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“Tutto a spalla” di Alfredo Colombo alla galleria Viamoronisedici fotogallery

"Tutto a spalla" di Alfredo Colombo, ovvero quando l'arte non è un pretesto. La mostra dell'artista bergamasco, allestita alla galleria Viamoronisedici fino al 30 aprile, ha il fascino dell'autenticità e la forza dell'archetipo.

“Tutto a spalla” di Alfredo Colombo, ovvero quando l’arte non è un pretesto. La mostra dell’artista bergamasco, allestita alla galleria Viamoronisedici fino al 30 aprile, ha il fascino dell’autenticità e la forza dell’archetipo. I riti collettivi e individuali, il peso e l’etica della fatica umana, l’eco e la forza della memoria. Sono questi i temi di un’esposizione essenziale, fatta di pochi, icastici oggetti d’uso: gerle di vimini, mazzi di fieno, attrezzi di legno.

Di origini schiette, legate alle tradizioni e alla cultura della terra, il linguaggio creativo di Alfredo Colombo ha raccolto nel suo percorso, ormai pluridecennale, sedimenti e suggestioni dell’estetica contemporanea, elaborando una poetica riconoscibile volta a rinsaldare i legami tra il presente e il passato.

Una dialettica su cui si gioca anche la presente mostra, che pone al centro suggestioni semplici e potenti, di indiscutibile valore simbolico. Sullo sfondo, c’è tutto un mondo di affetti personali, la memoria del padre, il mito delle cose perdute, il senso di un percorso condiviso, lo strappo della modernità.

C’è molta poesia in quest’operazione fuori dagli schemi, non priva di rimandi al concettuale, al dada, all’arte povera, a tutta una serie di approcci all’arte che implicano la ri-collocazione dell’opera e la valorizzazione dell’emozione.

La matrice di questa ricerca sta nel territorio, nel senso di identità e di appartenenza, nella persistenza di modelli artigianali del fare arte, nel recupero e nella trasmutazione di materie povere attraverso il gesto che sottrae e ravviva, sposta e ridefinisce oggetti e significati.

“L’arte ricorda; ricorda le forme, il senso delle cose”, rileva Martina Corgnati presentando l’autore. “L’esercizio della pratica artistica conserva per lui il valore della necessità senza che per questo la sua voce suoni meno originale e capace di vere e proprie trasfigurazioni”.

Nella sua unicità, non è un episodio isolato questa installazione di Colombo, è piuttosto una tappa molto intima di un percorso costruito attraverso le inquietudini della pittura informale, le ricerche in tridimensione con materiali umili come legno, ferro, terracotta, tessuti grezzi, le pratiche creative e sperimentali di recupero e di impronta concettuale.

Nel contesto della mostra, venerdì 8 aprile alle 17 prosegue “Percorsi”, il ciclo di incontri con gli artisti per lo scambio e la condivisione di riflessioni e idee sull’arte: dopo Paolo Facchinetti, che ha incontrato il pubblico a marzo, venerdì prossimo è la volta dello scultore Elio Bianco che racconterà la sua vita e la sua ricerca. Nei mesi a venire, sarà la volta di Mariella Bettineschi e Valerio Ambiveri.

E’ gradita una conferma di partecipazione all’indirizzo mail: viamoronisedici@gmail.com

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