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Cerebrolesioni nei bambini e negli adolescenti: il recupero dopo l’ospedale

Grazie alla decennale esperienza della Cooperativa ProgettAzione di Pedrengo, da oggi è possibile contare su un supporto per il reinserimento sociale dei bambini e dei giovani dopo una lesione cerebrale

Da oltre 16 anni al servizio di adulti che hanno subito danni al cervello per incidenti o malattie, oggi ProgettAzione si mette al servizio dei più piccoli con lo stesso tipo di problema con attività di riabilitazione che permettano il reinserimento a scuola e nel tessuto sociale.

Il trauma cranico infantile ( tra le lesioni cerebrali dei minori) rappresenta una delle più importanti cause di mortalità nell’età pediatrica (meno di 15 anni) e uno dei più frequenti ed importanti aspetti di un’ attività di un pronto soccorso pediatrico. Tra uno e cinque anni gli incidenti stradali rappresentano il 9% della mortalità, tra i cinque e quattordici anni rappresentano il 22%. Dati provenienti dagli Stati Uniti  ci dicono che dieci bambini ogni 100.000 muoiono di trauma cranico ogni anno. Inoltre l’80% dei casi si tratta di un trauma cranico lieve, mentre i traumi cranici gravi necessitanti di un ricovero in terapia intensiva rappresentano il 3% del totale.  In questo si aggiungano altre cause post-natali come  le encefaliti e le meningiti virali e batteriche, le alterazioni metaboliche, l’avvelenamento (p. es., da piombo e mercurio) e lo sviluppo di tumori cerebrali.

Dal punto di vista sanitario in Italia le eccellenze non mancano – dichiara Alvaro Bozzolo, Presidente della CooperativaInfatti centri di altissima specializzazione seguono il minore e la famiglia nella fase acuta e post-acuta e del follow-up medico-sanitario. Invece, dal punto di vista “sociale” è difficile avere un supporto specialistico per questi casi. Ecco perché ProgettAzione ha deciso di indirizzare i propri sforzi in questa direzione. E’ necessario accompagnare i minori e le famiglie nel percorso di reinserimento sociale sostenendo e collaborando ad un “nuovo progetto di vita” che aiuti le fasi della crescita”.

In particolare l’attività di Progettazione, che in questo progetto viene supportata dall’Associazione Albatros, si basa su tre aree di intervento:  supporto ai genitori, collaborazione con la scuola e organizzazione delle relazioni con i Servizi Sociali. 

“Il supporto sociale alla famiglia si sviluppa intorno al fatto che non è facile ottenere informazioni sulle cose da fare, le agevolazioni che si possono avere – spiega Bozzolo – La solitudine spesso  accompagna i familiari nel tempo cha va dall’evento invalidate alla dimissione ospedaliera a tutto il periodo riabilitativo che a volte è molto lungo. Quindi il nostro intervento si inserisce dapprima in questa fase. Poi quando c’è il reinserimento a scuola, diamo un supporto individualizzato extra scolastico, tenendo ben presente che una disabilità acquisita non può e non deve essere “trattata” come una disabilità cognitiva neonatale e questa diversità richiede un approccio al bambino molto diverso. Il rapporto con gli insegnanti e la consapevolezza di una “diversità” sono elementi sostanziali per un corretto reinserimento scolastico”.

Ultimo ambito è quello del supporto ai Servizi Sociali di Base. Le esperienze sul tema del supporto sociale ai “nuovi disabili” da parte dei Servizi sociali comunali, consegnano un quadro di grande disponibilità, ma una difficoltà oggettiva nell’intervenire sui temi complessi quali la celebro lesione acquisita ed i suoi esiti. La bassa incidenza numerica sulla quantità di casi “in carico” a un servizio di base, fa si che le esperienze siano spesso insufficienti per trattare casi complessi, che necessitano di indicazioni su possibili percorsi riabilitativi e di integrazione sociale.

Lavorando in questo senso, offrendo un percorso riabilitativo e un supporto alle famiglie a 360 gradi,  Progettazione e Albatros vogliono dare alle famiglie dei bambini e ragazzi una possibilità di recupero in più.

 

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