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“You and I”: fatevi cullare dalle melodie cristalline di Jeff Buckley

Brother Giober recensisce You and I di Jeff Buckley: una raccolta composta da cover e da due composizioni originali di straordinario significato artistico, registrate tutte in un periodo antecedente a Grace e mai pubblicate sino ad oggi.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti , poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa;

ARTISTA : Jeff Buckley

TITOLO: You and I

GIUDIZIO: ***1/2

Oggi Jeff Buckley avrebbe circa 50 anni e probabilmente, se la vita avesse una sua logica, avremmo a nostra disposizione una serie di lavori di inestimabile pregio in luogo che accontentarci di opere postume quasi sempre raffazzonate ed inutili. Ma la vita è strana e quindi siamo ancora a chiederci perché un ragazzo poco più di venti anni, nel pieno del successo, abbia deciso un giorno di farsi inghiottire dalle acque del Mississippi ponendo fine alla propria esistenza, così come aveva fatto il padre, Tim, qualche anno prima, al culmine del proprio successo e pochi giorni dopo essere diventato padre, di Jeff appunto.

Resta l’opera di Jeff Buckley che, per quanto estremamente scarna, ha scaldato il cuore di tutti noi sin dal tempo dell’uscita di Grace, il primo album, un condensato di emozioni riscontrabile in ben pochi altri lavori, e non parlo solo dei suoi, ma in generale: a partire dalla title track, un urlo di dolore che ti sconquassava il cuore per arrivare alla totale beatitudine della cover di Halleluja di Leonard Cohen.

Dopo Grace sono state pubblicate alcune raccolte di scarso valore artistico, con il chiaro intento di fare più cassa possibile, facendo guadagnare alla mamma di lui il titolo di genitore più odioso della storia della musica rock; pubblicazioni spesso del tutto inutili e dannose all’immagine di Jeff.

Non è il caso però di questa You and I, una raccolta composta da cover e da due composizioni originali di straordinario significato artistico, registrate tutte in un periodo antecedente a Grace e, non si sa perché, mai pubblicate sino ad oggi.

You and I è un compendio delle influenze di Jeff Buckley: si va dai Led Zeppelin, a Mr. Zimmerman, agli Smiths, di Morrissey dove a colpire è soprattutto la capacità di Jeff Buckley a interiorizzare il pezzo, a farlo diventare completamente proprio, azzerando ogni barriera stilistica, facendo perdere alla versione la sua natura di cover.

Ma veniamo alle singole tracce.

Apre le danze (si fa per dire!) Just Like a Woman: il noto brano di Bob Dylan è qui proposto ricorrendo solo a voce e chitarra per una versione toccante, che sa di spirito e di anima, interpretata con un’intensità emotiva che nulla ha da invidiare a quella già espressa nei solchi di Grace. In pratica un colpo al cuore!

Everyday People è un vecchio brano di Sly & the Family Stone, gruppo capostipite del genere funk e quindi distante anni luce da mr. Zimmerman e accomunato al “maestro” dal solo essere anticonvenzionale, ribelle ad ogni conformismo e contrario ad ogni regola precostituita. La versione benché ridotta nell’arrangiamento all’osso, mantiene un suo groove straordinario e suona particolarmente fresca.

Un altro salto di stile ed ecco Let The Sun Catch You Crying, registrata nel tempo che fu da Louis JordanRay Charles a cui fa seguito una riproposizione di Grace, se possibile ancora più intensa di quella apparsa sul lavoro di esordio e dove, la sola presenza come strumento della chitarra, evidenzia tutto il pathos che Jeff Buckley era capace di trasmettere con la sua interpretazione.

Ancora un esempio lungimirante di soul intenso come attitudine interpretativa è quella di Calling You,brano “straconosciuto” e portante della colonna sonora del film Bagdad Café: già di sé la melodia è di quelle memorabili, se poi ci si mette anche l’interpretazione, ecco confezionata una traccia da pelle d’oca.

Dream of You and I è l’altro brano originale, una sorta di ballata composta da tinte pastello, tenui, delicate, sulle note della quale più che cantare Jeff parla senza francamente lasciare più di tanto il segno.

Gli Smiths – grande influenza di Jeff che a quanto pare sono stati anche il motivo della decisione di intraprendere l’attività artistica – sono presenti con due brani: il primo, il più noto è The Boy with the Thorn in his side: il brano prende il via con un giro della chitarra acustica che precede l’entrata della voce di Jeff che nel modo di cantare ricorda in qualche modo, in questo brano, Morrissey, un artista fortemente affinea Buckley. Grande versione, con la giusta grinta, la giusta dose di trasporto.

Il secondo brano riproposto dal repertorio del gruppo di Manchester è I Know It’s Over, che ha un mood del tutto differente basato su suoni caldi, intimi, dove la presenza vocale è meno marcata del solito quasi a voler dare più risalto alla melodia che è splendida.

Poor Boy Long Way From Here è una cover di un brano che appartiene alla tradizione della musica blues, il cui autore risulta ancor oggi sconosciuto nonostante, nel passato, moltissimi artisti come Jeff Beck, Sonny Boy Williamson, John Fahey, abbiano proposto proprie versioni. Quella di Buckley non fornisce elementi di particolare interesse: si capisce che l’interprete è fortemente influenzato dalla musica blues ma tutto sommato il risultato finale non e questo granché.

Colpisce invece la versione di Night Flight, in origine brano dei Led Zeppelin, qui riproposto in chiave acustica che però nella sua essenza mantiene tutta la carica, l’impeto originali.

Strano che la maggior parte di questi brani non abbia trovato posto in raccolte o bootleg precedentemente pubblicati, perché il materiale proposto è veramente di grande qualità tanto che You and I non sa di disco postumo o di raccolta di canzoni raffazzonata alla “belle e meglio”.

Non fatevi ingannare dalla circostanza che la totalità della durata del disco sia riempita solo dalla voce e dalle note di una chitarra, quasi sempre acustica. Fatevi invece cullare da melodie cristalline, fatevi ammaliare dalle capacità interpretative, fatevi sedurre dal modo di esprimersi di Jeff Buckley grazie ai quali, i diversi stili presenti nei brani originali qui perdono ogni barriera divisoria, tanto da far perdere alle versioni la loro caratteristica di cover.

Il fatto poi che gli arrangiamenti siano ridotti all’osso, contribuisce a dare maggiore luminosità alle capacità interpretative di Jeff Buckley e a crescere il rimpianto per un artista che, benché in realtà autore di un unico lavoro, ha lasciato una traccia nella storia della musica contemporanea indelebile.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: I Know It’s Over

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Commenti

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  1. Scritto da brixxon53

    Dove sarebbe potuto arrivare questo ragazzo senza quel disgraziato tuffo nel Mississipi? Non lo sapremo mai, ed è un vero peccato…