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Panama papers, miliardi in paradisi fiscali: citati vip, presidenti, re, anche Ubi che smentisce

Fra i beneficiari internazionali ci sarebbero persone indicate come vicine al presidente russo Vladimir Putin, il defunto padre del premier britannico David Cameron (Ian) nonché il pluri-pallone d’oro Lionel Messi. Tra i connazionali Luca Cordero di Montezemolo.

Cifre da far tremar le vene. Nomi che più importanti non si può. Questo contiene l’inchiesta del Consorzio internazionale dei giornalisti investigatori (300 giornalisti di 76 Paesi diversi, tra cui quelli dell’Espresso): un enorme flusso di soldi dirottati da studi legali internazionali e banche verso paradisi fiscali per conto di leader politici, criminali, funzionari d’intelligence e vip dello sport e dello spettacolo.

Milioni di documenti fatti trapelare sui media internazionali, già battezzati “Panama Papers”. Fra i beneficiari internazionali ci sarebbero persone indicate come vicine al presidente russo Vladimir Putin, familiari del leader cinese Xi Jinping, del presidente ucraino Poroshenko. C’è pure il defunto padre del premier britannico David Cameron (Ian) nonché il pluri-pallone d’oro Lionel Messi. Tra i connazionali è citato il nome di Luca Cordero di Montezemolo.

I documenti riguardano operazioni che vanno dal 1977 fino alla fine del 2015 e offrono uno sguardo inedito sulla gestione di grandi flussi di denaro attraverso il sistema finanziario globale.

Stando a quanto scrive l’Espresso sono “circa 800 gli italiani citati nell’archivio”, a vario titolo e con posizioni ancora da precisare. Tra questi nomi spiccano quelli di Luca Cordero di Montezemolo, Giuseppe Donaldo Nicosia, imprenditore latitante e coinvolto in un’inchiesta per truffa con Marcello dell’Utri, e l’ex pilota Jarno Trulli, ma anche di due banche: Ubi e Unicredit.

Nelle carte dello scandalo figurano poi il calciatore Lionel Messi e l’attore cinese Jackie Chan. Nell’immensa lista dei Panama Papers, anche i re del Marocco Mohamed VI , e quello dell’Arabia Saudita Salman, che furono aiutati da Mossack Fonseca – lo studio legale che risulta all’origine della diffusione di questi documenti – nell’acquisizione di yacht di lusso.

Mentre arrivano le prime smentite, quella di Ubi Banca è giunta immediatamente (“Ubi Banca non ha società controllate in Paesi quali quelli citati e nemmeno i nominativi indicati sono direttamente riconducibili a Ubi. È però possibile che siano state gestite delle operazioni dalla Banca per conto di propri clienti, nel rispetto della legislazione del Granducato”), ecco tutti i numeri dei Panama Papers, la più grande fuga di notizie nella storia della finanza, persino più vasta di quelle di Wikileaks nel 2010 e dal Datagate di Edward Snowden nel 2013.

* 11,5 milioni (2,6 terabyte) – i documenti segreti analizzati dai giornalisti per oltre un anno.

* 307 – i giornalisti di tutto il mondo che si sono occupati dell’inchiesta riuniti nell’International Consortium of Investigative Journalists.

* 76 – i Paesi dai quali provengono i reporter.

* 140 – tra politici, personaggi famosi, imprenditori e sportivi o persone a loro vicine citate nei documenti segreti.

* 12 – i leader politici tra re, presidenti e primi ministri coinvolti dallo scandalo.

* 33 – tra persone e società citate nell’inchiesta sono inserite nella “lista nera” degli Stati Uniti per legami con il terrorismo.

* 214.000 – le società offshore che compaiono nei file, legate a oltre 200 Paesi diversi.

* 38 anni – dal 1977 al 2015, gli anni ai quali fanno riferimento i documenti.

* 14.000 – i clienti dello studio legale di Panama Mossack Fonseca, al centro dello scandalo, che ha uffici in 42 Paesi in tutto il mondo e 600 impiegati.

 

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