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L’Atalanta nel suo fortino non delude: (quasi) tutte le big hanno sofferto

Dal Napoli alla Roma, dal Milan alla Lazio: eccezione fatta per la Juve, tutte le "grandi" della serie A a Bergamo hanno avuto vita difficile, sempre

Che partita ragazzi! L’Atalanta nel suo fortino non tradisce mai, o quasi. Spettacolo assicurato, soprattutto se c’è di fronte una grande: l’eccezione è la solita Juve, che a Bergamo non ha avuto problemi, ma lo stesso Napoli ha dovuto sudare e passare grazie (naturalmente) a Higuain. Battuta la Lazio, frenata l’Inter, steso il Milan con la rovesciata di Pinilla che non è più incredibile ma sta diventando una piacevole abitudine, oltre ai gol del Papu Gomez.

Ma non bastano tanto cuore e polmoni per rimontare due gol e sfiorare la grande impresa, ci vuole anche tecnica e organizzazione.

Ci si chiedeva: come si farà contro la Roma, senza Cigarini e de Roon? Ecco che l’Atalanta si inventa operaia, con il gladiatore Migliaccio e l’instancabile Kurtic, a pressare e chiudere ovunque. E ripartire. Un centrocampo solido dove anche lo svizzero Freuler non molla un centimetro e poi gli esterni che ribaltano l’azione aggredendo i giallorossi proprio dove loro dovrebbero dettare legge. Perché per celebrare il gol di D’Alessandro e la doppietta di Borriello, con gli immancabili assist del Papu Gomez, bisogna ricordare il lavoro oscuro e prezioso dei gregari.

Poi scatta la legge dell’ex, forse una Roma un po’ presuntuosa, comunque un’Atalanta da applausi.

Due gol subìti in meno di mezz’ora avrebbero messo ko chiunque, tenendo conto anche della facilità con cui la squadra di Spalletti era arrivata in rete. Mentre i nerazzurri, pur giocando bene, sprecavano e veniva facile la considerazione: è il solito limite, qui o segni su rovesciata o fai gol impossibili o… non ne fai.

Invece no, la coppia Gomez-Borriello con il folletto D’Alessandro ha cominciato a funzionare e far impazzire i giallorossi, forse già convinti (sul due a zero) di avere in mano la partita e già con la testa a mercoledì.

E se il gol di D’Alessandro è la conclusione di un’azione stile rugby fino all’area della Roma, le reti di Borriello sono la firma del campione, una più bella dell’altra, la seconda ben apparecchiata da Gomez.

E altre due volte almeno l’ex romanista Borriello potrebbe portare a casa il pallone della partita, peccato che sul suo tacco Szczesny ci arrivi e di punta calci troppo alto (gol semplici o facili mai, lo sappiamo).

La rete di Totti lascia un po’ di amaro e, se vogliamo trovare un difetto su una prova entusiasmante, una stecca nella bella prova d’orchestra nerazzurra, diciamo che qualche dubbio resta sui gol romanisti: davvero inevitabili, in particolare quello di Totti? Da uno Sportiello che stavolta è sembrato meno reattivo del solito, forse un po’ distratto dalle voci sulla possibile convocazione in Nazionale. O semplicemente in ritardo, capita. Anche a chi solitamente è abituato a stare sul banco dei migliori.

Reja avverte: “Calma, non è ancora finita, chi sta dietro non sta fermo, dobbiamo fare punti con Palermo e Chievo e poi vedremo se saremo davvero tranquilli. Fuori casa siamo diversi? Ma io voglio che la squadra giochi sempre all’attacco, se ci mettiamo in difesa prima o poi le prendiamo”. Beh, a vedere questa Atalanta brillante suona un po’ strano che non sarà lui il prossimo tecnico, ma questo è il calcio: da Maran a Ventura a Pippo, il totoallenatore imperversa e Reja si merita che la squadra continui così anche nel finale.

Certo lo spettacolo di Atalanta-Roma avrebbe meritato qualche spettatore in più rispetto alla media stagionale dei quindicimila presenti: irraggiungibili i ventimila della sfida con la Juve, ma anche tremila in meno sui diciottomila col Bologna (sempre all’ora di pranzo) e col Milan. E se, come è vero, il fortino funziona, riempiamolo con Chievo (domenica 24) e per l’ultima casalinga con l’Udinese.

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