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Processo Bossetti, alla Corte non servono altre prove: a giugno la sentenza fotogallery video

La bocciatura della Corte d’Assise sulle cinque richieste di perizie avanzate dagli avvocati di Massimo Bossetti suona un po’ come una sentenza.

Dopo cinque ore in camera di consiglio, il giudice Antonella Bertoja ha infatti reso noto di aver rigettato tutte le richieste di approfondimento di indagini proposte da Claudio Salvagni e Paolo Camporini.

In pratica, per la Corte, quanto emerso finora nel corso delle quasi quaranta udienze, può essere sufficiente per giudicare il carpentiere di Mapello, unico imputato per il brutale delitto della tredicenne Yara Gambirasio.  

La bocciatura più pesante è quella sulla richiesta di perizia sul Dna trovato sul corpo della ragazzina e che le indagini hanno attribuito al carpentiere di Mapello, per la quale era finito in carcere il 14 giugno del 2014.

Perizia respinta perché “non è decisivo ogni ulteriore accertamento” per la decisione rispetto a quanto hanno potuto dire in aula i Ris che individuarono “Ignoto 1” e gli esperti dell’Università di Pavia che lo compararono a quello di Bossetti e ne stabilirono la sostanziale identità.

La Corte ha ritenuto “superfluo” anche l’accertamento sul riallineamento temporale delle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona attorno alla palestra di Brembate da cui Yara sparì il 26 novembre del 2010.

Così come sono state ritenute superflue le misurazioni, questa volta richieste dal pubblico ministero, fatte dal Ris sul furgone ritratto nelle immagini in rapporto ai luoghi per stabilire le dimensioni del mezzo che, per gli investigatori, è il Fiat Daily di Bossetti.

Inutili, inoltre, dopo tanto tempo, le perizie sulle fibre dei sedili del furgone e sulle sferette metalliche ritrovate sugli indumenti di Yara.

Bocciata anche la richiesta di deposizione, chiesta da accusa e difesa, di un anatomopatologo e di un entomologo per cercare di stabilire con esattezza l’ora della morte di Yara e la durata della permanenza nel campo di Chignolo d’Isola.

Va invece acquisita, come volevano gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, l’intera corrispondenza (e non solo una parte, come chiesto dal pm), con passaggi anche scabrosi, intercorsa in carcere tra Bossetti e una detenuta, una certa Gina.

Si tornerà in aula venerdì 13 maggio, con la sua requisitoria del pm Ruggeri, che prevedibilmente chiederà l’ergastolo per Bossetti. Nelle udienze successive toccherà poi alle parti civili e ai difensori dell’imputato. Entro metà giugno, a due anni dal fermo del carpentiere, dovrebbe arrivare la sentenza.

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