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Dario Fo parla con Dio… “Ma la conversazione potrebbe farsi rischiosa”

Dario Fo, premio Nobel per la letteratura nel 1997, e Giuseppina Manin, giornalista del Corriere della Sera, hanno ammaliato e stregato la platea del Teatro Donizetti (location lodata con grande emozione dal premio Nobel “Questo teatro è un capolavoro non solo di architettura, ma è un scienza della comunicazione”) nella mattinata di sabato 16 Aprile in occasione dell’inaugurazione della 57esima edizione della Fiera dei Librai.

“Dario, parla con Dio…”

“Proviamo. Ma la conversazione potrebbe farsi rischiosa…”

Dario Fo, premio Nobel per la letteratura nel 1997, e Giuseppina Manin, giornalista del Corriere della Sera, hanno ammaliato e stregato la platea del Teatro Donizetti (location lodata con grande emozione dal premio Nobel “Questo teatro è un capolavoro non solo di architettura, ma è un scienza della comunicazione”) nella mattinata di sabato 16 Aprile in occasione dell’inaugurazione della 57esima edizione della Fiera dei Librai.

E’ sul personalissimo rapporto tra Dario Fo, da sempre ateo militante, e Dio che si incentra il libro “Dario e Dio”, scritto da Fo e Manin, e su cui si è sviluppata la conversazione tra i due artisti sul palco:

“Come ti immagini Dio?”
“Come un folle di talento. Ossessivo e brutale, paradossale e permaloso (…) Sull’amore del resto deve avere strane idee. Più dice di amarti, più ti si accanisce contro. Un bel caso clinico, Freud ci andrebbe a nozze”; per citare un passo del libro, così tanto criticato al momento della prima edizione (marzo 2016) per la rilettura ironica provocatoria delle Sacre Scritture; ma Dario Fo non è estraneo alle censure, sa bene che le sue performance teatrali tratte da testi ufficiali e apocrifi e dalla cultura popolare (a cui Fo si sente legatissimo, in particolar modo ai ‘fabulatori’ del Lago Maggiore, sua zona d’origine) sono da sempre incompresi (o fin troppo compresi, come afferma con un’ ironia tagliente), ne è consapevole fin dalle prime rappresentazioni del suo capolavoro ‘Mistero buffo’ sul palco del Piccolo Teatro di Milano insieme alla “sua Franca” che ha ricordato con tanto affetto e profonda commozione: “L’altra metà del Nobel. Dividerlo con lei era inevitabile. Senza Franca non sarei stato Dario. Non questo Dario qui, almeno. Franca Forever!”

Giuseppina Manin, con la professionalità che l’ha caratterizzata per tutto l’incontro e l’amicizia che la lega da molti anni a Fo, ha condotto l’intervista/conversazione tra le mura del Teatro Donizetti accompagnando il premio Nobel nella sua personale esplorazione nei misteri della religione e della spiritualità (“Nonostante la tua affermazione di non credere in Dio, hai una forte spiritualità”, afferma Manin) toccando i “miti” più salienti raccontati nelle Sacre Scritture.

Dalla creazione del mondo (scherzando sulla comparsa della luce), a Caino e Abele: “Io sto con Caino. Adesso, ti par bello che un nonno prenda così spudoratamente le parti di uno a scapito dell’altro?”; da Isacco e Abramo (“L’apoteosi di quella patologia d’amore distorto di cui si diceva prima”, dichiara Fo) alla parabola del buon Samaritano che racconta con l’intento di comunicare al pubblico un messaggio di amicizia al di là delle differenze culturali (una tematica così attuale di questi tempi); fino all’elogio di San Francesco, unica figura tra i Santi a cui Fo si dichiara vicino per la sua vena rivoluzionaria (“Mi piace prima di tutto perché odiava farsi chiamare con l’appellativo di Santo”, racconta Fo) e del ancor più rivoluzionario rapporto che Gesù Cristo dimostra di avere nei confronti delle donne, considerate per la prima volta alla pari degli uomini.

Attore, Premio Nobel, pittore (ricorda con emozione la sua prima mostra d’arte avvenuta proprio a Bergamo all’età di 17 anni: “I bergamaschi sono stati i primi a credere in me come pittore”), regista, scrittore, attivista italiano… Dario Fo è questo e molto altro e, ancora più importante, continua ad essere un maestro di teatro, letteratura e di vita, con la sua personalità poliedrica, istrionica e magnetica che da sempre lascia il pubblico a bocca aperta.

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