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“The Beautiful Ones”: già pronta l’autobiografia del grande Prince

Continua la collaborazione con lo scopritore di talenti e produttore discografico bergamasco Max Moroldo, grandissimo fan di Prince

Mentre il mondo intero ancora piange il folletto del funky-pop, interrogandosi sul mistero della sua morte e su quale sarà il luogo “segreto” dove riposeranno (debitamente custodite) le sue ceneri, arriva la conferma di quanto annunciato dallo stesso Prince durante la sera del 18 marzo scorso in un night club di Manhattan: “Alla Random House mi hanno fatto un’offerta che non si può rifiutare. Voi Leggete ancora, vero?”. Si chiamerà “The Beautiful Ones” (proprio come la ballad dell’album Purple Rain, proprio come la mia rubrica, proprio come quello che per me è il suo capolavoro assoluto) la sua autobiografia ufficiale.

A scriverla lo stava aiutando lo scrittore ed editor Dan Piepenbring, il cui compito era quello di mettere ordine (anche se conoscendo la pignoleria di Prince non credo ce ne fosse molto bisogno) tra le migliaia di scritti raccolti dal “principe” dal 1984 ad oggi.

Perché dal 1984? Perché proprio come per il suo primo film (quasi) autobiografico, cioè Purple Rain, l’idea parte da lontano, da uno dei suoi vecchi manager e produttori cinematografici, Steve Fargnoli.

Era il 1998 ed ero in piena battaglia “artistica” come la cantante Gala (all’epoca una delle star della dance, quasi 4 milioni di dischi venuti) quando un giorno ricevetti una telefonata. “Max?”, “Si… chi è?”, “Ciao Max, sono Steve Fargnoli, sono sicuro che mi conosci…”. Già, lo conoscevo e come, l’uomo che rese grande Prince negli anni 80, manager di Sinead O’Connor, collaboratore di artisti del calibro di Sly & The Family Stone, The J. Geils Band, Earth Wind & Fire, The Emotions, Swing Out System.

“Sono in Italia, cosa fai domani sera? Ceneresti con me?” continuò Steve. “Ho il mio yacht a Portofino, ti va di raggiungermi?”.

Così la sera dopo, in compagnia del mio ex socio (Molella, ndr) mi recai da lui. Uomo di poche parole, diretto, un vero business man. Parlammo di Gala per circa due ore, seduti a tavola nella baia di Portofino.

Al momento dei saluti, quando ormai ero già sulla scaletta del suo yacht, mi richiamò e mi disse “Non mi chiedi niente di Prince?”. Fui gelato da quelle sue parole, sapeva della mia ossessione per lui. “Avrei così tanto da chiederti che preferisco non chiederti nulla: ho fisse nella mia mente tutte le immagini del film di Purple Rain, e questo mi basta” gli risposi. “Prince ha ancora così tanto da dire, ma non lo farà da vivo: lui è una creatura stupenda, la più bella di tutte, un essere superiore e come tale si parlerà di lui in eterno”.

Scese il silenzio, vidi nei suoi occhi una strana luce, un misto di nostalgia, sofferenza e grande gioia. Salii in macchina e ricordo che non parlai più sino all’arrivo a Milano.

Steve è morto, in un venerdì di settembre del 2001, a soli 52 anni dopo aver combattuto per anni un battaglia con il cancro.

Prince

Quando ho letto dell’autobiografia di Prince, le parole di Steve mi sono subito tornate in mente, prepotentemente. Così ho cercato di collegare un po’ di informazioni, di immagini e mi sono ricordato di un’altra cosa. Quando, a metà degli anni 90, Prince avviò (tra i primi artisti al mondo) la sua attività di e-commerce comprai una specie di “game”, di cui purtroppo non ricordo il nome (l’ho smarrito in uno dei vari traslochi), che – oltre ad essere un vero tour virtuale dell’allora Paisley Park Recording Studio – ti permetteva di accumulare gemme e delle “chiavi” che ti davano la possibilità di aprire un caveau e scoprire i tesori dello studio.

I tesori dello studio? Una strana coincidenza o una ragionata premonizione da parte del genio di Minneapolis? La “leggenda” narra che nel caveau (The Vault, Prince lo chiamava così) ci sarebbero brani (quanti? Mille, diecimila, ventimila?) e manoscritti inediti sufficienti a realizzare un album all’anno per parecchi decenni. Che sia l’ennesimo affronto di Prince all’industria discografica mondiale?

E se davvero dentro quello “scrigno” ci fossero le perle e i tesori più belli di sempre (anche dell’album Purple Rain)? Dal suo genio ci si può attendere di tutto.

Prince suonava, scriveva e componeva sempre, registrava musica in continuazione e forse quella che conosciamo noi è solo una minuscola parte di ciò che questo grande artista ha creato. Che sia una leggenda o no, il prezioso contenuto di questo tesoro magari ci verrà raccontato nella sua autobiografia o magari rimarrà una misteriosa “leggenda” per altri 100 anni: gli stessi che (si dice) serviranno a pubblicare tutta la sua (postuma) musica.

