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Il nostro Bergamo Film Meeting: il pubblico è il vero protagonista

A una settimana dalla chiusura del Bergamo Film Meeting intervistiamo le tre menti e motori instancabili del festival , definito dal blog internazionale filmfestivals.com “senza fronzoli né tappeti rossi, solo buon cinema di qualità e in quantità”.

A una settimana dalla chiusura del Bergamo Film Meeting intervistiamo le tre menti e motori instancabili del festival, definito dal blog internazionale filmfestivals.com “senza fronzoli né tappeti rossi, solo buon cinema di qualità e in quantità”.

Angelo Signorelli è il direttore artistico, figura istituzionale per la storica passione e promozione del cinema d’autore, per la competenza e le relazioni intessute a tutti i livelli – dalla critica alla produzione e distribuzione – in ambito nazionale e internazionale. Chiara Boffelli e Fiammetta Girola, che collaborano da tempo alla direzione e si occupano del coordinamento generale, sono determinanti nella scelta dei contenuti e della gestione organizzativa. Dalle bocche dei tre fluiscono parole che compongono risposte composite ma chiare, segno di una consuetudine rodata nel ragionare a più teste.

Come funziona la direzione artistica a tre?
Signorelli: E’ un autentico lavoro di team in cui ognuno di noi fa proposte e il confronto porta a una sintesi.
Girola: Le proposte nascono da letture, visioni di pellicole, partecipazione a festival, attenzione a quel che esce in sala, un lavoro di mesi.
Boffelli: Durante tutto l’anno ognuno di noi compone una propria “lista dei desideri”e via via la sottopone agli altri, su questo si costruisce il confronto e si mettono a punto le scelte.

Chi altro partecipa all’organizzazione?
Boffelli: 50 collaboratori esterni a vario titolo – dai proiezionisti ai sottotitolatori, dall’ufficio stampa alla comunicazione, a chi si occupa dell’apparato filmografico e bibliografico e della redazione dei cataloghi, alle maschere… – e 50 volontari. La struttura fissa è formata da 3 dipendenti.

Lasciatemi ricordare che nel corso di 9 giorni la 34ªedizione di Bergamo Film Meeting ha proposto in 3 sale cinematografiche oltre140 film- tra lungometraggi, documentari e corti – anteprime, cult movie e incontri con gli autori, e ha avuto numerosi ospiti. Il Festival si è inaugurato al Teatro Sociale con l’anteprima italiana della performance live della band islandese múm, che ha sonorizzato il celebre film Menschen am Sonntag (Uomini, di domenica). Accanto alla MOSTRA CONCORSO ha proposto la sezione VISTI DA VICINO dedicata al documentario; la RETROSPETTIVA del maestro ungherese Miklós Jancsó; l’OMAGGIO ad Anna Karina, e ancora, EUROPE NOW! Cinema europeo contemporaneo con le personali di Jasmila Žbanić, Petr Zelenka, Shane Meadows e una selezione di corti delle scuole di cinema europee; i cortometraggi d’animazione di Vladimir Leschiov; la VIDEO-INSTALLAZIONE del lituano Deimantas Narkevičius e la RETROSPETTIVA della videoartista Keren Cytter, l’INAUGURAZIONE di Bergamo Jazz con film e sonorizzazioni dal vivo. Quanto costa tutto questo?

Signorelli: Siamo attorno ai 270.000 euro. I colleghi degli altri festival, soprattutto stranieri, quando lo dichiariamo ridono perché pensano che scherziamo.
Boffelli: La verità è che la cifra è praticamente un terzo di quello che si aspetterebbero di sentire.

E chi beneficia di tutto questo? Chi è il pubblico del BFM?
Signorelli: un pubblico che quest’anno è incrementato anche grazie all’inserimento della sala al San Marco a tempo pieno, sempre frequentata da almeno 100/120 persone. Un pubblico di estimatori: una domenica mattina avevamo 300 spettatori a vedere “La donna è donna” di Godard, una notte più di 200 persone fino alle 2 per la proiezione di “Uccelli “ di Hitchcock , un’ottantina fino alle 4 del mattino per assistere a “La mantide omicida” di Juran.
Girola: Un pubblico eterogeneo, di appassionati cinefili locali, italiani e stranieri. E poi scuole e studenti alle proiezioni mattutine.
Boffelli: inoltre c’è lo zoccolo duro dei cinefili cresciuti negli ultimi 50 anni a Bergamo; un’eccellenza che ci caratterizza per numero e partecipazione rispetto ad altri festival.

