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Insulti ultras a giornalista di Bergamo archiviati: Gramellini contro il giudice

Il vicedirettore de La Stampa Massimo Gramellini contesta le motivazioni del giudice di Bergamo che ha definito imprudente l'intervento di Roberto Pelucchi sul sito dei tifosi nerazzurri: e intanto il cronista orobico medita il ricorso in Cassazione.

Il buongiorno di Massimo Gramellini, vicedirettore del quotidiano La Stampa, è per molti un appuntamento quasi irrinunciabile: martedì 5 aprile la sua penna ha affrontato un caso che riguarda da vicino chiunque frequenti i mondi della rete e dello sport.

E riguarda, in particolare, il giornalista bergamasco de La Gazzetta dello Sport Roberto Pelucchi: il caso risale al 2014 quando, dopo anni di offese, il cronista replicò sul sito atalantini.com ad una lettera che contestava un suo articolo riferito alla posizione di Cristiano Doni in merito alla partita Crotone-Atalanta e fu apostrofato con una serie di epiteti.

“Infame”, “Uomo di m.” sono solo alcuni di quelli raccolti dal giornalista che decise di querelare gli autori di quelli più pesanti: alcuni di loro decisero di transare, trovando un accordo economico prima di andare a processo.

“Siete di quelli che ancora pensano che dare a qualcuno dell’uomo di m. sia infamia meritevole di querela? – scrive Gramellini – Retrogradi”: il vicedirettore del quotidiano torinese ha riportato le parole del giudice che ha contestualizzato gli insulti all’interno di un “ambito sportivo” e considerato “generici” gli insulti. Ma soprattutto era stato ritenuto “imprudente” l’intervento che il giornalista bergamasco aveva deciso di fare direttamente sul sito dei tifosi atalantini per difendere il proprio articolo “mettendosi nelle condizioni di chi si mette a correre per strada durante la festa di Pamplona, e non può lamentarsi più di tanto se qualche toro finisce per incornarlo”.

Ora Roberto Pelucchi, insieme al suo avvocato Veronica Panzera, sta valutando la possibilità di ricorrere in Cassazione per alcuni dei casi archiviati.

Commenti

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  1. Scritto da scapigliato

    Mi spiace per il giornalista, ma l’ingiuria è stata depenalizzata e per i reati non gravi (diffamazione compresa) è prevista l’archiviazione per tenuità del fatto. Che qui a parer mio, da quello che scrivete, ci stava tutta. C’è insulto e insulto; dire che ho rubato un milione in ufficio è pesante, prendermi a male parole è volgare, ma non danneggia la mia reputazione. Certo, il giudice lo ha spiegato con immagini colorite, ma un giornalista non potrà che apprezzare la chiarezza che cattura il lettore.