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Lavoro domestico e di cura: “nero e sicurezza le piaghe del settore”

Convegno Inail: troppo poche le denunce per un settore a rischio. Associazioni e Istituzioni in rete per valorizzare e tutelare le figure professionali.

Nel campo del lavoro domestico, compreso quello di cura, i rapporti di lavoro regolari a Bergamo sono circa 12.000, ma almeno altrettanti sarebbero i rapporti di lavoro in “nero”. Nel dettaglio, l’ 87% dei lavoratori regolari sono donne e il 77% è straniero.

Badanti, Colf e assistenti domiciliari fanno parte della “popolazione lavorativa” che il progetto “Casa Si Cura – Campagna nazionale sulla salute e sicurezza per i collaboratori domestici stranieri in Italia” ha studiato e analizzato nel corso degli anni, per poter avviare percorsi di assistenza e prevenzione utili e efficaci.

Se ne è parlato recentemente in un convegno, organizzato da Inail Bergamo e ospitato in Cisl, al quale han preso parte tutti gli attori che sul territorio si occupano di lavoro di cura, sotto i diversi aspetti, sindacati e istituzioni, Comune, Provincia e Direzione del Lavoro.

Sono emerse tante criticità. Gli addetti ai servizi domestici, ad esempio sono esclusi dall’applicazione del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (D.lgs. 81/2008), e di fatto il lavoratore stesso è obbligato a provvedere alla propria messa in sicurezza, favorendo quindi l’assenza di controlli e penalizzando interventi di prevenzione. La mancata legislazione a riguardo segnala una mancata denuncia degli infortuni domestici; in particolare l’Inail nel periodo 2010-2014 registra un tasso di infortuni degli addetti nel lavoro domestico del 5 x mille contro il 27x mille di media negli altri settori.

“Dai dati – secondo Cinzia Colombo dell’Inail – emergerebbe che nel settore domestico si verificano meno infortuni rispetto alla media di tutti gli altri settori produttivi. In verità, questo sottolinea solo la scarsa propensione alla denuncia di infortuni da parte dei lavoratori domestici”.

Una recente ricerca del Censis dimostra che le statistiche ufficiali faticano a cogliere l’effettiva portata del fenomeno in quanto il 44% dichiara almeno un incidente nell’ultimo anno. Di questi, il 35% dovuto a cadute ( che recano nel 50% dei casi danni permanenti), il 55,7% a disattenzione e il 10,9% attribuito a circostanze esterne (es. cattiva tenuta degli oggetti).

Una delle maggiori criticità “è la ridotta tutela legislativa del lavoro domestico per quanto riguarda la sicurezza sul luogo di lavoro, malattia, maternità e licenziamenti e anche criticità dovute alla fragilità delle parti – hanno sostenuto i segretari di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil -. I lavoratori stranieri si trovano completamente soli in un paese che poco conoscono, senza comprensione della lingua, della cultura e delle abitudini, mentre le famiglie si trovano nella situazione di sfiducia nell’affidare l’assistito a persone “estranee” e non hanno la percezione di vedersi come datori di lavoro, anche a volte a causa del poco sostegno istituzionale e politico”.

Di contro sono stati evidenziati anche dei punti di forza per le prospettive future che sono tra gli obiettivi principali del progetto, ossia la promozione della prevenzione e sicurezza dei lavoratori, la sensibilizzazione delle famiglie e, tramite rapporti relazionali oltre che di puro lavoro tra le parti, l’interazione e cooperazione reciproca per ridurre rischi di infortuni domestici.

Simona Paris di Assindatcolf ha presentato la proposta di legge sulla deducibilità delle spese per gli addetti all’assistenza, “che intende rafforzare gli strumenti fiscali a favore delle famiglie che per necessità decidono di avvalersi dell’aiuto professionale di una badante o di una colf”.

Graziana Ponte di Regione Lombardia ha invece messo l’accento sulla “necessità di promuovere dei percorsi formativi qualificati per i collaboratori familiari anche alla luce dei requisiti previsti dalla Legge Regionale 15/2015, che vuole offrire alla famiglie servizi qualificati, informazione consulenza attraverso l’attivazione di sportelli per l’assistenza familiare”.

Inoltre sono state evidenziate dalle esponenti della Provincia di Bergamo Elisabetta Donati e del Comune di Bergamo Cristina Trussardi le buone prassi già esistenti sul territorio.
Infine sono stati condivisi gli obiettivi di promozione della prevenzione e sicurezza dei lavoratori, di sensibilizzazione delle famiglie e di interazione e cooperazione reciproca tra tutti gli attori al fine di sviluppare una rete efficace di supporto al sistema.

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