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La ‘lunga attesa’ è finita: i Marlene Kuntz sbarcano al Druso

Alfieri del rock alternativo di casa nostra, i Marlene Kuntz hanno rispolverato quel sound livido e distorto che ne aveva segnato le origini. Abbiamo intervistato Luca Bergia, batterista del gruppo, in occasione dell'attesissimo concerto al Druso di Ranica.

La lunga attesa è finita. I Marlene Kuntz tornano a Bergamo, pronti a calcare il palco del Druso di Ranica la sera di sabato 26 marzo.

Una gradita, graditissima sorpresa nell’uovo di Pasqua per tutti gli amanti della musica.

Alfieri del rock alternativo di casa nostra per almeno un decennio, i Marlene Kuntz hanno rispolverato quel sound livido e distorto che ne aveva segnato le origini.

Abbiamo intervistato Luca Bergia, batterista del gruppo, in occasione dell’attesissimo concerto al Druso di Ranica.

Non è la prima volta che suonate a Bergamo, che ricordi avete delle città?

“Un bellissimo ricordo. Conservo nella memoria molte esibizioni in terra bergamasca. Da Foresto Sparso a quelle nei club in giro per la provincia. E poi, come dimenticarsi di Bergamo Alta. Le poche volte che abbiamo avuto il tempo di fermarci e visitarla ci ha lasciato a bocca aperta, non ce l’aspettavamo così bella”.

Al Druso invece è la prima volta che suonate.

“Sì, ma ce ne parlano tutti molto bene. In effetti siamo abbastanza curiosi di scoprirlo”.

Le novità che vi riguardano sono tante. Partiamo dal vostro nuovo album.

“Si intitola Lunga Attesa. Anche se, a pensarci bene, non è stata poi così lunga. Dall’ultimo disco che abbiamo inciso (Nella tua luce, ndr) sono passati solo tre anni. Per noi è una sorta di ritorno alle origini. Abbiamo optato per la vecchia formula basso, chitarre, batteria; spogliando il nostro sound delle tastiere e di tutta una lunga serie di strumenti. Una sorta di liberazione, se vogliamo chiamarla così. Tutto è cominciato durante il tour per il ventennale di Catartica. Durante le prove, suonando i pezzi vecchi, ci siamo resi conto che ci divertivamo molto di più rispetto a quanto ci stancavamo. In questo senso, il disco che abbiamo fatto è una diretta conseguenza di quell’esperienza. Tuttavia, non abbiamo particolari interessi a fare i nostalgici o a cercare di riprendere in mano qualcosa che abbiamo già fatto”.

Per l’uscita del nuovo album, avete lanciato un esperimento che ha coinvolto i fan in un’iniziativa davvero speciale, in collaborazione con quattro testate musicali (Ondarock, Onstage, Rockit e Rockol) dando la possibilità a qualsiasi band o solista di musicare il testo della title-track. Com’è andata?

“Molto bene. Ci aspettavamo al massimo 40 o 50 brani, invece ce ne sono arrivati più di 300. Ai tre i brani scelti e ai rispettivi autori è stata data la possibilità di aprire il live dell’11 marzo al Fabrique di Milano (qui i nomi: miglior arrangiamento: STANLEY RUBIK; miglior esecuzione: ASTRAL WEEK; versione più originale: RESPIRO, ndr). Ci sono giunte versioni un po’ da tutt’italia. Quel che più ci ha stupito è che alla chiave rock se ne sono affiancate molte altre: dall’elettronica al synth-pop, passando per il jazz e la musica corale. Insomma, una fonte di arricchimento anche per noi. Questo dimostra una cosa: in Italia c’è un sacco di gente che ha una gran voglia di suonare e mettersi in mostra”.

Per non farvi mancare nulla, il 17 febbraio è uscito pure un docu-film che vi riguarda…

S’intitola Complimenti per la festa ed è un racconto pieno di immagini di archivio e testimonianze in cui la band celebra i 20 anni di carriera assieme ad altri musicisti e giornalisti come Luca “Lagash” Saporiti, Federico Fiumani, Gianni Maroccolo, Alberto Campo, Giovanni Lindo Ferretti, Franco Ballatore, Alex Astegiano, Ivan Rosso, Federico Guglielmi e altri ancora. Il film è stato prodotto da Jump Cut e diretto da Sebastiano Luca Insinga. Ci siamo lasciati seguire da una piccola troupe mentre ci trovavamo in tour a suonare i pezzi di Catartica. Il film scava nelle origine della band e nella creazione del suo album di debutto, dai primi momenti di preparazione del tour fino alle 30 date in giro per l’Italia. Il film mostra i Marlene Kuntz del palco e quelli di tutti i giorni. Uno sguardo intimo ed inedito sulla band, dal fuoco dei live alla tranquillità di una cena tra amici o di una camera d’albergo (per chiunque se lo fosse perso, dai primi di Maggio sarà disponibile in versione Dvd in tutte le librerie Feltrinelli, ndr)”.

Il 27 febbraio scorso avete suonato al VK di Bruxelles, città di recente colpita dagli attentati rivendicati dall’Isis. Come avete vissuto quell’esibizione?

“Un poco eravamo in ansia, dobbiamo ammetterlo. Sapevamo che il rischio di attentati terroristici a Bruxelles era piuttosto elevato. Tra l’altro, abbiamo suonato proprio nel quartiere di Möllenbeck, dove si erano nascosti alcuni degli attentatori di Parigi. A proposito: due giorni prima eravamo nella capitale francese, a L’Alimentation Generale, a due passi dal Bataclan. Confesso di aver provato un brivido nel visitarlo, ma anche una fortissima emozione e un forte senso d’empatia nei confronti dei musicisti e di tutte le persone che si trovavano lì la sera del 13 novembre”.

 

 

 

 

 

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