BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Ghisalberti: voterò sì al referendum, ecco perché

Nadia Ghisalberti, Assessore alla cultura di Bergamo, domenica 17 aprile andrà a votare per il referendum sulle trivelle. In questo suo intervento spiega perché voterà "sì".

Il prossimo 17 aprile si vota il referendum popolare abrogativo sulle trivellazioni in mare.

Bergamonews ha iniziato un percorso di approfondimento e avvicinamento al referendum che coinvolgerà alcune delle personalità politiche della città: alcune a favore del ‘sì’ e altre a favore del ‘no’, proprio per fare chiarezza e aiutare i cittadini a scegliere in maniera autonoma e consapevole il giorno che saranno chiamati alle urne.

Voluto da 9 Regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto) il quesito chiede di scegliere se abrogare la norma – introdotta con l’ultima legge di Stabilità – che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalla costa e senza limiti di tempo alla durata delle concessioni, cioè sino all’esaurimento del giacimento. Affinché la proposta sia approvata, il referendum deve raggiungere il quorum. Ovvero, deve andare ai seggi la metà degli aventi diritto più uno (il famoso “50 per cento + 1”), come previsto dall’articolo 75 della Costituzione.

Il secondo dei nostri opinionisti è Nadia Ghisalberti, Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo.

Pubblichiamo per esteso un suo intervento:

“Votare è un diritto ed un dovere. Domenica 17 aprile quindi io andrò a votare al referendum sulle trivelle. C’è chi sostiene che l’astensione abbia la dignità di scelta. Io, al contrario, la vedo come una rinuncia ad una grande opportunità e un colpo fatale all’espressione massima di democrazia che è il referendum popolare.

Con voi vorrei condividere i dati che mi hanno fatto decidere per il SI’. Con un ragionamento che parte da una premessa: di questo referendum si è parlato poco, e male, perché il confronto invece che restare nell’ambito scientifico ambientale è stato (volutamente?) trascinato su un piano politico, che ben poco ha a che vedere con i fatti e gli argomenti in questione.

L’infelice uscita del nostro Presidente del Consiglio che invita all’astensionismo ha subito declassato la consultazione popolare a un sondaggio tra chi sta con Renzi e chi no, con l’unico effetto di dividere e non certo con il risultato di far riflettere.

Tornando ai fatti, la prima questione che mi trovo ad analizzare è molto concreta: davvero votare SI equivale ad aumentare la dipendenza energetica italiana dall’estero? Così pare, leggendo i sostenitori dell’astensione, secondo i quali le trivelle che si trovano entro le 12 miglia forniscono (cito testuale da Panorama) “(…) un contributo al fabbisogno italiano di idrocarburi del 10,3% dei consumi di olio e l’11, 8% del gas nazionale” per un valore in bolletta di 4,5mld di euro all’anno”. “Se dovesse venire meno questo contributo – prosegue Gianfranco Borghini – dovremmo aumentare le importazioni per una cifra equivalente“.

I dati invece sono completamente diversi: le 33 trivelle coinvolte dal referendum (delle 69 nell’Adriatico) producono il 2,3 % dei consumi di gas e solo l’1% del fabbisogno italiano di petrolio. (Guarda qui).

Inoltre: di chi sono gli idrocarburi estratti dalle piattaforme in mare? Certamente non “nostri”, ma delle multinazionali che hanno le concessioni e li estraggono. Allo stato o alle regioni vanno solo le royalty che in Italia sono molto basse e vengono pagate solo se si supera la franchigia, cioè una certa quantità di produzione. Nel 2015 delle 26 concessioni di gas entro le 12 miglia solo 5 hanno superato la franchigia, e il 40% della produzione di petrolio dal mare non ha pagato royalty. (Guarda qui)

Estrarre gas o petrolio poco per volta garantisce quindi di non pagare nulla, ecco perché viene chiesto di prolungare la concessione all’infinito.

La norma inserita nella legge lo scorso dicembre (che il referendum chiede di abrogare), stabilisce che le “concessioni siano infinite, ovvero non soggette a revisione, fino all’esaurimento del pozzo”. Una norma che avrà una conseguenza ambientale pesantissima: estraggo poco, non pago royalty, mi viene garantito per sempre il diritto di utilizzo e quindi non sarò mai più tenuto a smantellare la piattaforma.

Quindi che una concessione sia infinita non mi pare proprio un’ottima cosa!

Per non parlare poi dei danni ambientali da inquinanti come cadmio, selenio e zinco, cromo e arsenico (dati ISPRA che su richiesta di Green Peace sono stati resi noti).

Veniamo ora alla questione della perdita dei posti di lavoro. Secondo Landini si tratta di ‘falsità’. (Leggi qui).

Ho qualche ragione per credere a lui più che ad altri quando si parla di tutela dell’occupazione.

E comunque i dati sull’occupazione mostrano che gli occupati del settore rinnovabili sono già superiori a quelli dell’oil&gas, settore destinato a ulteriori riduzioni per effetto dei costi del petrolio e degli accordi sul clima.

Io son certa che se lo stato saprà con coraggio scegliere dove investire nel settore energetico “alternativo” e dove non investire (nei fossili) il mercato risponderà in modo dinamico, creando anche nuova occupazione.

Spesso in Italia invece manca il coraggio di scelte forti, e scegliere in materia ambientale e di produzione energetica è una di quelle scelte, che devono essere prese con la consapevolezza che si stanno disegnando gli scenari non solo ambientali ma anche politici e sociali del futuro. Sulle motivazioni di questo scarso coraggio lascio ad ognuno libera interpretazione. Resta il fatto che una simile responsabilità è troppo preziosa e che ciascun cittadino dovrebbe fare il suo dovere assumendosene la sua parte, ed andando a votare domenica, SI o NO che sia, ma votando.

Perché il vero significato del voto del 17 aprile è riflettere sul futuro per quanto riguarda clima, ambiente ed energia e il referendum potrebbe essere un primo piccolo passo per costruire un serio piano energetico del Paese che indirizzi gli investimenti pubblici e privati verso il settore delle rinnovabili perché non c’è un’alternativa che garantisca ambiente, posti di lavoro, economia e un nuovo sviluppo sociale”.

Tutti i dati che citati sono presi dalle seguenti fonti:

http://abelliniforli.blogspot.it/2016/04/conoscere-per-deliberare-i-numeri.html

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/dario-faccini/morte-fossile-dellitalia/aprile-2016

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/vincenzo-balzani/rinunciando-alle-trivelle-non-perdiamo-bel-niente/marzo-2016

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.