Ma questo zoccolo duro forse alza l’età media dello spettatore. C’è anche un pubblico giovane?
Boffelli: Le ricerche condotte negli anni passati con l’università di Bergamo e l’ultima ricerca autonoma indicano come età media del pubblico 35-45 anni. Il programma prevede però sezioni e appuntamenti specificamente rivolti alle scuole primarie, secondarie e superiori. Proiezioni dedicate al Cinema Capitol e all’Auditorium, al mattino. La sezione Kino Club è totalmente rivolta ai ragazzi e ormai sono migliaia ad aver partecipato.

Bergamo Film Meeting

Dunque in un certo senso si può dire che state crescendo il pubblico di domani.
Girola: sì, in questa direzione vanno anche le collaborazioni con The Blank che hanno contribuito a portare un pubblico giovane. I laboratori con la Carrara, rivolti a un target tra i 18 e i 30 anni, sono andati molto bene.
Boffelli: abbiamo studenti accreditati da tutte le università di Cinema del Nord Italia, dunque su questo percorso formativo siamo un punto di riferimento.
Signorelli: tra i volontari è diffusa l’abitudine, oltre a dare una mano, di sgattaiolare in sala per assistere alle proiezioni. Molti mi sa che collaborano per questo e la passione che dimostrano ci fa molto piacere.
Qual è la maggiore soddisfazione di questa 34 edizione?
Signorelli: l’impatto forte di Shane Meadows, di Jasmila Zbanic; la conferma che il BFM diviene anche laboratorio di collaborazioni fertili e nuovi format come la sonorizzazione musicale dal vivo di film.
Girola: la forte crescita di pubblico per i documentari. Forse ha contribuito un po’ anche la novità del premio CGIL che coinvolge anche in questo caso il pubblico a votare e come sempre lo responsabilizza e lo appassiona.
Signorelli: la reazione del pubblico che ci consente di ipotizzare quali pellicole potrebbero essere distribuite nelle sale. E le conferme non mancano: il vincitore dello scorso anno, il film ungherese “Afterlife”, è ora distribuito con il titolo “Mòzes, il pesce e la colomba” (ndr: in versione originale sottotitolata!)- in 19 città italiane con un’accoglienza lusinghiera.

Che ruolo ha BFM in ambito distributivo?
Boffelli: BFM si pone come motore di contatti per favorire la distribuzione del cinema d’autore. C’è anche un pubblico professionale che frequenta il BFM a caccia di film e poi ci chiede contatti per la distribuzione. Anche dalla sezione Kino Club in passato la Rai ha poi acquistato un paio di pellicole per la distribuzione.
Girola: anche i corti della sezione “Europe Now!Boys and Girls”, oltre ad esser stati finalisti del “Cilect Prize” partecipano poi ad altri festival e raccolgono premi.
Signorelli: la retrospettiva di Jancsò andrà a Bologna, le pellicole di Leischov a Ravenna. I film vincitori della mostra concorso partecipano alla rassegna milanese “Cannes e dintorni”. BFM diventa un marchio di qualità dei film che sono passati di qua e che vengono riproposti in numerose città, come Bologna e Milano.
Boffelli: il BFM veicola film altrimenti invisibili.

Una criticità su cui lavorare per il prossimo anno?
La risposta è unanime: il sostegno economico da parte di sponsor. Siamo grati a chi ha stabilito con noi una collaborazione storica e continuativa ma siamo consci della necessità di coltivare ulteriormente i rapporti in questo senso. Siamo grati ai donors che attraverso donazioni dirette e 5 x mille sono arrivati nel 2015 a più di 8000 euro e a fine 2016 potrebbero incrementare questo contributo, siamo riconoscenti alle fondazioni. Ma la raccolta di fondi è sempre molto faticosa e impegnativa.
Girola: molti pensano che il lavoro e lo sforzo del BFM si esauriscono in un mese, in prossimità del festival, invece il lavoro di ricerca, di formazione nelle scuole, di microeventi – i “Mercoledì da leoni” con Esterno Notte, le “degustazioni di cinema” per citarne alcuni- durano un anno intero.
Boffelli: stiamo già lavorando ai bandi per ottenere i fondi per la prossima edizione.

