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Ridurre lo spreco alimentare: “Bergamo può fare la differenza” foto

Il tema è stato al centro del convegno, organizzato dall'associazione Bergamo Europa con il patrocinio dell'Università di Bergamo, che si è svolto sabato 2 aprile nell'aula Galeotti del campus giuridico economico di via dei Caniana

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Milioni di tonnellate di cibo buttato ogni anno, che hanno un costo anche in termini di risorse energetiche e sostenibilità ambientale, sono un paradosso inaccettabile. Il cambio di rotta in Italia parte da una nuova legge approvata alla Camera, che punta proprio a contrastare lo spreco di alimenti e di farmaci ancora sicuri e utilizzabili.
È questo il tema affrontato durante il convegno, organizzato dall’associazione Bergamo Europa con il patrocinio dell’Università di Bergamo, che si è svolto sabato 2 aprile nell’aula Galeotti del campus giuridico economico di via dei Caniana.

Ha introdotto i lavori l’onorevole Elena Carnevali: “La lotta agli sprechi è un tema etico e di sostenibilità ambientale che occorre rendere centrale se vogliamo determinare una rivoluzione per ridurre le disuguaglianze sociali e il rispetto del nostro ambiente, che non è una risorsa inesauribile. Sappiamo che siamo responsabili di lasciare un mondo più equo e sostenibile, ci dobbiamo impegnare a sostenere le buone pratiche. Produrre e poi buttare alimenti e farmaci rappresenta un costo insostenibile, dal punto di vista morale, ma anche in termini di consumo di risorse energetiche e idriche. La Fao ha quantificato lo spreco di cibo nel mondo in 1,3 miliardi di tonnellate, un terzo della produzione totale. Una quantità che, se riutilizzata, si calcola potrebbe sfamare per un anno la metà della popolazione mondiale. Il Politecnico di Milano quantifica in 5,6 milioni di tonnellate le eccedenze alimentari in Italia, mentre lo spreco di farmaci nella Ue costa 125 miliardi di euro l’anno. Dati e numeri che, alla luce della crisi, sollecitavano un intervento legislativo: dobbiamo essere orgogliosi e soddisfatti se in questa legislatura abbiamo finalmente approvato una legge per contrastare il fenomeno”.

“Quello di oggi è un tema molto caro al nostro ateneo – ha aggiunto il Rettore Remo Morzenti Pellegrini – C’è la necessità di trovare un utilizzo benefico e giusto degli alimenti sicuri che vengono ogni giorno buttati via, ad ogni stadio della filiera. Se è vero che parte di questo scarto è inevitabile, una riduzione anche consistente è possibile. Esistono anche in Italia progetti interessanti in questo senso, anche se su scala troppo bassa. Un incontro come quello di questa mattina è importante proprio per far crescere una sensibilità, per trovare insieme nuove strategie e modalità operative in termini di sostenibilità e qualità della vita”.

Al convegno è intervenuto anche il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina: “Citando Papa Francesco, diciamo che c’è cibo per tutti ma che non tutti possono mangiare, è questa la grande contraddizione che ci troviamo di fronte quando ci occupiamo di risorse alimentari. Intorno al cibo ruotano molti degli elementi delle grandi questioni politiche e dei conflitti di oggi: dalle migrazioni alle rivoluzioni, a partire dalla primavera araba, con tutti gli sconvolgimenti che ne sono seguiti. L’Italia non può sottovalutare i suoi sprechi, ma è anche patria di buone pratiche che la nuova legge contribuisce a perfezionare: una strategia nazionale di valorizzazione che lavora più sull’incentivo che sulla sanzione, promuovendo una cittadinanza consapevole. Questa legge è figlia della stagione di Expo, prende a pieni mani dal tesoro di esperienze che già abbiamo, garantendo maggiore operatività ed efficacia nelle misure di intervento. Non è un’operazione burocratica ma una grande scommessa, che prevede una rivoluzione anche nel settore dell’industria alimentare: chi lavora meglio su queste frontiere ha dei ritorni di competitività da non sottovalutare. Oggi non c’è competitività senza sostenibilità, il fatto che si sia aperto questo spazio di lavoro può scatenare un laboratorio straordinario di esperienze. Che bello sarebbe se Bergamo diventasse un modello che fa la differenza, anche sul panorama nazionale. Le condizioni ci sono”.

La deputata Chiara Gadda ha presentato la legge di cui è stata relatrice: “È una legge che è partita dalle buone pratiche, da quanto già avviene nel nostro paese. Ma vuole fare un passo in avanti, soprattutto sui prodotti più difficili da donare e recuperare. Lo spreco avviene per il 56 per cento nella filiera economica, per il 46 in capo al consumatore. Le risposte che dobbiamo dare a questi due macro soggetti sono diverse: bisogna puntare sull’educazione dei cittadini, che vanno resi consapevoli del valore, non solo economico, del prodotto. Per quanto riguarda l’industria, abbiamo puntato sulla semplificazione. Le norme erano complicate e dominate dalla burocrazia, una situazione che si scontra con il nostro obiettivo: trasformare la donazione in una pratica quotidiana. Era impensabile pensare di dover avvertire 5 giorni prima le autorità quando si voleva fare una donazione, quando la legge sarà approvata basterà rendere un bilancio consuntivo, molto più semplice da gestire. Abbiamo deciso di inserire anche la donazione di farmaci, anche se con maggiori limitazioni rispetto agli alimenti. Restano fermi due paletti fondamentali, che la legge tiene ben presente: la tracciabilità dei prodotti e la sicurezza per i consumatori e il rispetto delle regole igienico sanitarie”.

A questi interventi è seguita una tavola rotonda a cui hanno partecipato il presidente della Federazione Italiana Panificatori Roberto Capello, il presidente di Fiepet-Confesercenti Roberto Amaddeo, l’amministratore delegato di Bergamo Mercati Andrea Chiodi e il Direttore di Ascom Oscar Fusini, che hanno raccontato esperienze e buone prassi. Al dibattito sono intervenuti anche il direttore della Fondazione Banco alimentare onlus Marco Lucchini, il presidente di Cesvi Giangi Milesi, il responsabile di Innovazione e gestione servizi Coop Lombardia Valter Molinaro e l’assessore all’Istruzione del Comune di Bergamo Loredana Poli.

Al dibattito, che ha visto la collaborazione del gruppo solidarietà del Liceo scientifico Mascheroni, erano presenti anche 50 studenti.

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