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Referendum trivelle, Api: “serve una vera politica energetica a fianco delle Pmi”

Nel dibattito che Bergamonews ha lanciato sul referendum di domenica 17 aprile, quando i cittadini saranno chiamati al voto popolare sulle trivellazioni, diamo spazio all'Api, Associazione delle piccole e medie imprese, che spiega le proprie ragioni sulla decisione di votare "No".

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Nel dibattito che Bergamonews ha lanciato sul referendum di domenica 17 aprile, quando i cittadini saranno chiamati al voto popolare sulle trivellazioni, diamo spazio all’Api, Associazione delle piccole e medie imprese, che spiega le proprie ragioni sulla decisione di votare “No”. 

Anche gli imprenditori, il prossimo 17 aprile, saranno chiamati al voto per il referendum popolare sulle trivellazioni. Pur volendo puntare sulla massima precauzione a tutela dell’ambiente, A.P.I., l’associazione delle piccole e medie industrie, vuole sollevare le proprie preoccupazioni relativamente ai costi energetici che già gravano sulle aziende e che potrebbero, a seguito di una vittoria del fronte del “si”, aggravarsi.

«Il quesito è tecnico e potrebbe dare vita a un vero e proprio scoglio per l’industria italiana – ha spiegato il presidente di A.P.I. Paolo Galassi -. Il fatto che lo sfruttamento di pozzi già esistenti venga interrotto prima del completo esaurimento disincentiverebbe, infatti, gli investimenti futuri creando un clima di incertezza generale. Si parla inoltre di rischio ambientale, ma i pozzi oggetto del quesito referendario esistono da decenni e non hanno mai creato problemi. Nonostante l’incremento delle rinnovabili degli ultimi anni, l’Italia resta comunque fortemente dipendente dall’estero per l’approvvigionamento di energie primarie. Sfruttare al meglio le nostre risorse è strategico, mentre il quesito referendario chiede di regredire da quel poco che si sta facendo in termini di estrazione d’idrocarburi. Non dobbiamo poi dimenticare che la riduzione del gettito per le royalties rappresenta risorse da recuperare in altro modo, magari con misure fiscali».

«Le imprese italiane soffrono ancora la competizione con i competitor di altri paesi che comunque, – conclude Galassi – grazie a scelte e strategie coerenti con le proprie risorse energetiche, pagano bollette meno salate. Per dare nuovo slancio alle aziende il Governo dovrebbe urgentemente ridefinire le politiche energetiche puntando a un mix di generazione equilibrato basato anche sul potenziamento dello sfruttamento delle risorse primarie disponibili. Contestualmente, come misura immediata, dovrebbe recuperare da altre fonti le risorse economiche necessarie a ridurre quegli oneri che oggi, insieme alle tasse, costituiscono i due terzi della fattura e quindi il problema principale».

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Commenti

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  1. Scritto da Patrizio

    Credo che il governo dovrebbe aumentare le tasse per quelle fonti energetiche che inquinano di più, quindi carbone e petrolio. In Italia superiamo ogni anno i livelli consentiti d’inquinamento, la principale causa sono le fonti fossili.
    Il pianeta ha un grado in più tra pochi anni saranno due e se continuiamo così non saranno due ma tre. Le promesse del congresso di Parigi per salvare la terra dai disastri seguiranno i fatti? Nel caso che l’aumento della temperatura sarà tra i due-tre gradi ci saranno 250 milioni di persone che dovranno migrare per l’innalzamento delle acque.