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Kobe Bryant, l’ultimo morso del “Mamba”: 60 punti e un addio da film

La stella dei Los Angeles Lakers alla sua ultima apparizione segna sessanta punti nella vittoria contro gli Utah Jazz: il basket saluta uno dei suoi giocatori più rappresentativi.

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“Rimarrò per sempre quel bambino con i calzini arrotolati. Bidone della spazzatura nell’angolo, 5 secondi da giocare, palla tra le mie mani: 5…4…3…2…1…”: con queste parole, scritte con il cuore in mano in una lettera aperta al basket, Kobe Bryant annunciava il suo addio. Parole che, guardandolo calpestare per l’ultima volta il parquet del suo Staples Center, risuonano insistenti nella testa di chi è cresciuto con il mito del numero 8 prima e del “24” poi, di chi migliaia di volte lo ha visto in quella situazione di sfida contro il cronometro e di chi, mettendoci la mano sul fuoco, ha sempre saputo che quel pallone al momento più opportuno avrebbe senza dubbio accarezzato la retina.

L’ultima di Kobe è stata eroica, quasi fiabesca per l’andamento che ha seguito: l’inizio in salita, l’eroe che si rialza, supera le proprie difficoltà e si prende il palcoscenico in vista del lieto fine.

Di fronte una squadra, Utah, che nulla ha regalato al “Mamba”: partita vera come lui stesso avrebbe voluto, perchè un cannibale del gioco vive di questi momenti.

L’epilogo poteva essere solo quello letto a referto a fine serata con Kobe che segna il suo sesto sessantello in carriera e i Lakers (quasi un evento in questa stagione) che vincono contro i Jazz: non poteva salutare con una prestazione sottotono, non uno cinematografico come il 24.

Perfezionista e competitivo, Bryant ha osservato il suo maestro Michael Jordan, lo ha studiato, analizzato, copiato e battuto. La sua irrefrenabile voglia di vincere lo ha portato perfino a “rovinare” l’ultima apparizione di MJ all’All Star Game di Atlanta nel 2003: Jordan segna dall’angolo a 5 secondi dalla fine del supplementare, con un fade-away impossibile e dal sapore leggendario. Partita finita per tutti, non per Kobe che dall’angolo opposto si prende il fallo e va in lunetta pareggiando i conti e portando tutti al supplementare-bis.

La stessa voglia di sempre, nonostante i dolori, gli acciacchi e le delusioni, Bryant l’ha messa in campo nella sua ultima partita, facendo forse ancora più male a chi attorno a lui ha coltivato la sua passione per la palla a spicchi.

“Il mio cuore può sopportare la battaglia, la mia mente può gestire la fatica. Ma il mio corpo sa che è ora di dire addio”: Bryant non tornerà, è durissima accettarlo.

“Gli eroi vanno e vengono, ma le leggende sono per sempre”: #ThankYouKobe.

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