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Galizzi: Bergamo chiedeva un cambio di passo, vince la continuità in Confindustria

Il presidente degli industriali bergamaschi sul nuovo leader nazionale designato, scelto da una maggioranza risicata: "Il compito del futuro presidente sarà quello di ricompattare la Confindustria, questo è chiaro".

“Eravamo consapevoli che sarebbe stato un confronto difficile, Alberto Vacchi, pur non essendo un outsider ma uomo di grande capacità ed esperienza, è partito con un handicap: essere poco conosciuto a livello romano”. Ercole Galizzi, presidente della Confindustria Bergamo, non nasconde una certa delusione al termine del voto del Consiglio generale che ha sancito la designazione di Vincenzo Boccia alla leadership dell’Associazione imprenditoriale.

Una vittoria a dire il vero più che risicata, 100 voti contro i 91 del concorrente.

Non si può certo dire che non ci sia stato un confronto e un esercizio democratico del voto. E da qui è chiaramente emersa una Confindustria che ha al suo interno aspettative diverse. Si vede dai programmi, perché non c’è solo la persona: Boccia per sua stessa ammissione rappresenta la continuità; Vacchi chiedeva originalità, quella discontinuità che diverse associazioni territoriali, tra queste quella di Bergamo, auspicavano da tempo.

Cosa aspettarsi adesso?

Ora ci sono due passaggi importanti, forse determinanti: il 28 aprile Boccia presenterà la squadra e il 25 maggio sarà l’assemblea a scegliere con un voto il presidente.

Si possono attendere ribaltoni?

Ribaltoni no, ma sono passaggi delicati e il presidente designato dovrà tenere conto di quanto emerso dalla prima tornata e che c’è quasi la metà dei rappresentanti che esprime altre volontà. Perciò Boccia, che ha reso onore a Vacchi e mostrato una grande apertura, dovrà tenere in considerazione questo sentiment.

Quindi si aspetta che la nuova squadra rispecchi anche la forte domanda alternativa?

Non è una questione di posti o di poltrone, sia chiaro, ma se alcuni principi possono essere fatti propri, è questo il momento per farlo.

E’ stata la prima elezione con la riforma Pesenti, come la giudica?

Beh, democrazia e confronto ci sono stati, è più che evidente. Mi sembra che il Consiglio generale vede una incidenza importante della parte istituzionale quella parte che però nella realtà non è altrettanto rappresentativa dal punto di vista economico produttivo. La riforma è alle prime battute concrete, va interpretata.

Teme ripercussioni negative da questa divisione netta e chiara all’interno dell’Associazione?

Non temo ripercussioni negative, certo differenze ce ne sono. Il compito del futuro presidente sarà quello di ricompattare la Confindustria, questo è chiaro.

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