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Andrea, trevigliese in Belgio: “Lavoro in un centro commerciale, ho paura”

Tra gli italiani che si trovano in Belgio c'è anche il trevigliese Andrea Taormina, che da metà gennaio vive a Saint-Niklaas, una città di circa 70mila abitanti a mezz'ora di strada da Bruxelles. Il clima è teso soprattutto per chi, come lui, presta servizio in luoghi affollati e aperti al pubblico.

Tra gli italiani che si trovano in Belgio in questi giorni di terrore c’è anche il trevigliese Andrea Taormina, che da metà gennaio di quest’anno vive a Saint-Niklaas, una città che conta circa 70mila abitanti a mezz’ora di strada da Bruxelles. Nella capitale belga attualmente vige il massimo livello di allerta in seguito agli attentati terroristici all’aeroporto e alla metropolitana che hanno letteralmente messo in ginocchio l’intera nazione.

“Dopo gli attentati ho mantenuto la calma, soprattutto perché quella in cui vivo non è una grande città”, racconta Andrea. “Tuttavia, lavorando in un centro commerciale, è comprensibile che lo scompiglio generato da questa situazione si sia tradotto in negozi chiusi, dipendenti che non sono andati a lavoro, richieste di maggiori controlli agli ingressi e presenza costante di militari. L’allerta, del resto, era di livello 4”.

Andrea si trovava a Bruxelles proprio il giorno della cattura di Salah, ed era in compagnia di amici italiani andati in Belgio appositamente per trovarlo. E il caso vuole che siano scesi dalla metro proprio alla fermata di Maelbeek, il luogo dove poi si sarebbe verificato l’attentato terroristico costato la vita a una ventina di persone.

“Ovviamente in seguito agli attentati ho ricevuto molti messaggi e chiamate da parte di amici e familiari, proprio perché quando hanno arrestato Salah mi trovavo a Bruxelles. In particolare, sono sceso a quella fermata della metro ed ho scattato una foto davanti a una vetrina. Dalle foto che ho visto in seguito all’attentato, mi sono reso conto che si trattava dello stesso posto, ora devastato. Fortunatamente gli amici che sono venuti a trovarmi hanno preso il volo di ieri (lunedì 21 marzo, ndr) e non quello di oggi”.

Il clima è teso soprattutto per chi, come Andrea, presta servizio in luoghi affollati e aperti al pubblico. In proposito ha aggiunto che “alcuni dei miei colleghi hanno amici e parenti che prendono quella linea della metro tutti i giorni e che lavorano all’aeroporto: per loro il panico è totale. Per me, che lavoro in un centro commerciale, la situazione non è poi così migliore”.

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