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Ubi, i fondi alla prova del “fare banca per bene” fotogallery

Alberto Barcella e Federico Caffi commentano la prima assemblea da azionisti di Ubi Banca che ha rivelato la vera forza dei fondi di investimento.

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Le assemblee dei soci di Ubi Banca erano un po’ come i pranzi di Natale. Ritrovavi tutti. In un’atmosfera che era in equilibrio tra la festa e le attese di un titolo che era il vero termometro dell’economia bergamasca.

Sabato 2 aprile, la prima assemblea di Ubi Banca in versione Spa è iniziata con lo stesso spirito. Imprenditori e industriali divisi dalle due sponde dell’Oglio si sono ritrovati nel tradizionale appuntamento della banca.
Sorrisi, commenti sulle recenti votazioni di Confindustria, strette di mano: insomma, un classico.
Se non fosse che al momento del voto, che è un po’ come lo scambio di regali sotto l’albero, qualcuno ha presentato un dono che è stata la vera sorpresa.
I fondi hanno dimostrato di essere i veri proprietari della banca con oltre il 51% del capitale presente in sala che ha votato la seconda lista.

Il presidente di Sorveglianza, Andrea Moltrasio, ha elegantemente saputo tenere il timone di un colpo di coda, forse atteso, ma non scontato, che ha sbalordito la platea dimostrando che i veri “padroni” di Ubi sono i fondi. Che l’assemblea non fosse più quella dei soci ma degli azionisti si è capito qualche ora prima, quando al momento di presentare le liste, i fondi non hanno preso parola, non hanno presentato i candidati.
Insomma: hanno sovvertito un rito che è quello del confronto in assemblea tra chi detiene anche poche azioni di Ubi, ma che si sente parte della banca.
Al voto poi i fondi hanno definitivamente svelato la loro forza, un chiaro segnale del loro peso, anche se poi hanno comunicato di non volere la carica di presidente e nemmeno di vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza.

Come dire: veniamo e ci sediamo al tavolo del comando, ma non sovvertiamo l’ordine di chi finora ha guidato Ubi. Il cuore di Ubi, insomma, non batte più nel derby tra Bergamo e Brescia, ma nelle borse mondiali. E proprio a caldo abbiamo sentito tre soci e azionisti di Ubi Banca.

Ubi Banca 2016

“Bergamo e Brescia adesso devono valutare che la maggioranza della banca è diventata internazionale, il 51% del capitale che ha votato in assemblea non è più collegato alle due città e questo sia i soci bergamaschi sia bresciani devono tenerlo in considerazione – afferma l’avvocato Federico Caffi –. Non credo ci sia nulla da temere fin tanto che i componenti del Consiglio di sorveglianza conducono la banca così come hanno fatto finora, salda a principi e valori che l’hanno resa una banca così interessante da far convergere investitori da tutto il mondo”.

Alberto Barcella

“Sicuramente è stata un’assemblea non molto dissimile dalle altre, anche se l’approccio è stato ben diverso: da soci si è passati ad azionisti e i voti dei grandi fondi di investimento hanno fatto sentire la loro voce – dichiara Alberto Barcella, già presidente di Confindustria Bergamo e Lombardia e componente del consiglio di Banca Commercio e Industria -. Una voce che dimostra e insegna, con buona pace degli azionisti bergamaschi e bresciani, che per il bene della banca certe divisioni territoriali devono essere superate. Ubi è oggi una tra i più importanti istituti di credito in Italia per capitalizzazione e può guardare ad un orizzonte europeo”.

Sui fondi Barcella non ha dubbi: “faranno sentire il loro peso e saranno esigenti perché dovranno dimostrare di raggiungere gli obiettivi ai loro azionisti. Ma la vera sfida sarà proprio questa: far mantenere ad Ubi la sua vera anima, ovvero una grande responsabilità sociale nei confronti del territorio, a fianco di famiglie e imprese”.

Insomma, l’atmosfera del Natale in famiglia che si respirava alle assemblee dei soci di Ubi si è d’incanto dissolta.

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