BergamoNews.it - Quotidiano online di Bergamo e Provincia

Morti sospette a Piario: verifica Ipasvi per capire cosa non ha funzionato nel controllo

Il collegio provinciale di Bergamo dell'Ipasvi e la sua presidente Beatrice Mazzoleni vogliono mettere dei punti fermi sul ruolo degli infermieri dopo l'inchiesta in corso all'ospedale di Piario, che vede proprio un'infermiera accusata di aver somministrato dosi massicce di farmaci che avrebbero ucciso dei pazienti.

Il collegio provinciale di Bergamo dell’Ipasvi e la sua presidente Beatrice Mazzoleni vogliono mettere dei punti fermi sul ruolo degli infermieri dopo l’inchiesta in corso all’ospedale di Piario, che vede proprio un’infermiera accusata di aver somministrato dosi massicce di farmaci che avrebbero ucciso dei pazienti. 

I fatti che sarebbero accaduti presso l’ospedale di Piario, con le indagini attualmente in corso per accertare l’utilizzo di Benzodiazepine sui malati poi deceduti, scuotono la comunità professionale, che attraverso l’Ordine Provinciale degli infermieri di Bergamo, da tempo sta attenzionando quanto denunciato.

In questo senso si sta procedendo alla convocazione di colleghi iscritti al Collegio di Bergamo facenti parte dell’organizzazione al fine di definire le eventuali responsabilità, in raccordo con quanto già in essere da parte della magistratura.

Per quanto riguarda l’infermiera sotto inchiesta, essendo iscritta al Collegio di Milano Lodi Monza Brianza, le attività di verifica verranno certamente svolte dal Collegio di appartenenza, che sicuramente, saprà altrettanto difendere il decoro e la dignità della professione.

Qualora venissero accertati i fatti, risulterebbe inaccettabile la mancanza di controllo e di eventuali segnalazioni anche di soli sospetti da parte della realtà.

Ciò che cerchiamo e che vogliamo accertare, in seguito anche ai necessari accertamenti della magistratura – come insegna l’esperienza di Piombino – è dove eventualmente il meccanismo di controllo e di allerta non ha funzionato: episodi del genere non sono ascrivibili a una professione, ma fanno parte dello status mentale del singolo individuo. Però la professione deve fare in modo che siano immediatamente evidenziati e che non possano ripetersi, creando evidenti situazioni di pericolo per i pazienti e gravi danni all’immagine, alla professionalità e alla figura dell’infermiere.

In un sistema complesso quale quello sanitario, la tutela degli assistiti e il supporto a professionisti quotidianamente a contatto con la sofferenza, non può essere secondario a motivazioni economiche, di crisi e riorganizzative.

Le modalità per un controllo efficace, anche nell’utilizzo di farmaci più o meno pericolosi, attraverso l’analisi di alert e la gestione del rischio, devono essere attivate e su questa linea il Collegio di Bergamo ha deciso di avviare una verifica sul perché non sono state messe in atto misure che potessero scongiurare l’accaduto.

Se qualcosa nel meccanismo gestionale-organizzativo non ha funzionato lo metteremo in evidenza perché ciò non possa avvenire più non solo nella struttura specifica, ma anche in tutti i luoghi dove gli infermieri assistono e si prendono cura delle persone.

Non vogliamo che la nostra professionalità sia associata a situazioni che con essa non hanno davvero nulla a che fare. Anzi, che ne sono l’esatto opposto: l’infermiere assiste e difende il malato, non lo uccide.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.