I programmi futuri?
Girola: nell’immediato futuro, il 13 maggio, alla porta S. Alessandro un nuovo appuntamento con The Blank, all’interno di “Art date”: un film musicato dal vivo a conferma del nuovo format proposto da BFM. Poi attività formative sul cinema d’animazione in classi quarta e quinta elementare al Sacro Cuore e in quarta elementare alla scuola Pascoli.
Boffelli: A luglio la Summer School in Carrara con i corsi di pixillation, la tecnica digitale con la quale è possibile “entrare” in un quadro e animarlo. Molto ineressante e divertente. Poi a ottobre riprendono i corsi di formazione per gli adulti.
Girola: tra gli obiettivi per il futuro c’è il rilancio dell’attività dell’Associazione Bergamo Film Meeting Onlus, l’ente che sta dietro l’organizzazione del festival che svolge attività tutto l’anno e non è conosciuta.

La presidenza di Davide Ferrario, fresco di nomina in sostituzione di Alberto Castoldi, che ruolo ha in tutto questo?
Signorelli: dopo la lunga stagione con Castoldi che ci ha rafforzato sul piano dei rapporti con l’Università, con Ferrario – figura molto dinamica- si vuole inaugurare una presidenza “giovane”, anche se Davide è legato alla storia dell’associazione fin dagli esordi. C’è da parte sua il desiderio forte di partecipare alla vita dell’associazione e questo ci fa molto piacere perché speriamo che questa tragga beneficio dalla sua energia intellettuale e volitività.
Brevemente un paio di domande sulla mostra-concorso. La provenienza dei sette film è perlopiù dall’Europa orientale o del Nord, significa che nell’Europa mediterranea non c’è nulla degno di nota?
Girola: abbiamo sempre avuto un’attenzione particolare per l’area orientale ma questo non toglie che il criterio di scelta siano la qualità e un mix equilibrato e vario (tendiamo a evitare di presentare due pellicole dallo stesso paese). Quest’anno abbiamo ricevuto molti film dalla Spagna ad esempio, ma nessuno ci è sembrato così valido da proporlo. Non c’è un’annata uguale all’altra comunque e dobbiamo tra l’altro tener presente il vincolo che siano anteprime senza contratto di distribuzione in Italia.
I tre vincitori della mostra-concorso: ve li aspettavate? Che votazione ha espresso il pubblico?
Signorelli: il primo e terzo classificato (ndr: il film serbo “Enclave” e il finlandese ”Two nights till morning”) ce li aspettavamo perché oltre ad essere film di qualità erano accattivanti, anche se diversissimi tra loro. Il secondo posto (ndr: lo slovacco “Home care”), tra l’altro vicinissimo al primo, non era scontato e ci ha fatto molto piacere intercettasse il gradimento del pubblico. Alcuni film, come il turco, non sono stati forse capiti, ma è sempre un’interessante cartina tornasole come dicevamo prima.

L’ultima nota riguarda l’immagine grafica di quest’anno, piuttosto essenziale ma raffinata e efficace.
Boffelli: ne siamo molto soddisfatti; è un cambio di immagine che ben rappresenta la nostra filosofia culturale, un po’ “asciutta” ma che vuole essere ficcante e ambisce a proporre pellicole e esperienze non banali.
Concluderei citando nuovamente il critico globetrotter che ha scritto “a buon diritto BFM si chiama Meeting e non Festival, perché promuove l’incontro diretto con personalità del cinema, favorisce l’incontro tra il pubblico, il cinema e chi lo fa”. Che ne dite?
Angelo, Fiammetta e Chiara sorridono e danno ancora una volta una risposta unanime: E’ così, e non solo gli spettatori e i giornalisti, ma anche i registi e i cineasti che intervengono, sono entusiasti della possibilità di incontrare il pubblico, scambiare opinioni in modo informale e ravvicinato, partecipare alla vivace community che per nove giorni, attorno al Cinema e sotto il tendone in piazza della Libertà, anima la città.

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