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Berta: la buona gestione di Ubi riconosciuta anche dai fondi

Ubi Banca dopo la sua prima assemblea da Spa vista da Giorgio Berta, commercialista, fondatore e socio dello studio Berta-Nembrini-Colombini e Associati, già docente dell’Università di Bergamo e una serie lunghissima di incarichi in diverse società, è autore di diversi volumi sulle società quotate e sul diritto societario, non si allarma per lo scossone dei fondi che entrano a pieno titolo, con tre membri, nel consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca.

“Mi pare che i fondi pur dimostrando di avere la maggioranza delle azioni, abbiano dimostrato, nel caso specifico alla prima assemblea da Spa di Ubi Banca, la buona governance della banca. Hanno riconfermato il presidente del Consiglio di Sorveglianza nella persona di Andrea Moltrasio. Hanno dato una prova tangibile che la banca era ed è ben gestita”.

Giorgio Berta, commercialista, fondatore e socio dello studio Berta-Nembrini-Colombini e Associati, già docente dell’Università di Bergamo, una serie lunghissima di incarichi in diverse società, è autore di diversi volumi sulle società quotate e sul diritto societario, non si allarma per lo scossone dei fondi che entrano a pieno titolo, con tre membri, nel consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca.

“In questi anni di crisi e di tempeste finanziare, Ubi ne è sempre uscita come una delle banche più solide a livello nazionale, la Banca Popolare di Bergamo è una corazzata – osserva Berta -. Il fatto che i fondi ci abbiamo da sempre investito è la chiara dimostrazione della buona gestione e del buon operato di chi ha condotto la banca”.

Visti i numeri emersi anche nell’assemblea di sabato alla Fiera di Bergamo, non c’era il timore che questi fondi si prendessero anche tutto il consiglio?
“No. I fondi perseguono una politica che è valorizzare i titoli, non gestire le banche. Non lo hanno fatto in questa assemblea e credo non lo faranno in futuro. Non rientra nelle loro logiche perché è il loro modo di comportarsi. Certo, pur avendo la maggioranza, hanno riconosciuto il buon operato della banca. Ma questo è sotto l’occhio di tutti”.

La presenza dei fondi potrebbe anche arginare o bloccare certe ipotesi di fusioni con altre banche, magari caldeggiate dall’alto, come Monte Paschi di Siena?
“Potrebbe essere uno scenario realistico. I fondi faranno sentire il loro peso su scelte che potrebbero gravare sulla banca. Condivido in pieno l’analisi che ha tracciato l’amministratore delegato Victor Massiah: fondersi per fondersi è una follia. E i nominativi di alcune banche sottoposte all’attenzione di Ubi per eventuali fusioni potrebbero creare dei seri problemi per una sana gestione della banca”.

Lei ha partecipato a molte assemblee prima della Popolare di Bergamo e poi di Ubi Banca. Che atmosfera ha colto sabato alla Fiera di Bergamo?
“Ho notato una calma assoluta, dovuta al fatto c’era nell’aria questo cambiamento, si passava da una cooperativa ad una società per azioni. Alla fine delle votazioni, nonostante il peso effettivo di certi investitori, anche i fondi hanno confermato che alla gestione di Ubi non poteva essere elevata alcuna critica. Non solo: hanno riconfermato il presidente, il vicepresidente e gran parte del consiglio di Sorveglianza”.

Che lezione dobbiamo imparare dall’assemblea di Ubi Banca versione Spa?
“Che questa banca non teme i cambiamenti. E’ stata la prima a sapersi trasformare in Spa, che i confini tra Bergamo e Brescia sono stati spazzati via, che i forti radicamenti locali non hanno più ragione d’essere e che la banca si sta muovendo verso il mercato. E si sta muovendo bene”.

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