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Legalità culturale ed economica: “Combattere con forza mafia, evasione e corruzione”

Antonio Calabrò e Ivo Lizzola protagonisti dell'incontro “Le parole della Legalità”, organizzato nell'Aula Magna dell'Università degli Studi di Bergamo: dalle infiltrazioni mafiosi in ambito imprenditoriale alla sfida della re-istituzione della legalità.

Parole e cultura della legalità al centro dell’incontro organizzato nel pomeriggio di lunedì 11 aprile nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Bergamo: un appuntamento che rientra nella settimana dedicata alla lotta all’illegalità, che dal 10 al 16 aprile coinvolge a Bergamo le Istituzioni locali, le associazioni antimafia, la Diocesi e il mondo della scuola.

Morzenti Pellegrini

Ospiti della giornata, dopo i saluti del rettore Remo Morzenti PellegriniAntonio Calabrò, giornalista, scrittore, docente universitario e videpresidente di Assolombarda con deleghe per la legalità e la responsabilità sociale d’impresa, e il professor Ivo Lizzola, docente di Pedagogia Sociale all’Università di Bergamo.

I tentativi di infiltrazione delle cosche mafiose all’interno di ambienti sani, a livello imprenditoriale e amministrativo, sono stati al centro dell’intervento di Antonio Calabrò: “Le imprese devono prendere atto che la presenza delle mafie è un elemento che distorce profondamente il mercato, mettendo in difficoltà che agisce in piena legalità. Grazie al denaro facile, alla violenza e alla capacità di intimidazione le imprese collegate al meccanismo mafioso spiazzano tutte le altre. Quello con la mafia non è un rapporto di servizio: una volta entrati in contatto con quel mondo l’impresa è persa per sempre”.

Per il professor Lizzola la sfida della legalità è ancora più difficile: “Bisogna trovare il modo per re-istituirla: riscoprire la forza del legame sociale di responsabilità che ci lega nella nostra convivenza. Molti comportamenti illegali sono vissuti da persone che non pensano di doverne rispondere: i meccanismi del disimpegno morale sono pericolosissimi. E la sfida non riguarda solamente la violenza senza fine del terrorismo suicida ma anche quella della profonda trama di indifferenza e freddezza che lasciano sole troppe persone”.

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