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La poesia nei progetti di un architetto, Aldo Rossi alla Gamec

Aldo Rossi, la finestra del poeta. Opera grafica 1973-97. E' una mostra di tutto interesse, ricca e ben impaginata, quella che la Gamec ospita fino al prossimo 24 luglio.

E’ una mostra di tutto interesse, ricca e ben impaginata, quella che la Gamec ospita fino al prossimo 24 luglio. L’estro e l’intelligenza dell’architetto-designer milanese escono con bella evidenza nelle opere esposte a parete e allestite in teche grazie anche al supporto delle audioguide che propongono dei focus mirati sui lavori più significativi.

“Aldo Rossi. La finestra del poeta – Opera grafica 1973-1997” è un evento realizzato dal Bonnefantenmuseum di Maastricht in collaborazione con la Fondazione Aldo Rossi di Milano ed è parte di un progetto itinerante che coinvolge, come unica tappa italiana, la Gamec di Bergamo, dopo le precedenti occasioni di Maastricht e di Losanna.

L’excursus è cronologico e tematico e consente di cogliere l’importanza per Rossi della riflessione teorica e grafica, intimo e necessario fondamento per ogni suo atto progettuale.
Il dialogo incessante tra architettura e società, il recupero delle memorie collettive della città, la valorizzazione dell’immaginazione e del pensiero analogico, l’illimitata contaminazione delle forme della vita, sono punti fermi di una ricerca interdisciplinare e originalissima, al confine tra architettura, design, arti visive, letteratura, filosofia.

La mostra, curata da Ton Quik, passa in rassegna le incisioni e le stampe nello snodo tra gli anni Sessanta e Settanta, con progetti quali il Monumento ai partigiani e la sistemazione della piazza del Municipio a Segrate e il cimitero di San Cataldo a Modena – espressione magistrale della sua poetica ‘analogica’ – e la progressiva presa di consapevolezza delle possibilità dei mezzi della riproduzione grafica.

Non potevano mancare le carte che mettono in scena “il teatro del mondo”, esperienza cruciale per Rossi alla Biennale di Venezia del 1979, quando allestì un provvisorio e visionario teatro galleggiante costruito con tubi in acciaio e tavole di legno dipinto, summa ideale di memorie, miti e riti di latitudini varie e congruenti per la città lagunare.
Di fine anni 80 sono i disegni e le incisioni che vertono sul concetto di frammento e sulla pratica della citazione, dell’assemblaggio, della ripetizione, della reinvenzione: “mi sembra che i frammenti – scriveva Aldo Rossi – riflettano la condizione della città moderna, dell’architettura e della società. I frammenti hanno un senso perché noi siamo capaci di connetterli”.
Il collage e il montaggio cinematografico sono tecniche in grado di dare forma a questo concetto e di creare corrispondenze di grande suggestione e portato culturale.

Interessanti anche le stampe del Bonnefanten Museum di Maastricht ricostruito nel 1995 in una vecchia zona industriale della città, che fu “uno degli incarichi preferiti di Rossi”, e i progetti per Rotterdam e Berlino, successi internazionali che gli valsero importanti riconoscimenti pubblici, come il Pritzker Prize.

La rassegna propone anche alcune matrici in zinco e in ottone, lastre e tarsie utilizzate per la produzione delle opere, oltre ad alcuni filmati che raccontano l’autore nel studio di architettura e all’aperto, per le vie di Milano.

Ne viene il ritratto di una personalità molto vitale, fervente di idee, attenta nel tracciare e cercare di ricucire i fragili segni del passaggio dell’uomo attraverso il tempo e lo spazio abitati. Ed emerge, soprattutto, lo spaccato di una stagione architettonica irripetibile che, di fronte a un sistema cieco che avrebbe negli anni depredato le nostre città, raccolse la sfida di elaborare e portare a compimento dispositivi formali di grande intelligenza e sensibilità, in continua, coraggiosa dialettica tra presente e passato.
La mostra si correda del volume “Aldo Rossi. Opera grafica. Incision, litografie, serigrafie” (Silvana Editoriale) che fornisce la prima panoramica dettagliata ed esaustiva dell’opera grafica dell’artista.

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