrio all’interno dell’organo di gestione. Nell’assemblea del 2013 abbiamo rivendicato l’importanza dell’autonomia e dell’indipendenza, che erano legati al tema delle banche cooperative. Dopo la legge di trasformazione delle cooperative in Spa,vi sono state molte voci critiche sul decreto, che si sono levate dai vertici delle popolari. ma, alla prova dei fatti, e’ stato il sottoscritto che, alla scadenza dei termini per proporre ricorso, si e’ fatto promotore, primo firmatario e finanziatore dei ricorsi presentati al Tar del Lazio, costringendo alcuni degli altri protagonisti delle popolari ad accodarsi ai ricorsi per evitare di rimanere spiazzati”.

Dunque ritiene che le liste concorrenti non siano mai state davvero interessate a mantenere lo status di società cooperativa?
“La cooperativa per molti è stata considerata un contenitore giuridico che permetteva, tramite l’uso strumentale del voto capitario, di detenere posizioni di comando. questo non solo nella Bpm, ma anche nelle altre popolari”.

Anche se il risiko bancario potrebbe cambiare radicalmente lo scenario…
“Certo. Allo stato, entro l’anno siamo costretti a trasformarci in Spa e quindi è meglio che un’eventuale aggregazione venga effettuata con il voto dei soci della cooperativa, onde evitare che, una volta avvenuta la trasformazione in Spa, altri decidano per nostro conto. Quindi, se un’aggregazione è necessaria, come per altro dimostrano le trattative in corso, il ruolo di protagonista della Bpm si può realizzare o come polo aggregante o, in caso di aggregazioni con banche può grandi, con accordi paritari, sia in termini di valore, di governance e di dislocazione territoriale delle funzioni amministrative”.

Concludendo: perché un socio dovrebbe votare la sua lista?
“Perché è l’unica che ha sempre dimostrato, con i fatti e i comportamenti, di tener fede alle promesse programmatiche. Abbiamo la conoscenza della banca e abbiamo la determinazione per realizzare gli impegni presi in assemblea. Evitiamo che altri decidano per noi”.

Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    chi fino ad ora ha fatto disastri nelle banche,costringendo lo stato ad intervenire per non farle fallire,sono stati personaggi che se ne intendevano di banche,oltre ad essere amici o parenti di esponenti del governo,quindi……….