La sua collaboratrice Susan Rogers, ex ingegnere del suono dell’artista, cominciò – negli scorsi anni – a conservare le molte registrazioni di Prince (e amici) pensando che c’era bisogno di ordinare quella straordinaria (anche in termini numerici) quantità di registrazioni che il “principe” aveva già registrato (quindi non solo composto e scritto).

Chi ha avuto la fortuna di vederlo dal vivo, descrive “The Vault” come uno spazio prezioso con scaffali e scaffali di nastri e bobine prime, hard disk e memorie digitali poi, tutte ricche di preziose musiche.

Prince

Quando Prince chiamava, tutti i suoi collaboratori dovevano essere pronti a raggiungerlo in studio, non c’erano ne orari ne giorni, perché l’estro e la creatività non posso attendere.

Anche durante i suoi concerti, Prince aveva sempre un elenco dei migliori studi di registrazione di ogni città in cui si sarebbe esibito questo perché capitava spesso che dopo 3 ore di concerto, 2 di aftershow, l’eclettico artista avesse ancora voglia di dare voce e spazio alla sua creatività e alla sua musica.

Lo scrittore statunitense Raymond Douglas Bradbury sosteneva che un buon scrittore deve scrivere quotidianamente e che poco importante era se non tutto quello che creava poi veniva pubblicato o condiviso con altri, l’importante era scrivere. Prince ha sicuramente fatto sua questa filosofia e l’ha trasformata in musica, almeno è quello che sperano tutti i suoi fan. Cosa potrebbe succedere se almeno la metà delle sue collaborazioni artistiche (ad oggi ancora inedite, almeno ufficialmente) venissero pubblicate? Duetti con Miles Davis, Steve Wonder, James Brown, Chaka Khan, giusto per citarne alcuni.

“The Beautiful Ones” forse farà un po’ di luce su tutto questo o forse infittirà ancora di più il mistero e le leggende che si celano dietro al mondo di Prince. Io voglio credere alle parole di Steve e sperare che riusciremo ad ascoltare della sua musica inedita per altri decenni perché la sua musica non può rimanere chiusa in un caveau, deve essere “liberata” proprio come lui.

Sabato si è svolto in forma privata il rito funebre, nel corso del quale è stato cremato il corpo di Prince. Una cerimonia intima, solo un ristretto gruppo di parenti, amici e colleghi, ad accompagnare Prince in questo suo eterno viaggio. “Chiediamo preghiere e benedizioni che siano di conforto per la famiglia e gli amici più intimi” ha detto Anna Meacham, portavoce di Prince.

Continua nel frattempo la ricerca delle cause della morte di Prince. Per i risultati definitivi dell’autopsia ci vorrà ancora tempo, al momento – è stato reso noto dallo sceriffo della contea – non sono stati ritrovati segni di traumi o colluttazioni sul corpo dell’artista. “Non ci sono neanche ragioni di credere che si sia trattato di un suicidio”, ha dichiarato lo stesso sceriffo alla stampa.

Ancor più misteriosa della sua morte risulta essere la questione legata all’eredità di Prince in quanto, nonostante lui avesse una sorella di sangue Tyka Nelson e (sembra) alcuni fratellastri, si continua a dire che non ci siano eredi mentre, per voce di uno dei suoi legali, emerge l’ipotesi di due testamenti, uno anche per i fan.

A chi andrà il “copyright” della sua arte? Quello che è certo è che in quella cassaforte (The Vault) c’è la sua musica, la sua vita, la sua libertà artistica… quella musica che ha tenuto volutamente lontano dai riflettori, dalle ormai contradditorie regole della discografia, lontano da tutto e da tutti. Segreti e soprese delle sette note, il suo stesso sangue.

Questo finale sembra essere stato in parte già scritto, sempre nel 1984, sempre da Steve Fargnoli (con Ruffolo e Cavallo), sempre in Purple Rain. Qui Prince dopo l’ennesimo litigio, figlio di un rapporto violento, tra sua madre e suo padre, finito con quest’ultimo che si spara alla tempia, nel tentativo di distrugge lo studio di registrazione dove il padre musicista componeva, trova un vero tesoro tra cui lo spartito di “Purple Rain”. In seguito lo completerà, lo porterà in scena (nel film prima, nella vita poi) dando il la alla sua straordinaria carriera.

La similitudine tra il ritrovamento degli spartiti del padre (se pur solo nel film: la veridicità di questa parte della scenografia non è mai stata confermata) e quella della scoperta del patrimonio sonoro custodito in The Vault mi fa ancora pensare a quelle poche parole di Fargnoli.

Prince è vissuto, cresciuto e trapassato scrivendo da solo il suo film, un film che molti non avranno la fortuna (o la capacità) di vedere e proprio per questo sarà ancora più affascinante quanto, nel suo mistero, eterno.

The Beautiful Ones: l’autobiografia di Prince Roger Nelson, l’artista delle sette note, il pittore delle nostre anime, il vero genio assoluto!

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