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Atalanta, è la vittoria del cuore: ma attenzione, la salvezza non è cosa fatta

Habemus Papu, finalmente!

Tre mesi dopo, torna l’Atalanta a tutto Alessandro: Gomez e (era ora anche lui) Diamanti, sono loro il valore aggiunto di questa Atalanta che non sarà uscita di colpo dalla crisi, ma intanto mette via tre punti che potrebbero risultare decisivi verso la salvezza, per il morale e anche per il suo allenatore.

Un po’ ci speravamo, però visto quel che era avvenuto con la Lazio, dove si dava quasi per scontato il botto a favore dei nerazzurri e invece… Stavolta fila tutto liscio.

A tempi e campi invertiti, con il Bologna succede in pratica quel che era capitato all’andata: allora i rossoblù erano finiti nelle sabbie mobili del fondo classifica e avevano chiamato per salvarsi Roberto Donadoni. E avevano trovato sulla loro strada un’Atalanta carica ma anche molto… spensierata, capace di commettere errori decisivi nel secondo tempo per rilanciare gli emiliani.

Oggi lo stesso Donadoni prende atto con disappunto che qualcosa non ha funzionato nella sua squadra, che forse aveva la pancia piena (già da qualche settimana), che insomma sentendosi appagata si è fatta trovare impreparata di fronte alla reazione dei nerazzurri.

Ecco, chiamatele motivazioni o come volete. Ma oltre la paura, che pure è affiorata spesso durante la partita con il Bologna, l’Atalanta ha saputo sbloccarsi. Un calcio all’ansia, ma soprattutto si sono svegliati gli uomini che devono prendersi sulle spalle la squadra e hanno le qualità per farlo: Gomez, il capocannoniere anche se non segnava dal 20 dicembre (Atalanta-Napoli 1-3), ora alla sesta rete stagionale.

E’ lui che rompe il ghiaccio per ritrovare quel gol che a Bergamo mancava da un mese, ma ancora di più per dare il la alla vittoria, dopo 14 giornate.

Non sarà ancora il Papu che conosciamo e ha fatto impazzire tante difese, però siamo sulla strada giusta. E comunque basta per mandare in tilt la difesa (un po’ allegra) della squadra di Donadoni e per procurarsi anche un rigore che chiuderebbe definitivamente il discorso. Pinilla sbaglia e può anche capitare, ma non è certo una giornata felice per l’attaccante cileno: per fortuna trova l’assist che porta al secondo gol, ma tante altre giocate sono da dimenticare.

Ci pensa però l’altro Alessandro, Diamanti, che tra l’altro è uno degli ex illustri della partita e prima del gol (non segnava in Italia dall’aprile di un anno fa con la Fiorentina) con qualche slalom ubriacante mette a sedere i suoi ex compagni e manda in rete il Papu.

Bravo Alino, peccato che resista meno di un’ora: ha dovuto chiedere lui stesso la sostituzione per una botta e certo al momento non s’era capito. Dici: toglie Diamanti e mette Raimondi, ma è impazzito Reja? O vuole alzare il muro per difendere il doppio vantaggio?

Tutto è bene quel che finisce bene? Beh, non è tutto risolto. Mancano ancora otto giornate, il Carpi vince e inguaia il Palermo e anche Udinese e Sampdoria devono stare attente.

Reja tira un sospiro di sollievo, salva la panchina e può preparare con meno ansia (parlare di tranquillità per il momento non è il caso) il finale, alla ripresa dopo Pasqua e dal Milan in poi.

L’altro aspetto positivo è che dopo la serie degli zero a zero con Empoli e Samp la difesa torna imbattuta, con uno Stendardo che ci mette cuore ed esperienza e uno Sportiello ancora in cattedra: Floccari e compagni non saranno in gran giornata ma vanno anche a sbattere contro il muro che alza il portierone nerazzurro, mentre Paletta e Masiello si confermano sui buoni livelli già espressi altre volte.

Vittoria del cuore, insomma, ma non basta, perché la qualità, la classe di certi giocatori nei momenti decisivi diventa fondamentale per risollevare la baracca.

E comunque anche il cuore, leggi spirito di squadra e attaccamento alla maglia contano non poco, oltre al sostegno di uno stadio che è tornato il fortino di una volta.

Reja ha ringraziato i tifosi e lo capiamo. Speriamo di vedere altre vittorie nei due mesi che restano: quando si vince, è proprio tutto un altro clima.

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