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L’Atalanta bella e divertente è tornata: la paura, ora, è lontana

Col Bologna era la vittoria della paura, col Milan l'impresa che ridà entusiasmo. La prossima big al Comunale sarà la Roma: altro botto in arrivo?

Dite la verità… Quanti di voi, arrivati quasi alla fine del primo tempo di Atalanta-Milan, con una partita che sembrava incanalata stancamente verso una vittoria rossonera, non avevano pensato: ma quel Pinilla, che perde palloni a ripetizione e sembra rimasto in Sudamerica dove ha segnato due gol al Venezuela (“non poteva tenerne uno per domenica?”, si era chiesto alla vigilia, ridendo Pizzaballa), tornerà in campo nel secondo tempo?

Ma siccome anche nel calcio bisogna saper cogliere l’attimo, aspettiamo l’ultima azione del solito Gomez, un tiro che sembra un tiraccio e finisce in curva. Deviato, dice l’arbitro. Bene, angolo, cross, Paletta offre l’assist al suo compagno più pazzo e… Detto, fatto, ecco la specialità della casa: la rovesciata di Pinilla, la quinta in nerazzurro, sotto la Nord come la prima volta contro il Cagliari nello scorso campionato.

Lui, il cileno, l’aveva promesso a Reja: mister, battiamo il Milan e segno in rovesciata. Beata incoscienza, così è stato.

Chiaro che poi Pini-gol è rimasto in campo 90 minuti, alla faccia dei fusi orari e di una prestazione che per il resto non è stata particolarmente brillante. Ma di esaltante basta quella rovesciata che ha fatto riesplodere stadio, entusiasmo e la voglia di vincere della squadra.

Altra Atalanta, quella del secondo tempo. Stendardo dimentica il raptus-fallo di mano che era costato il rigore nei primi minuti e alza il muro grazie anche a un Paletta esemplare che dimostra al suo Milan il suo valore: all’andata ci provano Bacca e Niang (e Cerci), al ritorno Bacca e Luiz Adriano, ma alla fine i rossoneri segnano solo su un rigore… fortuito.

Non è l’Atalanta spettacolare dell’andata a San Siro, ma stavolta la squadra di Reja si prende tutto quel che merita.

La differenza contro un Milan inguardabile è di squadra, oltre che nei singoli. Perché l’Atalanta ha un’anima, un cuore e lo dimostra con le rincorse del Papu Gomez anche nei tempi supplementari prima di essere sostituito, con un’attenzione e concentrazione che i rossoneri, forse un po’ presuntuosi e un po’ sopravvalutati, non riescono a tenere se non per un tempo. E se all’andata almeno Bonaventura aveva provato a tenere a galla la baracca rossonera, al ritorno anche Jack alza bandiera bianca.

Reja ammette di essere uscito da un incubo di due mesi, con le due vittorie su Bologna e Milan. Anzi, il tecnico goriziano avverte: non è ancora finita, non alziamo le mani dal manubrio proprio adesso, perché il traguardo è più vicino, ma dobbiamo ancora raggiungerlo.

Vero. Magari adesso arriva il bello e l’Atalanta infila un filotto di vittorie (a tre consecutive quest’anno non c’è ancora arrivata e domenica sarà a Torino dai granata) e chissà dove si arriva. Intanto la paura è passata.

Perché tutto funzioni ci vuole un buon portiere e Sportello quando Balotelli ha tirato la bomba ha risposto presente.

Ci vuole un centravanti che segni e Pinilla, anche se vede il mondo solo alla rovescia, ha dato il la alla rimonta, bissato poi da quel Gomez che quest’anno è il bomber nerazzurro e potrebbe arrivare in doppia cifra, che sarebbe il suo risultato migliore da quando gioca in Italia.

Gli arriva l’assist da de Roon, che vuol dire soprattutto gambe, pressing, voglia di non mollare mai. Con lui si rimbocca le maniche Cigarini, che contro il Milan sale sempre in cattedra e dà tutto Diamanti. E Alino riesce a prendere per mano questa Atalanta che sembrava smarrita, quasi risucchiata nel gorgo della lotta salvezza.

Così invece si torna in acque più tranquille.

Col Bologna era la vittoria della paura, col Milan (brutto, ma pur sempre temibile) l’impresa indimenticabile, che ridà entusiasmo ai tifosi. La prossima (e ultima) grande al Comunale sarà la Roma: chissà mai che da questa Atalanta ritrovata non ci scappi un altro botto.

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