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Bimba morta a Casnigo, il caso apre il dibattito sul pronto soccorso a Gazzaniga

Dopo il malore costato la vita alla piccola Agnese, la bimba di 10 anni di Fiorano al Serio, la media Valseriana si interroga: con il pronto soccorso all'ospedale di Gazzaniga si sarebbe potuto fare qualcosa di più?

Dopo il dolore e l’ultimo saluto alla piccola Agnese, la bimba di Fiorano al Serio morta in un maneggio di Casnigo in seguito ad un malorela Val Seriana si interroga. 

La piccola, 10 anni, si era improvvisamente accasciata al suolo al maneggio di Casnigo nel tardo pomeriggio del 15 aprile scorso: in suo soccorso si erano precipitati immediatamente i responsabili della struttura, in attesa che arrivasse il personale medico della Croce Blu di Gromo e quello a bordo di un’automedica e di un elicottero da Bergamo.

Le sue condizioni erano state stabilizzate tramite l’uso di un defibrillatore, prima del trasporto d’urgenza all’ospedale cittadino: ma ora in quella zona della Val Seriana in tanti si chiedono se fosse davvero quello l’unico finale possibile della triste storia.

E il riferimento chiaro è quello a un Pronto Soccorso più vicino di Alzano, Piario o Bergamo, dove la piccola avrebbe potuto essere portata e aiutata più rapidamente: ad esempio all’Ospedale Briolini di Gazzaniga, appartenente all’Azienda Ospedaliera Bolognini, ora struttura principalmente di Riabilitazione e dove il Pronto Soccorso non c’è più da diversi anni.

“Tutti abbiamo pensato che se ci fosse stato il Pronto Soccorso a Gazzaniga forse Agnese si sarebbe potuta salvare – è il pensiero di molti che si affidano ai social per lanciare una sorta di petizione – Quanti di noi hanno constatato che era indispensabile? Perchè è stato tolto?”.

Un interrogativo che sa tanto di appello: la media Valseriana rivuole il suo Pronto Soccorso.

Intanto continua a essere commossa  la comunità di Fiorano al Serio e a stringersi in un abbraccio attorno alla famiglia della piccola nel giorno dell’ultimo saluto: quella stessa famiglia che ha dimostrato una grande forza nel momento del dolore più grande, che ha scelto di donare organi e tessuti per regalare un sorriso e magari una nuova vita ad altre famiglie.

La morte della piccola Agnese ha aperto un dibattito sui servizi e sui presidi ospedalieri della Val Seriana: Alzano Lombardo, Piario e, appunto, Gazzaniga. L’eventuale Pronto Soccorso al Briolini avrebbe potuto salvarle la vita e potrebbe servire a prevenire altri casi simili?

“Da quello che si legge i soccorsi sono arrivati velocemente sul posto, fornendo una prestazione medica che credo non si discosti molto da quella che avrebbe ricevuto in Pronto Soccorso – commenta Roberto Pegurri, consigliere di Insieme per Gazzaniga – Riaprire il Pronto Soccorso al Briolini potrebbe risultare pericoloso per una struttura dove ora è rimasto ben poco oltre alla riabilitazione ed alcune prestazioni ambulatoriali: così come è ora, dopo il Pronto Soccorso il paziente dovrebbe comunque essere trasferito in un ospedale più grande”.

Aperta a un ritorno del Pronto Soccorso l’amministrazione comunale: “Sicuramente avere un presidio territoriale di quel tipo sarebbe molto utile per la popolazione della Media Valle – spiega il capogruppo della Lega Nord in consiglio Alberto OngaroTutti i paesi vorrebbero avere un ospedale completo ma è una strada poco praticabile: la scelta delle riorganizzazioni è in capo all’azienda ospedaliera e non alle amministrazioni: qualora in futuro ci fossero risorse e disponibilità saremmo sicuramente favorevoli a una riapertura del Pronto Soccorso ma oggi come oggi al Briolini si è deciso di privilegiare un centro di eccellenza per l’Alzheimer e una grossa parte di riabilitazione. Avendo già Alzano e Piario, però, credo sia una soluzioni ad oggi lontana dalla realtà”. 

 

 

Commenti

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  1. Scritto da magnone

    Il trattamento ricevuto sul posto è stato il massimo possibile e una bimba in quelle condizioni mai sarebbe stata inviata in una struttura come quella che poteva essere Gazzaniga. Il discorso non ha alcun aggancio con la realtà.
    Il dolore immenso che si prova in queste situazioni è altro rispetto alle scelte organizzative. Questo dovrebbe essere il momento del silenzio e del ricordo.