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Confindustria avverte Renzi: “L’Italia rischia una nuova manovra da 24 miliardi”

Il monito del Centro Studi di viale dell'Astronomia: “ Se si tiene conto delle clausole di salvaguardia che sono ancora attive, la correzione nel 2017 dovrebbe essere di 1,4 punti di Pil, circa 24 miliardi”.

Nel 2017 l’Italia potrebbe essere costretta a una nuova manovra da 24 miliardi: è il campanello d’allarme suonato dal Centro Studi di Confindustria che, in una nota del 29 marzo, ha spiegato come solo un’ulteriore flessibilità sui conti da parte dell’Unione Europea potrebbe evitare questa ipotesi.

“La flessibilità nelle regole europee su bilanci pubblici è cruciale per il successo delle riforme strutturali – fanno sapere da viale dell’Astronomia – Varata un anno fa, richiede una revisione nella dimensione e nei tempi di rientro. La valutazione dei conti si basa, poi, su stime opinabili dei saldi strutturali”.

Nel 2016, prosegue il Centro Studi, “grazie all’utilizzo della flessibilità si avrà una minore riduzione del deficit di bilancio strutturale pari a 0,6 punti Pil ma nel 2017 e nel 2019, se si desse seguito a quanto previsto dal Patto di stabilità e crescita – la restrizione dovrebbe essere almeno dello 0,5% del Pil l’anno. Se si tiene conto delle clausole di salvaguardia che sono ancora attive, la correzione nel 2017 dovrebbe essere di 1,4 punti di Pil, circa 24 miliardi, l’anno successivo di ulteriori 0,2 punti e nel 2019 di 0,5 punti di Pil”.

Una bacchettata al premier Matteo Renzi e un monito: “La clausola delle riforme è la parte più rilevante della flessibilità, sia politicamente sia economicamente. Così come è stata ideata e applicata ha gravi limiti che ne minano l’efficacia. I limiti sono: la dimensione ridotta, pari al massimo a 0,5 punti di PIL, e la concentrazione in un solo anno, che penalizzano quelle riforme che abbiano costi superiori alla soglia e protratti nel tempo; la rapidità del rientro, che impone la riduzione del maggior deficit in tre anni. Diventa così elevato il rischio di azzerare l’efficacia delle riforme stesse, a causa degli effetti recessivi delle manovre necessarie a riassorbire la deviazione consentita dalla clausola”.

Confindustria avvisa Renzi anche delle possibili conseguenze: “Le manovre di rientro post-flessibilità, peggiorando nell’immediato la performance dell’economia, minano il consenso politico alle riforme. Infatti, il peggioramento facilmente viene imputato dai cittadini alle riforme stesse, essendo l’uno contemporaneo alle altre. In questo modo si accentua la percezione dei costi sociali delle riforme; ciò aumenta la probabilità del loro rigetto e rende più instabile il quadro politico”.

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